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UNO SGUARDO SUL DESIGN AL TEMPO DELLA CRISI SUL CORONAVIRUS

Dopo tre mesi di silenzio assordante il telefono è ripreso a squillare alle quattro del mattino. Telefonate e messaggistica istantanea sono il suono distintivo del risveglio cinese.

La Cina ha ripreso a marciare, le fabbriche hanno riaperto le linee produttive e di conseguenza tornano a chiedere disegni e progetti.

E’ lo scenario descritto da Francesco Favaretto, Ad della Favaretto&Partners, studio di design veneto che vanta collaborazioni internazionali: dalla Cina alla Corea del Sud, dall’Europa agli Stati Uniti, dal Brasile al Canada.

Quella fatta da Favaretto è una fotografia comparto delle forniture e del design al tempo della crisi legata al Coronavirus.

“Anche se non ancora a pieno regime l’emergenza legata al Coronavirus dal punto di vista industriale in Cina è superata.

Nel distretto di Guangzhou le aziende di design che affianchiamo con un servizio di progettazione e disegno industriale erano chiuse da prima del capodanno cinese. Da gennaio il telefono ha smesso di squillare.

Da Sunon, prima industria per fatturato per quanto riguarda le office and contract furniture, a Lightspace per arrivare alle aziende dell’hitech nel distretto di Shenzhen, ora hanno riaperto tutti.

Il fatto di aver già affrontato il “mostro” li rende consapevoli di poter aiutare chi sta vivendo ora il problema.

Alle telefonate e alle mail di confronto professionale associano, spesso e volentieri, proposte di aiuto: dal semplice consiglio su come gestire l’emergenza alla proposta di invio di mascherine”.

L’assenza dei cinesi al Salone del Mobile aveva spaventato il comparto (30mila presenze in meno), se pensiamo cos’è successo in questi mesi, con la cancellazione delle principali fiere del settore, quella era anche una prospettiva accettabile.

Ora il comparto delle forniture e del design sta soffrendo a livello globale.

“L’onda lunga del Coronavirus ha investito prima l’Europa e naturalmente anche gli Stati Uniti e il Canada.

Il Neocon di Chicago è stato rinviato a data da destinarsi, mente sul sito dell’International Contemporary Furniture Fairdi New York campeggia la scritta “Has been cancelled”. 

Le fabbriche hanno chiuso, i progetti rinviati. 

Gli effetti di questa situazione per il comparto industriale – dice Favaretto – si vedranno a stretto giro di posta, per quelli come noi, che offrono servizi e che vivono sulle royalties, probabilmente tra tre quattro mesi. 

La speranza è che la ripresa cinese compensi, almeno in parte, il blocco europeo e nordamericano”. 

L’incertezza legata a questa particolare situazione porta le aziende a concentrare gli sforzi sul lungo periodo. 

E dunque l’unico punto fermo al momento è rappresentato dall’Orgatec di Colonia, in programma per fine ottobre, che rischia di essere l’unica vetrina internazionale del settore per il 2020.

Vedremo in un’unica volta ciò che abitualmente vediamo nel corso di tutto l’anno?

Speriamo sinceramente di no. 

Il comparto – conclude Favaretto – non si può permettere un periodo così prolungato di stop”. 

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