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ROBERT DOISNEAU AL PALAZZO ROVERELLA DI ROVIGO

Al Roverella 133 immagini di Robert Doisneau

 insieme ad un film sul grande fotografo parigino

e ad un suo ritratto di Henri Cartier-Bresson.

 

 

Rovigo – Si avvicina il 23 settembre, attesa data di apertura al pubblico della grande retrospettiva che Palazzo Roverella dedica a Robert Doisneau, tra i maggiori fotografi dell’intero Novecento internazionale.

La mostra, che resterà aperta sino al 30 gennaio del prossimo anno, è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo ed è stata affidata alla curatela di un grande specialista: Gabriel Bauret.

Essa presenta 133 stampe ai sali d’argento in bianco e nero di diversi formati, provenienti dalla collezione dell’Atelier Robert Doisneau. Diverse fotografie sono state sviluppate direttamente dall’autore, ma per la maggior parte si tratta di copie moderne, realizzate secondo le sue indicazioni da Hervé Hudry, il suo sviluppatore personale. Alcune stampe sono state fatte appositamente per la mostra. Completa il tutto la proiezione di un film realizzato nel 2016 dalla nipote di Robert Doisneau, Clémentine Deroudille: Robert Doisneau, le révolté du merveilleux (Robert Doisneau. La lente delle meraviglie), che contribuisce ad approfondire la conoscenza dell’uomo e della sua opera.

“Le fotografie selezionate per questa mostra”, – anticipa il Curatore –  “sono state scattate tra gli anni Trenta e i Sessanta, con un particolare focus sugli ultimi due decenni del dopoguerra. Sono realizzate prevalentemente a Parigi e nella sua immediata periferia, terreno di gioco privilegiato del fotografo. Scatti imprescindibili e rappresentativi della sua opera si mescolano a immagini meno iconiche o poco note; ma in ogni caso, indipendentemente dalla forma e dal soggetto, sono sempre la visione del fotografo e il suo inconfondibile spirito ad attirare l’attenzione e a suscitare emozioni.” Già da molti anni, a Robert Doisneau è stato riconosciuto un posto particolare nella storia della fotografia francese del XX secolo,allo stesso titolo di Henri Cartier-Bresson, seppure con uno stile molto diverso. Nel 1986 Cartier-Bresson firma un ritratto di Doisneau che apre la mostra di Rovigo e testimonia la stima reciproca che i due uomini nutrivano l’uno per l’altro.

Questa esposizione combina un criterio cronologico con un approccio tematico: le prime sale sono dedicate alle fotografie realizzate negli anni Trenta, poi durante il periodo dell’Occupazione e della Liberazione di Parigi. Ispirate alla suddivisione dell’opera La Banlieue de Paris, le immagini si declinano in diverse sezioni tematiche (a cominciare da quella dell’infanzia, alla quale sembra che l’autore si sia sempre sentito vicino), che hanno segnato significativamente la sua opera. Ai paesaggi della Parigi del dopoguerra segue una celebrazione del mondo del lavoro. Una delle sequenze principali dell’esposizione è dedicata al teatro della strada, immortalato in molti celebri scatti; a questa sequenza fa da contraltare una serie di scene di interni, scattate nei caffè o nelle portinerie. Accanto alla rappresentazione di una società proveniente da contesti umili e composta da figure anonime, si sviluppa per contrasto un campione di personalità del mondo dell’arte e della letteratura. L’insieme che ne risulta combina così diverse forme fotografiche: reportage, messa in scena e ritratto. L’esposizione si chiude con delle sequenze che riguardano momenti più intimi della vita e riti come il matrimonio, sul modello della leggendaria mostra “The Family of Man”, alla quale Robert Doisneau aveva partecipato, a suo tempo.

 

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