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Manzoni Bianco, Raboso e Prosecco: i tre volti di Tenuta San Giorgio tra storia e territorio

C’è un’eco di fiume e di montagna che accompagna ogni sorso dei vini di Tenuta San Giorgio. Lungo le Grave di Papadopoli, dove il Piave curva lento e la ghiaia racconta viaggi millenari dalle Dolomiti, questa azienda ha costruito una storia che è prima di tutto familiare. Nel 1971, quando Sergio Tombacco decise di rilevare alcuni vigneti storici, non sapeva ancora che la sua scelta avrebbe tracciato un sentiero per tre generazioni. «Mio padre Lodovico – ricordava spesso Sergio – mi aveva insegnato che il vino è un patto con la terra: se la rispetti, lei ti restituisce bellezza».

Oggi quel patto pulsa ancora. I figli Giorgio, Valerio e Marco hanno trasformato la Tenuta senza snaturarne l’anima: ampliamenti, innovazioni e premi – come la prima medaglia d’oro al Vinitaly nel 2004 grazie al al Prosecco Extra Dry – sono arrivati senza mai tradire il rispetto per il terroir. E ora, nel 2025, il nuovo progetto di ristrutturazione cambierà volto agli spazi, con un punto vendita di 130 metri quadrati, una sala degustazioni per 50 ospiti e una barricaia pronta ad accogliere eventi esclusivi. Una terrazza panoramica, rivolta verso i filari e le Dolomiti all’orizzonte, promette tramonti che mescolano luce e profumo di mosto.

Il vigneto di Maserada, immerso nell’isola fluviale più grande d’Italia, vive sotto l’influenza costante dell’acqua: limo e ghiaia conferiscono mineralità e carattere ai vini. Ad Arquà Petrarca, invece, i Colli Euganei aprono un anfiteatro naturale dove il sole scalda i grappoli e le notti fresche conservano profumi. Due anime diverse – il respiro ampio del Piave e l’intimità dei Colli – che dialogano nei calici.

Questa è un’azienda che non ha mai smesso di crescere: dagli anni ’80, con le prime migliorie a uffici e punto vendita, ai primi 2000, quando ampliò la zona produttiva e investì in nuove autoclavi. Ogni passo è stato un gesto di fiducia nel futuro. «Non ci siamo mai fermati – sottolineano oggi i fratelli Tombacco – perché il vino è movimento continuo: cambiano le stagioni, i gusti, le sfide. Ma resta immutata la nostra voglia di condividere».


Insula Manzoni Bianco del Veneto IGT

Assaggiare l’Insula Manzoni Bianco di Tenuta San Giorgio è come camminare a piedi nudi su un greto di fiume appena bagnato: c’è una freschezza sottile, una carezza minerale che avvolge senza invadere. Alla vista, il colore è un giallo paglierino luminoso con riflessi verdognoli, segno di giovinezza e vitalità. Al naso si apre con profumi di frutta bianca matura – pesca e pera – accanto a fiori di campo a petalo bianco. Un accenno di eucalipto, quasi balsamico, arriva a ricordarci che il Manzoni Bianco (incrocio creato dal professor Luigi Manzoni) ha una nobiltà che unisce la struttura del Riesling renano all’eleganza del Pinot Bianco.

Il sorso è lineare, teso, sostenuto da una sapidità viva che deriva dal suolo alluvionale sciolto e ghiaioso. A metà bocca, la pesca bianca ritorna, morbida e discreta, seguita da un finale che sorprende per pulizia. È un vino che invita alla lentezza: servito a 10-12 °C, trova il suo abbinamento ideale con crudi di pesce, formaggi freschi o un risotto agli asparagi. Ma ha anche quella versatilità che lo rende perfetto per un aperitivo elegante, quando bastano poche note aromatiche per conquistare.

Il nome “Insula” richiama l’isola fluviale delle Grave di Papadopoli, ricordandoci il legame viscerale tra la Tenuta e il suo territorio. Si tratta di un bianco capace di evolvere bene per qualche mese in bottiglia: la freschezza si integra, i profumi si fondono e la sua anima minerale diventa ancora più evidente. In degustazione verticale, il Manzoni Bianco di San Giorgio mostra come la mano della famiglia Tombacco sappia bilanciare innovazione e tradizione, mantenendo un profilo contemporaneo senza perdere identità.


Brumanera Malanotte del Piave DOCG 2019

Il Brumanera Malanotte del Piave DOCG 2019 è il vino che racconta il lato più austero e profondo del Raboso Piave. Alla vista è un rubino impenetrabile, con leggere unghie granato che tradiscono l’inizio di una lenta evoluzione. Al naso, il primo impatto è di amarena sotto spirito e marasca matura, ma basta qualche secondo perché emergano liquirizia, cacao e una lieve nota balsamica. Si percepisce subito una struttura poderosa: il Raboso è un vitigno che non concede scorciatoie.

In bocca, il Brumanera è un vortice: tannini presenti ma vellutati, acidità vibrante, corpo pieno. È un vino che si concede lentamente, perfetto per una lunga conversazione o per accompagnare piatti robusti come uno spezzatino di cinghiale o formaggi stagionati. La sua tessitura tannica, affinata in legno e poi in bottiglia, è ciò che lo rende armonico: la forza del Raboso si piega al tempo, trovando equilibrio.

La raccolta manuale e la selezione dei grappoli a fine ottobre sono segni di una cura maniacale. Le Grave di Papadopoli, con il loro suolo limoso-argilloso e le stratificazioni ciottolose, regalano complessità. Ogni sorso è una piccola esplorazione del territorio: il fiume, le nebbie autunnali, la pazienza delle stagioni. Non è un vino da fretta: versatelo in un calice ampio e lasciatelo respirare almeno mezz’ora prima dell’assaggio. Solo allora il Brumanera rivelerà tutta la sua eleganza.

Brumanera continua questa tradizione: è un vino che parla di radici antiche ma anche di futuro, un Raboso capace di emozionare chi sa ascoltarlo.


Degustazione: Prosecco DOC Ripe Frondose Millesimato

Il Prosecco Ripe Frondose Millesimato è la bollicina che meglio interpreta il carattere gioioso del Piave. Nel calice si presenta brillante, con un perlage fine e persistente che cattura la luce. Al naso sprigiona immediatamente sentori di mela Golden e pera Decana, accompagnati da sfumature esotiche leggere, quasi un richiamo al mango acerbo. È un profumo invitante, fresco, che prepara al sorso.

In bocca, l’attacco è fragrante e scorrevole. L’acidità naturale, ben bilanciata, sostiene la dolcezza (16 g/L di zuccheri), creando un equilibrio che non stanca mai. Il corpo è snello, agile, ma non privo di profondità: c’è una vena minerale che tradisce l’origine alluvionale del terreno e l’influenza microclimatica del Piave. Questo è il classico Prosecco che accompagna con eleganza un antipasto di pesce, ma sa anche reggere il gioco a un piatto di tempura di verdure o a un fritto di calamari, grazie alla sua freschezza sgrassante.

La vendemmia precoce, nella prima decade di settembre, assicura un corredo aromatico delicato e una vivacità che lo rendono perfetto per brindisi e celebrazioni. Ma Ripe Frondose è più di una bollicina da festa: è il risultato di un territorio unico – l’isola fluviale delle Grave di Papadopoli – e di una famiglia che ha saputo custodirlo.

L’attuale fase di ristrutturazione della Tenuta renderà questo Prosecco protagonista di esperienze enoturistiche ancora più curate: immaginate di sorseggiarlo su una terrazza panoramica al tramonto, con le Dolomiti sullo sfondo e il Piave che scorre poco più in là. È in momenti come questi che un calice diventa racconto, memoria e promessa.


Tenuta San Giorgio non è solo un nome sulle etichette: è una storia che attraversa cinquant’anni di dedizione e tre generazioni, è un territorio che unisce acqua e roccia, è un gesto di famiglia trasformato in cultura del vino. L’Insula Manzoni Bianco, il Brumanera Malanotte del Piave e il Prosecco Ripe Frondose non sono semplicemente tre vini: sono tre voci diverse che parlano la stessa lingua, quella delle Grave di Papadopoli e dei Colli Euganei.

In un momento storico in cui il vino italiano deve saper dialogare con il mondo senza dimenticare le proprie radici, San Giorgio offre un esempio virtuoso: tradizione, innovazione, rispetto del territorio e un invito alla convivialità che resta il cuore del bere bene. Brindare qui non è solo assaporare un calice: è condividere un pezzo di Veneto, un frammento di storia familiare e un futuro che continua a scorrere, come il Piave, verso nuovi orizzonti.

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