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Coronavirus, la Terra ci scrive. “Cari figli, non posso tenermi questo segreto”

Caro Essere Umano, sono la Terra.

Penna e calamaio, sono a scriverti del perché ti tocca sfidare il Coronavirus. Da madre, ne sono addolorata e preferirei tenerti all’oscuro di questo segreto. Ma c’è qualcosa che va oltre me stessa che mi impone di dire che sì, è giusto che tu sappia. Per questo ti scrivo.

Partiamo dall’inizio. Nasco da una generazione assurda di caos e esplosioni, lo sai. Nasco dal Big Bang, nasco dal nulla. Atomi senza vita si sono rincorsi, si sono attratti e sono rinati nel corso di ere intere obbedendo ad una sola legge, quella della gravità. Si univano, quando potevano mescolavano anche i loro cuori e formavano particelle più pesanti. Non so per quali rotte del destino la tavola periodica degli elementi è riuscita a trovare pace e crearmi. E lo ha fatto in un sistema perfetto, attorniandosi di energie pure, i pianeti, che regolano il mio bioritmo pulsante.

Pareva già che tutto fosse compiuto quando un bollore senza vita di fluidi è stato investito dall’altra forza che regola l’eternità. La vita. È stato un attimo accecante, nell’universo si è sentito quel silenzio antico che si narra esistesse solo prima del Big Bang. All’inizio era un organismo monocellulare. Ci sono voluti milioni di anni, errori senza fine e scoperte meravigliose. Da questo gorgogliare di vita, da sudore e sangue animale, da questo ferino riprodursi infine sei nato tu, Essere Umano.

Fin dall’inizio l’Universo ha capito che era avvenuta la singolarità, l’episodio immane che nega tutto quanto avvenuto in precedenza. Dentro di te ha visto due spirali di potenza sublime.

La tua mente è capace di meraviglie, di modificare il futuro, di creare. Ci sono artisti che colgono lo spirito del tempo e sanno generare emozioni secoli dopo la loro morte. Ci sono scienziati che leggono le regole del cosmo e le sue particelle con lucida follia. Ci sono filosofi che hanno elaborato schemi di pensiero, di fede, di gestione delle comunità paradisiache. Ci sono tecnici in grado di realizzare macchine senza tempo, strutture inanimate capaci di renderti invincibile.

Ma il tuo istinto di sopravvivenza si muove nella direzione opposta. Per timore della morte, nel corso dei millenni hai scelto di non vivere in empatia con l’organismo che ti ospita. Hai scelto la via del virus. Alcuni di loro vivono dentro di me da milioni di anni, a volte temo che tu sia solo una loro evoluzione darwiniana. Per vivere, dovete nutrirvi di un altro organismo, dovete fiaccarlo, dovete contaminarlo. E a volte ucciderlo. Lo hai fatto con me, tua Madre. Lo hai fatto coi tuoi fratelli: hai ucciso tuo padre e sacrificato tua moglie, hai venduto tuo marito e abbandonato tua sorella inseguendo potere e denaro, i due mezzi che utilizzi per dominare il tuo simile.

Un solo timore avevi: che prima o poi una forza superiore ti avesse fermato. Hai dato tanti nomi, alla tua fine. L’hai immaginata come un errore del cosmo: il sole che esplode, l’asteroide che distrugge. Hai creduto che una civiltà aliena ti dominasse. Hai temuto te stesso: bombe nucleari, armi batteriologiche, guerre economiche. Hai persino immaginato che sarebbe stato il cielo oscurato dalle tue pm10 o l’acqua di oceani surriscaldati a farti spirare.

Invece, tutto questo non è accaduto. Ma accadrà solo nei prossimi anni.
Solo se non capirai la lezione che il Coronavirus ti sta costringendo ad ascoltare.

Non volevo accadesse. Ma è stato come prendere posto nel vortice, arrendersi all’ineluttabile, vedere Penelope concludere la sua tela. Doveva accadere, ed è accaduto. La tua violenza contro il mondo animale ha permesso a quella particella di vita infinitamente minuscola di saltarti dentro. Spillover, zoonosi. Sai pure come accade. E per la prima volta ora sai pure come ci si sente ad essere mangiati da un virus. Ti entra nelle cellule e ordina loro di riprodurre sé stesso. Schiavizza i centri che ti tengono in vita per sporcarli di sé stesso, organismo che senza un altro organismo di cui nutrirsi non vive. Domina la tua mente e genera il panico. Ti isola dai tuoi simili, ferma la tua corsa, distrugge le tue certezze. È ovunque: nello sguardo del bambino e nel silenzio dell’anziano, nel piatto dove mangi e nell’aria che respiri.

È giunto il tempo per te, caro Essere Umano, di capire. Il Coronavirus te lo sta spiegando dipingendo dipinti stupendi col sangue dei tuoi simili. Ti mostra come io, tua Madre, stia tornando in forze: acque limpide, cieli tersi, natura che torna a prendere il controllo di sé stessa senza il tuo giogo. Ti mostra come tu, mio figlio, stia riscoprendo la lucida calma che ti porta a studiare e leggere, ad evolvere intellettualmente e spiritualmente. Ti allontana dalle regole del dominio e ti porta alla legge della solidarietà. Ti conduce alla vita dell’anima, dove famiglia e amici ti fanno scoprire le radici antiche che il tuo dna conserva.

So che questa è una lezione che nessuna Madre vorrebbe vedere inflitta al proprio figlio: brutale, crudele e atroce. Ma so che saprai rialzarti. Troverai la cura, inietterai il vaccino, seppellirai i tuoi morti, guarirai i tuoi infetti e ritornerai a guardare al futuro. Capirai che un uomo non si giudica da quante volte sbaglia, ma dalla forza con la quale si rialza. Capirai che gli errori che stai commettendo seguendo la tua spirale nera sono rimediabili. E troverai finalmente quella quiete che ti permetterà di vivere in osmosi con me, tua Madre. Ecco, ora sai il mio segreto.

Salvami per salvarti.

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La scrittura è una malattia, che cura da vent’anni con tutto il giornalismo possibile: ha lavorato per due quotidiani, una televisione e mezza dozzina di riviste, guidato da direttore responsabile magazine e siti internet. Autore di un libro storico sul secondo dopoguerra e di un romanzo di narrativa, ama firmare reportage di viaggio ed è membro del Gruppo italiano stampa turistica. Si emoziona per un calice di Prosecco o per una alchimia di gusti nel piatto. Runner per passione, ha vissuto più maratone di quanto potesse sognare ma trova quiete solo correndo tra i monti e nelle note della moonlight sonata di Beethoven. Vive con Ketra, tre gatti e un cane zoppo. È il direttore di Storie di Eccellenza.

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