Il 23 maggio 2025, all’età di 81 anni, si è spento a Parigi Sebastião Salgado, uno dei più grandi fotografi del nostro tempo. La notizia è stata confermata dall’Instituto Terra, l’organizzazione di riforestazione fondata insieme alla moglie Lélia Wanick Salgado. La causa della morte è stata una leucemia derivata dalla malaria contratta nel 2010 durante il progetto “Genesi” .
Salgado ha dedicato la sua vita a documentare le condizioni umane e ambientali del pianeta attraverso immagini in bianco e nero di straordinaria potenza emotiva. Le sue fotografie hanno raccontato la dignità dei lavoratori, le migrazioni forzate, le guerre, la povertà e la bellezza incontaminata della natura.
Le origini e la formazione
Nato nel 1944 ad Aimorés, nello stato di Minas Gerais, Brasile, Salgado si laureò in economia all’Università di São Paulo e successivamente conseguì un dottorato alla Sorbona di Parigi. Dopo aver lavorato come economista per l’Organizzazione Internazionale del Caffè, nel 1973 intraprese la carriera fotografica durante un viaggio in Africa, decidendo di dedicarsi completamente al fotogiornalismo.
Le grandi opere fotografiche
La carriera di Salgado è costellata di progetti fotografici monumentali, ciascuno dei quali ha richiesto anni di lavoro e immersione totale nei contesti documentati.
“Workers” (1993)
Un tributo visivo alla classe operaia globale, con immagini di minatori, pescatori, agricoltori e lavoratori delle fabbriche. Celebre è la serie sulla miniera d’oro di Serra Pelada in Brasile, che ritrae fiumi di uomini e bambini scalare montagne di fango con sacchi di minerali sulle spalle .
Monumentale testimonianza degli spostamenti di massa nel mondo, un flusso incessante di esseri umani in cerca di sopravvivenza e di un futuro migliore. Le immagini mostrano scene dalla Ruanda, dalla Bosnia e da altre aree di conflitto, diventando simboli di sofferenza e resilienza .
“Genesi” (2013)
Dopo anni dedicati a ritrarre le sofferenze dell’umanità, Salgado ha voluto dedicarsi alla celebrazione della natura, mostrando paesaggi selvaggi e animali in tutta la loro maestosità. Il progetto esplora angoli remoti e affascinanti del pianeta in cui la natura selvaggia e gli esseri umani coesistono in armonia .
“Amazônia” (2019)
Un progetto dedicato alla foresta amazzonica brasiliana e alle comunità indigene che la abitano, evidenziandone la bellezza e mettendo in luce le minacce che incombono su di essa. Le immagini mostrano la fragilità e la bellezza di un mondo che va protetto .
L’impegno ambientale: Instituto Terra
Dopo aver assistito alle atrocità dei conflitti in Congo e in Ruanda a metà degli anni ’90, Salgado si è allontanato per un certo periodo dalla fotografia per concentrarsi sul lavoro ecologico. Con la moglie Lélia, ha fondato l’Instituto Terra, un’iniziativa che si propone di riforestare e ricostruire la biodiversità nella Foresta Atlantica brasiliana. Osservando la prodigiosa capacità di rinnovamento della natura, Salgado si è sentito ispirato a tornare alla fotografia, creando due importanti opere, “Genesis” e “Amazônia” .
Riconoscimenti e eredità
Salgado è stato membro dell’Accademia di Belle Arti di Francia dal 2016 e ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Premio Principe delle Asturie delle Arti nel 1998. Il suo lavoro ha influenzato generazioni di fotografi e ha sensibilizzato il pubblico su temi cruciali come la giustizia sociale e la conservazione ambientale.
La sua vita e opera sono state raccontate nel documentario “Il sale della terra” (2014), diretto da Wim Wenders e dal figlio Juliano Ribeiro Salgado, disponibile su piattaforme di streaming.
Conclusione
Sebastião Salgado ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo della fotografia e dell’attivismo ambientale. Le sue immagini continueranno a ispirare e a ricordarci la bellezza e la fragilità del nostro pianeta, nonché la dignità e la resilienza dell’umanità.