Visitare il Trentino è entrare in una terra di magia e cieli infiniti, di grandi vini e paesaggi mozzafiato. Impossibile suggerire l’itinerario perfetto, scegliere tra intrattenimento culturale, paesaggistico e enogastronomico è impresa titanica. Ma si dovrà pur iniziare da qualche parte. Vi proponiamo un percorso, per orientarvi è stupendo il lavoro che svolge il Consorzio Turistico Piana Rotaliana Königsberg, almeno se sarete orientati ad un percorso alla scoperta del Teroldego e del foliage.

Il primo giorno, il venerdì, abbiamo scelto l’alloggio a Lavis, una zona stupenda per i vini e collegata perfettamente all’area vocata del Teroldego, che cresce tra Mezzocorona, Mezzolombardo e la frazione di Grumo nel comune di San Michele all’Adige. L’occasione era quella della festa di ringraziamento per il dopo vendemmia alle cantine Monfort, questo il link aziendale. Un momento antico, puro e dolce: i vignaiolo che lasciano le forbici e i carri a casa, vestono i panni della festa e sorseggiano quel vino per il quale a lungo hanno faticato. Il contorno è l’orzet, zuppa che scalda il cuore, ma ci sono anche le castagne, le frittelle e una scelta di vini unita ad una birra artigianale.
Visitiamo la cantina con Chiara Simoni, rappresentante della terza generazione, che si illumina. “Eccoci nelle enormi stanze in vetrocemento dove un tempo si stipavano decine quintali d’uva e che ora custodiscono barrique – dice – dando il segno dei tempi che cambiano e di come la mia famiglia creda nell’innovazione”.
Un evento imperdibile per gli amanti del vino e del suo concreto rapporto con la terra e le sue genti. Imperdibile come una visita pomeridiana, prima della degustazione, nel museo per eccellenza del Trentino. Il Muse: www.muse.it. Stupisce sempre accorgersi, quando si vedono rappresentazioni di questo livello tecnologico e comunicativo, di quanto ci sia ancora da imparare al mondo. Vedi i bambini che giocano tra le invenzioni di Archimede, i gruppi che si emozionano a scoprire la vita tra le vette, giovani che sorridono nella serra tropicale. Ci vorrebbe una giornata per visitarlo, un mese per raccontare ogni singolo video e installazione: è un percorso nella storia e nella biologia che dovrebbe diventare gita domenicale per tutti.

Il secondo giorno, in questo caso era il sabato, abbiamo deciso di inseguire il foliage autunnale del Trentino valorizzandolo all’interno di un’oasi come quella delle Piramidi di Segonzano. Una gita di una o due ore, a seconda di quanto spedito è il vostro passo, che porta l’osservatore ad ammirare uno spettacolo geologico senza eguali tra boschi di conifere e latifoglie: www.visitpinecembra.it per una anticipazione su come il ghiaccio possa modificare le montagne e lasciarle proiettate verso il cielo in un equilibrio surreale.

L’alternativa per emozionarsi di colori e visioni? Il lago di Tovel nel Parco Naturale Adamello – Brenta, è il più grande dei laghi naturali del Trentino. Le sue acque sono limpide con incredibili tonalità di blu e di verde e ricche di fauna. Un lago che era famoso in tutta Italia e in Europa almeno fino agli anni ’60 per un particolare fenomeno di arrossamento delle acque che si ripeteva regolarmente ogni estate. Oggi questo spettacolo naturale non accade più, ma la leggenda del lago rosso non smette di affascinare. E se ci affiancate un percorso ad anello tra sentieri che sembra di essere in un presepe, stradine bianche dalle quali fotografare le vette innevate che si specchiano nell’acqua – non a caso questa è una delle location più “istagrammate” del Trentino – e alcuni punti di ristorazione di altissimo livello, che uniscono la tradizione culinaria alla ricerca di giovani chef, allora capirete perché questo posto è preso d’assalto quasi ogni giorno e rischia forse di perdere la propria naturalezza per il troppo turismo.

Dal tardo pomeriggio alla sera, ecco il “Formai dal mont”, la rassegna di formaggi di Malga nella splendida cornice di Castel Valer. Una occasione per conoscere la Val di Non, la Val di Sole e l’Altopiano della Paganella seguendo le tradizioni enogastronomiche ma soprattutto i 42 diversi formaggi proposti in degustazione.
Luca Pilati è il vicepresidente della Pro Loco di Tassullo che organizza la manifestazione: “Abbiamo messo in mostra gli antichi mestieri, allestito una fattoria didattica e pensato un mercatino dei prodotti del territorio: è il nostro modo per far emergere la bellezza del nostro territorio”. Il racconto della grande sfida per il formaggio migliore lo potete leggere qui, in un altro pezzo approfondito.
Rimane la notte, che per l’occasione ha riservato un momento particolarissimo, a suo modo storico: la visita al Castello Valer con cena di gala all’interno dei saloni privati del conte: gruppetto musicale nel salone “Ulrico”, ex sala dei cavalieri del XV secolo, e eccellenze servite in tavola dopo una visita guidata tra cortili interni, cantine, giardini, la cappella di San Valerio affrescata da Giovanni e Battista Baschenis, le stanze Madruzziane, gli studi, la cucina gotica, il loggiato e il salone degli stemmi. Un’occasione unica potervi cenare all’interno, un evento dal sapore elitario perché, prima dell’aprile di quest’anno, il castello non era mai stato aperto al pubblico. Abitato dal 1368, nato sopra un rudere romano e dal 1211 torre di guardia militare, è un gioiellino immerso tra le campagne della Val di Non.
“La mia famiglia è stata in grado di tramandare per oltre 700 anni il feudo e farlo arrivare fino ai giorni nostri in ottime condizioni”, ha spiegato il conte Ulrico Spaur, proprietario dell’antica dimora. “In occasioni come queste sono lieto di aprire le porte della mia abitazione al pubblico”.
Dopo il suo discorso di commiato dagli ospiti, il gruppo ha suonato il “Silenzio”. Pelle d’oca, e uscendo fiaccole, tappeti rossi e la sensazione che si prova quando finiscono le fiabe e vorresti ancora e ancora sapere come proseguono.

La domenica, ecco, se vi capita di essere in Trentino non potete far altro che scegliere un Agritur. Ma attenzione: meglio prenotare prima. Piccoli anfratti contadini, riadattati alla cucina che nessuno chef stellato riuscirà mai ad imitare. Tra tutti, noi abbiamo scelto il Maso Nello a Faedo, spettacolare l’orzotto e la storia di vita della proprietaria, che ha lasciato il lavoro a Trento per rifugiarsi tra i monti e proseguire la tradizione famigliare. Un suggerimento: non offendetevi se vi mandano via in malo modo, è nelle corde pragmatiche del Trentino evitare agli ospiti lunghe attese. Se il tavolo non c’è, tocca tornare un’altra volta.

E per capire il sangue che oggi scorre nelle vene dei trentini è necessario un passaggio al Museo Etnografico degli usi e dei costumi del Trentino di San Michele all’Adige, questo il loro sito: www.museosanmichele.it. È il paradiso di ogni artigiano e di ogni culture della storia locale. Dal baco da seta al vino, dal ferro agli abiti da sposa. In un palazzo allestito con passione e dedizione si possono scoprire mille curiosità e ripensare a quanto duro era sopravvivere per queste valli fino a qualche anno fa.
Un dettaglio, che fa scuola a modo suo. Appena arrivate in hotel, airbandb, camera in affitto, bed and breakfast o in un ente del turismo Trentino vi verrà data una guest card che garantisce l’ingresso gratuito a questo museo e a molti altri. Un esempio stupendo di come la macchina del turismo trentino viaggi a mille all’ora se confrontata ai giganti lenti del Veneto o della Toscana, merito del coordinamento di Trentino Marketing Srl.
Tra l’altro, a pochi passi dal museo c’è la cantina Endrizzi: www.endrizzi.it. La mecca per gli amanti del Teroldego, una azienda che sorge di fronte ad masetto dove Napoleone combatté, a poca distanza c’è un ceppo che ricorda che qui c’era il confine del Regno d’Italia. L’abbiamo visitata con Fabio Scottini. Si inizia fuori, in vigneto: lassù c’è il loro “clos”, confinato tra il bosco: due terzi pinot nero e un terzo chardonnay vinificati in un metodo classico da togliere il fiato. Ma c’è anche la lotta integrata tra insetti e loro “nemici” naturali. ”
“La definizione che diamo è di “lavoro ecosostenibile” che comprende naturalmente l’utilizzo di solo rame e zolfo (come da disciplinare biologico), nessun elemento chimico di sintesi, nessun fitofarmaco e nessun diserbante”, dicono dall’azienda. “Utilizzo degli uccelli insettivori per la pulizia naturale del vigneto (lotta integrata) e tecnica della “confusione sessuale” per limitare le seconde generazioni degli insetti dannosi”.
Ma non basta. Ecco il geniale colpo di marketing biologico, se così si può definire: sulla testa di alcuni filari sono state fatte crescere le piante che rappresentano i profumi dell’uva corrispondente. “Qui sotto ci sono le cantine, hanno dovuto portar via quattromila camion di terra per scavarle”, dice Scottini indicando la terra e invitandoci ad un viaggio nella tecnologia della cantina Endrizzi. “Il nostro metodo di lavorazione prevede che l’intera vinificazione avvenga senza che il mosto, per il quale usiamo un innovativo sistema a Ganimede (per chi non lo conoscesse) e il vino poi entrino in contatto con l’ossigeno”. Azoto e pressione, dunque, lungo tutto un ciclo controllato dal computer. Ma non solo: nel caveau delle barrique anche la musica classica in sottofondo per agevolare la vita delle preziose molecole del vino. Il risultato? Noi abbiamo partecipato ad una verticale di Teroldego, il famoso “oro del Tirolo” per risalire alle origini del termine. Si arriva al Gran Masetto: dalle uve passite si ottiene un vino dal colore granato scuro che si presenta con profumi caldi di frutta matura, come la prugna e la ciliegia. In bocca ha un attacco deciso per struttura e alcolicità. Decisamente lungo e piacevole nel finale.
Uno spettacolo assoluto. Metafora del Trentino.