Ci sono gare che non sono soltanto competizioni, ma veri e propri riti di passaggio. La Sky degli Eroi appartiene a questa categoria: 23 chilometri e 1.600 metri di dislivello positivo che non si limitano a mettere alla prova gambe e polmoni, ma conducono i partecipanti in un’esperienza di immersione totale tra natura, memoria e rispetto.
Il tracciato parte dal Sacello della Madonna di Valle Santa Felicita e fin dai primi metri chiarisce le sue intenzioni: una carrareccia breve, giusto il tempo di rompere il fiato, poi il sentiero CAI 100, stretto e ripido, che obbliga i concorrenti a trovare subito il proprio posto. In questo imbuto naturale, chi ambisce a correre davanti deve farsi largo in fretta; gli altri si lasciano avvolgere dal silenzio del bosco e dal respiro collettivo del gruppo.
Il primo tratto si snoda tra mulattiere, faggeti e continui saliscendi, fino a guadagnare Campo Croce. È qui che la corsa cambia ritmo: si lascia l’asfalto per affrontare prati e pozze d’abbeverata, si sale con la pendenza che graffia i quadricipiti e poi si ritrova ancora il sentiero 100, l’asse portante che accompagna verso l’alto. A ogni passo, l’orizzonte si allarga: i boschi lasciano spazio a crinali erbosi, a balconi che aprono la vista fino a Padova, Treviso e Venezia.
La Cima Grappa non è solo il punto più alto della gara (1.775 metri), ma anche il cuore simbolico. Qui si incontra la Via Eroica, il viale che conduce all’ossario, un luogo che chiede silenzio e rispetto. Gli organizzatori lo impongono, ma in realtà non serve: basta alzare lo sguardo verso le lapidi e lasciarsi investire dalla storia per capire che la corsa, in quel momento, può anche fermarsi. È un passaggio che commuove e ricorda a tutti perché questa gara si chiama “Sky degli Eroi”.
Superato l’ossario italiano, e sfiorato quello austriaco, si riprende a correre. La strada si fa discesa, prima su asfalto, con prudenza lungo i tornanti che lambiscono la Caserma Milano e l’ingresso delle Gallerie, poi di nuovo su sentiero. È il 180-100, già conosciuto in salita, che ora diventa compagno di un tuffo tecnico verso il Monte Boscon. Qui la fatica cambia volto: dai polmoni compressi dalle salite, alle ginocchia che devono ammortizzare la pendenza.
Ma la vera prova finale arriva con l’ultimo segmento: quasi nove chilometri di discesa, con tratti che sono una sfida anche per chi non ha ambizioni di classifica. Il più celebre è lo “Scalone”, una sequenza di gradoni naturali instabili e viscidi, dove la prudenza deve avere la meglio sulla velocità. È un passaggio che non perdona distrazioni, ma che regala un’emozione rara: il sentirsi dentro la montagna, tra rocce e umidità, sospesi tra pericolo e bellezza.
Gli ultimi metri riportano nella Valle Santa Felicita, la storica palestra di roccia dove intere generazioni di alpinisti hanno iniziato a sognare. Qui il sentiero si ricongiunge con l’inizio, come in un cerchio che si chiude, e infine si approda al Sacello della Madonna del Buonconsiglio.
La Sky degli Eroi non è soltanto una gara di 23 chilometri. È un percorso iniziatico che alterna adrenalina e raccoglimento, panorami mozzafiato e silenzi obbligati. È la corsa che costringe a guardare oltre il cronometro e a fare i conti con la memoria di chi, su questo massiccio, ha scritto pagine di sacrificio e di storia.
Come scrivono gli organizzatori, “ci si può concedere non solo un minuto di riposo, ma anche l’occasione per avere una connessione profonda con la natura e la storia”. È proprio lì, tra un passo e l’altro, che si capisce davvero il senso di questa sfida: non correre contro gli altri, ma correre insieme agli eroi che qui riposano.