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Lettera di Sandro Bottega a commento dell’acquisizione di Enoitalia, la più grande azienda vinicola privata in Italia, da parte del gruppo Italian Wine Brands

Riceviamo e pubblichiamo

 

La notizia dell’acquisizione di Enoitalia da parte di Italian Wine Brands, merita una riflessione, anzitutto sulla notizia stessa e poi sul futuro del vino italiano. Pur capendo le logiche che fanno muovere l’informazione, cioè di non essere sempre critiche, è giusto sottolineare che non possono nemmeno dire l’opposto della verità: i marchi descritti non sono Premium. E questo gli investitori, anche quelli futuri in borsa, lo devono sapere.

Ma la riflessione più importante riguarda l’effetto che queste acquisizioni e aggregazioni possono portare al futuro del vino italiano; anzitutto l’obiettivo deve essere quello di creare sinergie tecnico-qualitative-organizzative, che portino poi il gruppo ad aumentare i risultati sia in termini di fatturato che di miglioramento delle efficienze. A volte invece l’obiettivo è costruire una massa da portare in borsa, da vendere ai tanti investitori che non sempre ne hanno tratto profitto.

Credo che l’obiettivo corretto sia quello di costruire imprese o gruppi di imprese con la visione di un’economia di lungo termine, sostenibile ad ogni livello, compreso il punto di vista del consumatore, vero attore protagonista che, se non sarà soddisfatto, percepirà (e divulgherà) un’immagine non positiva di cui soffrirà tutto il comparto del nostro paese (che anticamente i Greci chiamavano Enotria). È vero che le nostre aziende devono aumentare la propria massa critica per poter competere nei mercati internazionali con migliori organizzazioni, ma questo deve essere fatto costruendo una nuova generazione di imprenditori, mantenendoli sempre al proprio interno, come pure costruendo enologi di livello e uomini di marketing capaci di valorizzare a lungo termine la nostra ricchezza, il nostro lavoro e la nostra cultura. Questa visione, negli ultimi 40 anni, è attribuibile solo a imprenditori che, nel nostro settore, si chiamano Antinori, Frescobaldi, Nonino, Campari, e non certo ai gruppi finanziari, né tanto meno alle cooperative che hanno solo sfruttato il lavoro costruito da quegli imprenditori illuminati. Ben vengano le acquisizioni – anche da parte di gruppi finanziari se a fin di bene – ma certamente ricordiamoci tutti che la grandezza dell’Italia è di avere tanti imprenditori, tanti piccoli Leonardo Da Vinci che tutti insieme la rendono la più grande e con i vini migliori del mondo. Dobbiamo solo aggiornare il loro approccio con scuole adeguate, costruire un sistema Italia che funzioni anche nell’immagine e renderli responsabili del futuro di tutti.

 

Sandro Bottega

 

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