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L’ARTE AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Al tempo del coronavirus gli artisti si mobilitano. L’arte va in quarantena e diventa un patrimonio collettivo, da tutti raggiungibile. E se le pareti domestiche dividono, internet unisce. Vero è che la comunità artistica si è compattata ancor più in questo periodo di limitazioni e restrizioni socioculturali, intuendo di utilizzare la rete web per far sì che si resti a casa in compagnia di eventi espositivi digitali e soprattutto di immagini che raccontino le storie di oggi. E si mobilita per dare sostegno alla cittadinanza non solo culturalmente ma anche economicamente proponendosi promotrice di iniziative in favore anche della sanità, volte ad aiutare in un periodo tanto difficile come quello attuale, dovuto alla pandemia di covid-19. Lo fa ad esempio attraverso le donazioni, come quella di Vincenzo Rusciano, che nel regalare il suo disegno “before and after” effettua una donazione a sostegno dell’Azienda Ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta. Ma l’arte, dà forza e sostegno anche e soprattutto facendo compagnia e smuovendo animi e coscienze delle persone che colpisce. Lo sa bene Attilio Del Giudice, scrittore, artista e film-maker, un casertano classe 1935 trasferitosi a Santa Marinella, perla del Tirreno, poco più a nord di Roma. Uomo di avanguardia, intellettuale non molto organico, già nella seconda metà degli anni Sessanta avevano iniziato un processo rivoluzionario per l’arte casertana. Ebbene, dal 2008 conduce il blog «Le pittate d’ogni giorno», che raccoglie oltre diecimila dipinti digitali realizzati quotidianamente sugli argomenti di attualità. Ebbene, ad Attilio Del Giudice non poteva sfuggire come tema l’emergenza sanitaria. Ed ecco pubblicata sul web la sua pittata digitale «Non è il caso che ci tocchiamo». È una rielaborazione grafica della celebre «Creazione di Adamo» di Michelangelo. Nell’occasione Dio dà l’esempio e indossa la mascherina protettiva. Il contatto fisico non avverrà, ma la scintilla divina porterà comunque la vita. Non c’è bisogno di toccarsi per restare uniti. «Pandemia» è, invece, l’opera di Battista Marello, nato nel 1948 a Marcianise, pittore ma anche scultore, noto anche per essere il parroco di San Leucio, è personaggio eclettico e vulcanico. La sua opera su Covid-19 fa riferimento a un altro grande della storia dell’arte, Hieronymus Bosch, pittore olandese vissuto anche lui come Michelangelo a cavallo tra Quattro e Cinquecento. Nasce così «Pandemia», realizzata con terre grasse, china e penna. È una intricata immagine esplosiva, un mondo popolato di mostri, un vortice di figure generatore di inquietudine. Ogni particolare è curato in maniera spasmodica, così come era solito fare Bosch, maestro del grottesco e dell’onirico.

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Amo l'Arte in tutte le sue declinazioni e follie. Cuore bassanese e castellana d'adozione, rincorro mostre, musei e gallerie sparsi nel mondo che poi recensisco su Storie di Eccellenza. Come artista visiva mi firmo Ketra da quando ho preso in mano la china per poi traghettarmi verso altri media più sperimentali. Agatha Christie, Bauhaus e Siouxsie&The Banshees i miei compagni di viaggio.

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