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LA (VERA) STORIA DI LUCIO BATTISTI. “IL GRANDE INGANNO”, di ANDREA BARBACANE, EDIZIONI DIVINAFOLLIA

(Quel gran genio di mio zio e tutto quello che non è mai stato detto su Lucio Battisti)

 

Andrea Barbacane, figlio di Albarita Battisti e nipote (unico, insieme alla sorella Viviana) del grande Lucio Battisti, all’età che aveva suo zio al momento della morte prematura, ha deciso di dedicargli un libro. E che libro! È una sorta di narrazione – diario in cui il nipote non risparmia nessuno: né il famoso zio e nemmeno chi gli stava intorno, prende pregi e difetti e li racconta, semplicemente e con fotografie inedite alla mano, lettere scritte a penna da Lucio alla madre, alla sorella, qualche nota strimpellata e inedita e persino le immagini dei quadri dipinti dallo stesso Battisti molto prima della fama.

Il libro è dedicato a due persone poco menzionate dalla carta stampata, dai media, ma sono le due persone che hanno veramente aiutato Lucio a emergere: Cristine Lacroix e Roby Matano. Un nipote attento Andrea, che ha conosciuto l’uomo geniale e l’artista, ma il suo rimpianto è quello d’aver vissuto poco lo zio, causa di forza maggiore per il lavoro che lo portava in giro per il mondo, ma… anche (e soprattutto) per altri motivi, scomodi ai più. La narrazione genuina che ne è nata, con aneddoti, frecciatine, accadimenti e molti episodi dietro le quinte, è piaciuta molto alla critica e ai vecchi fan del genio, proprio per l’immediatezza, la percepibile autenticità e anche la simpatia di questo nipote ormai uomo che tiene nel suo cuore con molto affetto colui che cambiò il destino della musica nazionale e anche internazionale.

Tutta la famiglia Battisti viene raccontata, intrecciata con Luigi Barbacane (padre di Andrea) che sposerà Albarita (non solo sorella di Lucio, ma confidente dello stesso, colonna portante per i consigli più importanti) e arrecherà non pochi guai alla famiglia. Non mancano le frecciatine a Grazia Letizia Veronese, a Mogol, a Panella, ma a tutti viene dato il merito che hanno avuto. Nonno Alfiero e nonna Dea compaiono sulla scena nelle prime pagine, c’è la loro storia, ci sono i sogni, un Lucio bambino introverso e bullizzato; poi l’uomo, il genio, quello che abbiamo conosciuto e amato, costretto però a indossare una maschera che… come si evince dalle pagine, non gli apparteneva. È un volume che segna l’inizio della verità umanizzando finalmente quest’uomo scomparso troppo presto, che probabilmente tutti rimpiangiamo.

 

Ha fatto bene Andrea a mettere in dubbio il fatto che forse Lucio (sia con Mogol che con Panella) non ce lo siamo del tutto meritato, provando così a raccontarci ancora qualcosa di lui, quel gran genio di suo zio, e probabilmente tutto quanto

troverete qui dentro è la parte più vera dell’uomo, coi pregi e i difetti, gli errori e i percorsi, tutto quanto un nipote sensibile e affezionato davvero allo zio, ai nonni, alla famiglia, ci può narrare, senza paura di deludere o di (s)travolgere. A noi mancava questa voce, come ci manca l’ultimo disco mai uscito, e quegli

anni in cui tutto è rimasto muto (anche se Mogol in qualche intervista lo ha ricordato, ammettendo recentemente che il genio della coppia era unicamente Lucio), poiché il destino ci ha lasciati orfani di quel meraviglioso tutto che lo attorniava, tranne ciò che rimarrà per sempre, indelebile, memorabile e mai obsoleta: la sua musica.

 

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