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La salute delle “società del vino” nel Triveneto

Delle 141 società di capitali attive nel settore vitivinicolo del Triveneto, il 28,4% erano a forte rischio liquidità già prima dell’emergenza Covid-19, soprattutto le società più piccole che, pur se più virtuose sul fronte della marginalità, hanno fatto più ricorso all’indebitamento per sviluppare il mercato.

Sono 141 le società di capitali attive nel settore vinicolo in Triveneto con un fatturato superiore al milione di euro: 13 società in Friuli Venezia Giulia, 16 in Trentino – Alto Adige e 112 in Veneto.

La struttura dell’offerta vitivinicola è composta per lo più da piccole imprese: 82 hanno un fatturato inferiore a 10 milioni di euro, 43 tra i 10 e i 50 milioni e solo 16 superano i 50 milioni.

Secondo gli ultimi dati di bilancio disponibili (2018), la distribuzione dei ricavi segue un andamento puramente paretiano: le 16 aziende più grandi detengono più della metà del giro d’affari complessivo, mentre le 82 aziende più piccole sono responsabili di appena l’11% del fatturato totale. Il livello di competitività tra le imprese dai volumi più contenuti è importante; 

“Dall’analisi delle performance emerge che le aziende più piccole in termini di fatturato possiedono le marginalità più alte rispetto a quelle con fatturato maggiore – evidenzia Massimo Zara, fondatore di Zara&Partners – Il motivo può essere ricercato nella capacità delle imprese di minori dimensioni di colpire segmenti di mercato di nicchia non considerati dalle aziende più grandi, generando così margini operativi superiori alla media del mercato.”

Le piccole imprese che, se da un lato sono più virtuose sul fronte della marginalità, lo sono meno sul fronte dell’indebitamento, dove dimostrano un rapporto più elevato PFN / Ebitda (posizione finanziaria netta/margine operativo lordo), a causa del maggior utilizzo del debito necessario per sostenere la crescita e lo sviluppo. La media del settore del PFN / Ebitda è del 4,12, le società fino a 10 milioni di fatturato hanno un rapporto del 6,08%.

Sul fronte della liquidità emerge che il 28,4% delle società analizzate presenta un valore dell’indice Z-Score (l’indice per determinare la probabilità di insolvenza) non soddisfacente: sono a rischio di illiquidità. Il 26,8% delle società con fatturato da 0 a 10 milioni di euro è a rischio illiquidità, mentre per le società con fatturato tra 10 e 50 milioni la quota sale al 34,9% (dovuto soprattutto alla bassa redditività rispetto agli investimenti effettuati) e per quelle con fatturato superiore ai 50 milioni il rischio  diminuisce al 18,8%. Le imprese, quindi, con fatturato tra i 10 e i 50 milioni sono più vulnerabil e, di conseguenza, le più interessanti sul fronte delle operazioni di M&A.

Tale situazione di illiquidità si è sicuramente accentuata con la Crisi da Covid-19:  alcune aziende vinicole del Trevigiano hanno accusato perdite che si aggirano attorno al -70% nel mese di marzo rispetto all’anno precedente. Una importante contrazione che è stata causata principalmente dal blocco dell’Ho.Re.Ca nazionale e internazionale.

“Le aziende più fragili – continua Zara coincidono con le società di piccole e medie dimensioni, per ragioni diverse; le piccolo soffrono a causa del rapporto tra indebitamento e redditività, le medie a causa della compressa redditività rispetto agli ingenti investimenti effettuati negli ultimi anni. Queste saranno le più colpite dalla pandemia, in quanto i mancati incassi del primo quadrimestre andranno ad intaccare le disponibilità liquide aziendali e, eventualmente, si renderà necessario ricorrere a mezzi propri o all’accensione di nuovi finanziamenti bancari per bilanciare le perdite. L’apertura di nuove linee di finanziamento renderà ancora più delicato l’equilibrio finanziario delle società”.

Per fronteggiare l’emergenza illiquidità dovuta alla contrazione dei ricavi, le aziende possono intervenire lungo 3 filoni: (I) l’ erogazione di nuova finanza a supporto della liquidità aziendale (D.L. Liquidità); (II) la ristrutturazione delle linee a medio/lungo termine mediante la rivisitazione dei piani di ammortamento originari attraverso le moratorie; (III) l’ulteriore ristrutturazione delle linee a medio/lungo termine mediante negoziazione diretta con l’Istituto di Credito erogante negoziando un nuovo piano di ammortamento che preveda ulteriori sospensioni della rata capitale per alcuni mesi/anni, rate di mutuo crescenti e slittamento del rimborso del capitale a fine periodo.

Infine uno sguardo alle operazioni straordinarie di M&A. Le società vitivinicole del Triveneto considerate target potenziali per le operazioni di M&A sono 28: 18 con azionariato singolo e 10 controllate da società il cui azionariato è riconducibile a famiglie. I parametri di selezione con cui sono state individuate sono: (I) fatturato superiore a € 10 milioni; (II) EBITDA % superiore al 7%; (III) azionariato singolo o familiare. Queste società soddisfano i requisiti per le operazioni di M&A. 

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