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La lettera del Coronavirus all’essere umano. “Sono un virus come te, ti chiedo di fermarti”

Buongiorno umane genti, sono quel virus che avete chiamato Covid-19. Sono in viaggio per il mondo per comunicare a tutti un avvertimento: è ora di fermarsi.

Mi dispiace, davvero, per il caos che sto generando nella vostra routine. Ma faccio quello che la Natura mi chiede di fare: diffondermi. È un istinto primordiale, un po’ quello che avete anche voi. Vi moltiplicate, attecchite su terra e mare, create spazi nuovi dove abitare, produrre, viaggiare. È il comportamento di noi virus: ci nutriamo dell’ecosistema, indebolendolo. In questo momento sto viaggiando ovunque sul vostro pianeta, quello che voi fate da migliaia di anni. Mi sto presentando a voi, umane genti, perché voglio conoscervi, come voi nei secoli vi siete presentati a nativi e animali, a uomini e bestie. Voglio vedere tutta la terra, viaggiare di corpo in corpo per imparare tutto su di voi.

Usiamo gli stessi metodi, noi due. Voi per espandervi cementificate la natura. Io entro nei vostri polmoni, in profondità, e vi dono quel senso di fuoco che è lo stesso dolore che provano gli alberi distrutti dai roghi. Voi per nutrirvi create fabbriche di animali, che crescete a scapito degli equilibri naturali. Io mi nutro delle vostre cellule: il loro compito non è vivere, è riprodurre me stesso. Ironia del destino, siamo uguali anche nel bisogno sfrenato che abbiamo di contatti e rapporti. Io riesco a conoscervi solo quando state vicini: quando producete, quando lavorate, quando vi ritrovate, quando agite, quando vi relazionate.

Inutile però star qui a farvi la morale, sapete già tutto sui vostri comportamenti e su come, questi, stiano portando alla morte il nostro ecosistema. Mi permetto a questo punto di dirvi perché ho iniziato questo viaggio. È solo un piccolo avvertimento, me lo ha chiesto la Terra che ha insito un istinto di sopravvivenza persino più forte del vostro.

Lei, la nostra madre Terra, mi ha pure già spiegato che non finirà bene, per me. Riuscirete a isolarmi, come io ho isolato voi: le mie saranno vittorie solo temporanee. Siete più intelligenti di me: la cura e il vaccino saranno le armi dalle quali non posso difendermi. So già che sono destinato a soccombere.

Ma la Terra, che vi ama in quanto sue creature più perfette, mi ha chiesto di avvisarvi. E di darvi l’opportunità di redimervi prima che sia troppo tardi.

Di rimanere a casa coi vostri cari, a coltivare l’intelletto e la riflessione invece che adorare il denaro. Di sentirvi parte di un corpo unico, e non nemici l’un l’altro al fine di governarvi a vicenda. La Terra mi ha permesso di mostrarvi i vostri fiumi di nuovo limpidi, i vostri cieli di nuovo tersi, le vostre strade, finalmente calme. Bambini che giocano coi genitori, coppie che passano del tempo assieme, amici che riscoprono nell’assenza le radici comuni.

La Terra, che vi ama, ha mandato me per farvi capire che dovete fermarvi. Vuole convivere con voi, ma solo con chi, tra voi, saprà capire questo mio messaggio. Sappiatelo: ci sono milioni di altri virus come me, armonicamente nascosti ovunque.

Fermatevi.

O non ci sarà più nessun luogo dove scappare.

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La scrittura è una malattia, che cura da vent’anni con tutto il giornalismo possibile: ha lavorato per due quotidiani, una televisione e mezza dozzina di riviste, guidato da direttore responsabile magazine e siti internet. Autore di un libro storico sul secondo dopoguerra e di un romanzo di narrativa, ama firmare reportage di viaggio ed è membro del Gruppo italiano stampa turistica. Si emoziona per un calice di Prosecco o per una alchimia di gusti nel piatto. Runner per passione, ha vissuto più maratone di quanto potesse sognare ma trova quiete solo correndo tra i monti e nelle note della moonlight sonata di Beethoven. Vive con Ketra, tre gatti e un cane zoppo. È il direttore di Storie di Eccellenza.

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