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Crisi alla Breton, annunciati 198 gli esuberi alla sede di Godego e 18 a Vedelago

La preoccupazione del Sindacato di metalmeccanici per l’impatto occupazionale sul territorio

Breton annuncia 216 esuberi, FIOM CGIL: “Cigs per crisi aziendale e piano di incentivi all’esodo”

Avviata la procedura di crisi aziendale alla Breton Spa di Castello di Godego: oltre 200 gli esuberi annunciati dall’azienda. La FIOM CGIL trevigiana dichiara la necessità di avviare la procedura di cassa integrazione straordinaria per 12 mesi e riconoscere somme a titolo di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, modulate per età e tempistica di uscita, per salvaguardare il reddito di lavoratori e lavoratrici, in particolare quelli prossimi al pensionamento, oltre a promuoverne la ricollocazione e contenere l’impatto sul territorio. A darne notizia Massimo Baggio della FIOM CGIL di Treviso dopo il confronto con l’azienda e l’assemblea degli oltre 800 dipendenti dove ha rappresentato la difficile condizione e l’accordo raggiunto.

Dalla metà dell’anno in corso la situazione ha assunto le caratteristiche di una crisi aziendale. La castellana Breton opera nel settore dell’industria metalmeccanica e figura tra i leader mondiali nella progettazione e produzione di macchine e impianti per la pietra naturale e composita. È, inoltre, riferimento nel mondo della progettazione e produzione di macchine per la lavorazione dei metalli per i settori automotive, energia, difesa e aero-space, per la stampa 3D di grandi dimensioni. Pur essendo la Società stata in grado di acquisire negli ultimi anni un numero crescente di clienti e di sviluppare nuovi progetti che hanno consentito la crescita dell’impresa sia in termini di volumi sviluppati che di organico, l’attuale contesto macroeconomico, che ha generato un complessivo rallentamento nella attribuzione di commesse e slittamento di ordini, non consente di saturare la capacità produttiva e di mantenere volumi di fatturato e portafoglio ordini proporzionali ai costi fissi e alla manodopera occupata. Un calo che, a detta dei vertici aziendali, va imputato principalmente, oltre che a fenomeni inflattivi e al conseguente rialzo dei prezzi di tutte le materie e componenti necessarie allo svolgimento del processo produttivo e della logistica (materie prime, materie di consumo, energia, etc.), anche ai fattori geopolitici contingenti.

Da questo quadro, dopo l’apertura della cassa integrazione ordinaria a gennaio 2024, nasce la decisione dell’azienda di procedere alla riduzione del personale con l’annuncio di 216 esuberi rispetto agli 832 occupati tra la sede di Castello di Godego e di Vedelago, al fine di recuperare efficienza e redditività attraverso il contenimento dei costi fissi e sviluppare una strategia di riposizionamento, consolidamento e innovazione nel medio termine. In particolare, sono 198 gli esuberi alla sede Breton di Castello di Godego e 18 a Vedelago.

“Non proprio un fulmine a ciel sereno ma consci di un contesto difficile avremmo voluto scongiurare gli esuberi, che ci è stato notificato il 5 luglio scorso e che abbiamo rigettato in sede di confronto con i vertici di Breton – commenta e spiega Massimo Baggio della FIOM CGIL di Treviso -, chiedendo contestualmente l’apertura dello stato di crisi aziendale e dunque la richiesta di tutela del reddito attraverso la cassa integrazione straordinaria della durata di un anno a partire dal 15 luglio. In solo pochi giorni siamo riusciti a definire con Breton un piano di esuberi che metta a terra somme a titolo di riconoscimento incentivante all’esodo, modulate per periodo (entro il 30 novembre 2024, entro il 28 febbraio 2025, entro il 30 aprile), per età anagrafica, per anzianità aziendale, per avvicinamento alla maturità dei requisiti per il pensionamento, da una a 15 mensilità – per i soggetti più esposti – a dipendente. L’accordo per la gestione degli esuberi connesso all’ammortizzatore sociale che abbiamo presentato ieri all’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici, contempla, inoltre, l’incarico da parte di Breton a società specializzate di ricerca di occupazione e la predisposizione di un progetto di ricollocazione, formazione e riqualificazione supportato anche da Enti Pubblici”.

“È indispensabile contenere nella misura massima possibile il numero degli esuberi e, quindi, di utilizzare tutti gli strumenti di protezione attiva dei dipendenti e dei lavoratori in esubero con lo scopo di tutelare i redditi delle famiglie e assorbire l’impatto sociale derivante dalla situazione di crisi – aggiunge Manuel Moretto, segretario generale della FIOM CGIL di Treviso -. Non nascondiamo la preoccupazione emergente in termini di occupazione e sviluppo. Le difficoltà di un’impresa di tali dimensioni mettono a rischio la crescita economica dell’area nella quale insiste. Per tale ragione, anche all’interno di un confronto più ampio con le istituzioni del territorio, vigileremo puntualmente che la ricollocazione dei lavoratori e delle lavoratrici avvenga e che le strategie, compresa questa drammatica della riduzione del personale, ottengano i risultati di consolidamento al quale mirano”.

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