In un angolo operoso e poetico della Marca Trevigiana, dove le colline disegnano onde verdi e il Piave lambisce le terre con la sua memoria di battaglie e rinascite, esiste un’azienda agricola che è anche un manifesto vivente di biodiversità, sostenibilità e sapienza contadina. Si chiama Borgoluce, ed è un nome che sa di terra e di luce, di cose buone fatte bene, ma anche di visioni che sanno guardare avanti senza dimenticare nulla.
Fondata nel 2007 da Ninni e Caterina Collalto, con il marito Lodovico Giustiniani alla guida amministrativa, Borgoluce è molto più di una tenuta agricola: è un organismo complesso, integrato, funzionale, estetico e culturale, che abbraccia 1200 ettari tra Susegana, Santa Lucia di Piave, San Pietro di Feletto e Pieve di Soligo. Un luogo che custodisce castelli, borghi storici, colline, pascoli, boschi e vigneti, in una continuità produttiva che si tramanda da quasi mille anni.
Una filiera cortissima e trasparente
Il primo tratto che colpisce di Borgoluce è la capacità di trasformare ogni materia prima esattamente dove nasce. Ogni prodotto è parte di una filiera cortissima, interamente tracciabile. Il latte viene munto nella stalla delle bufale e trasformato in mozzarella poche ore dopo, nel caseificio aziendale. Le uve raccolte a mano nei vigneti collinari diventano spumanti DOCG nella cantina scavata nella collina. Le carni di bufalo, bovino e suino sono lavorate nella macelleria interna, così come i cereali coltivati in loco diventano farine, biscotti, birre.
È un’economia circolare nella pratica quotidiana, dove non esistono scarti ma risorse da valorizzare, dove la freschezza è reale e la qualità si fonda sulla responsabilità. Il risultato è una gamma di prodotti ampia, coerente, profondamente legata al territorio: vino, formaggi, carni, farine, miele, olio, noci, nocciole. Tutto frutto di un’agricoltura integrata, dove sostenibilità non è uno slogan ma un metodo.
Il vino: eleganza ed equilibrio dal cuore del Conegliano-Valdobbiadene
Fiore all’occhiello della tenuta è la viticoltura. I vigneti si estendono su 105 ettari, di cui 3 a regime biologico. Il vitigno principale è naturalmente la Glera, regina del Conegliano-Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG. Ma non mancano Pinot grigio, Pinot nero, Chardonnay, Incrocio Manzoni, Refosco, Malvasia, Merlot, Cabernet, e anche 2 ettari di vitigni resistenti.
I vigneti sono in zona collinare, con pendenze dolci tra i 10 e i 20%, altitudini tra i 130 e i 200 metri, esposizioni prevalentemente a sud e una tessitura del terreno franco-argillosa, ben drenata ma con buona riserva idrica. È un terroir perfetto per la Glera, che qui germoglia presto, matura tardi e regala profumi floreali e fruttati intensi.
La vinificazione segue il metodo Conegliano-Valdobbiadene, messo a punto nel 1867 dalla Scuola Enologica di Conegliano: pressatura soffice, decantazione a freddo, fermentazione a temperatura controllata, e poi spumantizzazione in autoclave per almeno 30 giorni. È così che nascono gli spumanti Borgoluce, ciascuno con una propria identità.
I protagonisti: Prosecchi e spumanti con l’anima
Il cuore della produzione spumantistica è il Prosecco Superiore DOCG in tutte le sue espressioni. Il “Brut” (8 g/l) è un vino di grande eleganza, secco ma non austero, perfetto per il pasto. L’“Extra Dry” (15 g/l) è più morbido e profumato, ideale per l’aperitivo o per un brindisi conviviale. Ma sono le Rive a rappresentare l’eccellenza territoriale: da Collalto provengono due chicche, l’Extra Brut (3 g/l), secco e floreale, e l’Extra Dry (16 g/l), più aromatico e avvolgente.
C’è poi il “Sui lieviti”, spumante rifermentato in bottiglia senza filtrazione, biologico, intenso, con note di crosta di pane, frutta a polpa bianca e una piacevole complessità che evolve nel tempo. È il vino dei vecchi contadini, che ritorna come simbolo di una viticoltura sincera.
La linea si completa con “Lampo”, Prosecco DOC Treviso pensato per i brindisi informali, fresco e vivace, e con “Fotonico”, un vino col fondo dal carattere artigianale, sincero, sorprendente.
Non mancano gli spumanti non-prosecco: “Rosariflesso Extra Brut” (Chardonnay e Pinot Noir) è uno spumante rosé di grande eleganza, con note di piccoli frutti rossi, agrumi e mineralità spiccata. Una bollicina gastronomica, che accompagna bene anche carni bianche e pesci grassi.
I fermi: vini identitari e varietali
Anche la linea dei vini fermi dimostra la versatilità del territorio. “Capifosso Rosso” (Merlot e Cabernet) è un rosso caldo, vellutato, dai tannini eleganti e una spalla alcolica ben dosata. Il Cabernet Marca Trevigiana è fruttato, diretto, ideale con arrosti. “Tai Veneto Rosso”, da Grenache in purezza, è fresco, estivo, con note di frutti di bosco. L’Incrocio Manzoni, infine, è un bianco aromatico e floreale, con richiami di ananas e pesca gialla, secco e sapido in chiusura.
Il latte delle bufale: mozzarella e nobiltà casearia
Dal 2009 Borgoluce ha avviato un allevamento di bufale mediterranee: oggi conta 450 capi, di cui 100 in lattazione. Alimentate con foraggi e cereali aziendali, vivono in una stalla progettata per il loro benessere. Ogni giorno producono circa 10 quintali di latte, che viene trasformato in 150-200 chili di mozzarella nel caseificio interno.
La mozzarella è solo l’inizio: si producono anche ricotta, crescenza, yogurt, stracciatella, formaggi stagionati come Roccagelsa (30 giorni), Mandre (90 giorni), Blue al cubo (erborinato), caciotte alle erbe. I prodotti sono distribuiti in parte da Valsana, in parte venduti direttamente. Le bufale maschio alimentano invece la filiera della carne e dei salumi.
Carni e salumi: tra prato e tradizione
Borgoluce alleva anche bovini Angus e Limousine (500 capi), suini Duroc (200 capi) e ovini Alpagota (100 capi). Gli animali pascolano nei prati della tenuta, si alimentano con erbe e cereali aziendali, crescono secondo tempi naturali. Le carni vengono lavorate internamente e vendute nel negozio aziendale.
Ogni settimana si macellano 3 maiali, 3 bovini e 2 bufali: da qui nascono sopresse, museti, salami, pancette, ossocolli. L’Alpagota, razza autoctona bellunese, regala una carne tenera, profumata di erbe di montagna.
Cereali, farine e biodiversità: il ritorno del mais Biancoperla
Sono 400 gli ettari dedicati alla cerealicultura: mais, orzo, farro, frumento, soia, loietto, barbabietole. I cereali diventano farine (di mais Biancoperla e Nostrano dell’Isola), gallette, biscotti, birre artigianali. Il Biancoperla è un Presidio Slow Food, che Borgoluce contribuisce a salvaguardare. Con la farina si fa una polenta profumata, bianca, elegante. Le birre? “La Biancoperla”, “La Nostrana”, “Al Farro”: sincere e godibili.
Il miele, l’olio, il bosco, le noci
L’azienda collabora con Mieli Thun per la produzione di miele (acacia, millefiori, melata, castagno). L’uliveto conta 4,5 ettari da cui nascono 1000 litri di olio extravergine all’anno. Il noceto si estende su 50 ettari (varietà Lara), il noccioleto su 3 ettari (tonda gentile romana). Il bosco, 250 ettari, è gestito in modo sostenibile: fornisce legna e cippato per alimentare due caldaie a biomassa.
L’energia pulita e il ciclo chiuso
A completare il cerchio c’è il biogas: un impianto da 1 MWh alimentato da reflui zootecnici e colture secondarie produce energia elettrica pulita. Il residuo, il digestato, è un eccellente fertilizzante. A questo si aggiungono 4 impianti fotovoltaici (676 kW) e 2 impianti a biomassa (80 e 99 kW), che rendono l’azienda quasi del tutto autosufficiente dal punto di vista energetico.
Accoglienza, cultura e turismo slow
Borgoluce non è solo agricoltura, ma anche ospitalità. L’Osteria valorizza i prodotti aziendali con una cucina semplice e gustosa. “La Frasca” è il luogo del panino e della birra, per aperitivi all’aria aperta. La Vineria, all’interno della cantina, propone cicchetti in stile veneziano. La Foresteria offre 4 appartamenti e 12 camere, con una piscina naturale filtrata da piante.
C’è poi la fattoria didattica, per le scuole, e due musei: uno sulla civiltà contadina e uno sulla scuola bombardieri del Re, risalente alla Prima Guerra Mondiale. I tour di degustazione accompagnano gli ospiti tra cantina, stalle e paesaggi.
Un modello agricolo possibile
Borgoluce è la prova concreta che un altro modello agricolo è possibile: produttivo, sostenibile, aperto al futuro e radicato nella storia. “La nostra azienda è un sistema complesso, che trova il suo equilibrio nella biodiversità e nella multifunzionalità”, spiegano i fondatori. Un sistema che impiega oggi 100 persone, crea valore sul territorio e restituisce bellezza.
A raccontare questa storia, più che le parole, bastano gli occhi: quelli che si riempiono di luce guardando le colline di Collalto, tra una vite e un bosco, tra un gregge e una bottiglia di spumante. Dove la terra continua a parlare, e qualcuno ha scelto di ascoltarla davvero.