Nel cuore pulsante della Marca Trevigiana, tra le colline che si stendono dolcemente ai piedi del Monte Grappa e le rive del Piave, si trova una realtà vitivinicola che ha saputo intrecciare con grazia tradizione e innovazione: la famiglia Bedin e la sua azienda agricola, conosciuta oggi con il nome evocativo di Colli Asolani. È qui che, da oltre settant’anni, si racconta una storia di passione, dedizione e visione, che affonda le proprie radici nel secondo dopoguerra e continua ancora oggi, grazie alla quarta generazione della famiglia.
La vicenda comincia nel 1948, in un’Italia ancora segnata dalle fatiche del conflitto, quando Giacomo Bedin pianta il suo primo vigneto sui pendii soleggiati di Cornuda. All’epoca, fare il vino significava ancora confrontarsi con i ritmi lenti della natura, con le mani sporche di terra e con una cultura contadina fatta di saggezza tramandata a voce. Giacomo, uomo concreto e lungimirante, inizia così a coltivare la vite con l’intenzione di produrre un vino sincero, un compagno quotidiano per i momenti della vita, quelli semplici ma autentici. Quel gesto fondativo si è trasmesso di padre in figlio, fino ad arrivare ai tre fratelli Bedin che oggi guidano l’azienda: Enrico, Denis e Damiano. La loro è una gestione moderna e dinamica, ma sempre radicata nei valori originari.
Le colline intorno ad Asolo costituiscono il teatro naturale di questa lunga narrazione. Si tratta di un territorio benedetto da un microclima unico e da una morfologia collinare che regala esposizioni perfette e un gioco di escursioni termiche che stimola la ricchezza aromatica delle uve. I vigneti si estendono per circa novanta ettari, tutti nel raggio di una decina di chilometri dalla cantina di Cornuda. I suoli sono prevalentemente argillosi, capaci di conferire struttura e tensione ai vini, mentre la brezza che scende dalle montagne e l’umidità moderata permettono una maturazione lenta e regolare.
La filosofia produttiva della famiglia Bedin è incentrata su un concetto chiaro: il vino deve essere espressione autentica della terra, ma anche sicuro, pulito e sostenibile. Per questo motivo, i vigneti sono coltivati secondo le norme del Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata (SQNPI), che garantisce pratiche agricole rispettose dell’ambiente e della biodiversità. In cantina, le tecnologie più avanzate convivono con la sensibilità artigianale dei fratelli Bedin, che seguono ogni fase con attenzione maniacale: dalla vinificazione alla presa di spuma, fino all’imbottigliamento. Le certificazioni ISO 22000 e FSSC 22000 testimoniano il rigore con cui l’azienda affronta i temi della sicurezza e della tracciabilità alimentare.
Ciò che colpisce, osservando l’organizzazione aziendale, è come i ruoli si siano distribuiti in maniera complementare tra i tre fratelli. Enrico, forte di un’esperienza maturata tra le vigne e i mercati, si occupa della direzione commerciale e dello sviluppo strategico. Ha ottenuto diversi riconoscimenti per il suo impegno nel promuovere il territorio dell’Asolo DOCG e il valore del Prosecco di alta gamma. Denis segue da vicino le operazioni di cantina, con una visione tecnica rigorosa e un approccio sensibile alla qualità. Damiano, infine, è l’uomo della terra, il custode dei vigneti: monitora le pratiche agricole, interpreta l’andamento climatico e si fa garante della salute delle piante. Insieme, formano una squadra coesa, con uno sguardo condiviso ma prospettive complementari.
All’interno della gamma di vini prodotti, spicca una referenza che incarna con particolare intensità l’identità dell’azienda: l’Asolo Prosecco Superiore DOCG Extra Brut. È un vino che nasce da uve Glera in purezza, coltivate nei vigneti collinari più antichi della proprietà, raccolte a mano per preservarne l’integrità. La sua vinificazione segue il metodo Charmat lungo, che consente un affinamento più esteso sui lieviti, così da ottenere una complessità superiore e una maggiore eleganza. Il residuo zuccherino, inferiore a un grammo per litro, lo colloca nella categoria degli spumanti Extra Brut, un territorio sensoriale poco battuto dal Prosecco tradizionale, ma sempre più ricercato da appassionati e sommelier in cerca di autenticità e verticalità.
Nel calice, questo Asolo Extra Brut si presenta con un perlage finissimo e persistente, che testimonia la cura durante la presa di spuma. Il colore è un giallo paglierino tenue, luminoso, quasi cristallino. Al naso emerge subito la freschezza di frutta a polpa bianca: mela verde, pera croccante, qualche richiamo al litchi, con un sottofondo agrumato che richiama il lime e un delicato bouquet floreale di gelsomino e salvia. Ma è al palato che il vino rivela tutta la sua stoffa. L’attacco è secco, preciso, con una freschezza agrumata che stimola la salivazione e prepara a un finale lungo e asciutto. La bassa presenza di zuccheri esalta la mineralità naturale del terroir, offrendo un sorso snello, ma profondo, con una chiusura quasi salmastra che lo rende perfetto per l’abbinamento gastronomico.
È un vino che si discosta dalla retorica del Prosecco dolce da aperitivo, per entrare in un registro più adulto, più gastronomico. Ideale con crudi di pesce, tartare di tonno, ostriche o anche con piatti vegetali delicati, riesce a sostenere il confronto anche con la cucina asiatica e le contaminazioni moderne. Il suo equilibrio, pur nella tensione data dall’assenza di zucchero, è frutto di un’interpretazione consapevole, di una selezione rigorosa e di una capacità tecnica che non lascia spazio all’improvvisazione.
Non a caso, l’Asolo Prosecco Superiore DOCG Extra Brut di Bedin ha ottenuto importanti riconoscimenti a livello internazionale. La guida Falstaff gli ha assegnato 90 punti, mentre ai Prosecco Masters organizzati da The Drinks Business ha conquistato la medaglia di bronzo. Premi che confermano la validità di un percorso produttivo incentrato sulla qualità, sulla tipicità e su una visione chiara del futuro del Prosecco.
In un momento storico in cui il vino italiano è chiamato a coniugare territorialità, sostenibilità e competitività sui mercati globali, la famiglia Bedin rappresenta un modello virtuoso. Un modello che non ha mai dimenticato le sue origini contadine, ma che ha saputo crescere, strutturarsi e innovare, mantenendo sempre viva quella fiammella originaria accesa da Giacomo nel dopoguerra. L’azienda non è più soltanto una cantina: è un presidio culturale, una voce autorevole nel panorama dell’Asolo Prosecco Superiore DOCG, una realtà capace di dialogare con il mondo senza perdere la propria identità.
Camminare tra i filari di Cornuda, oggi, significa fare un tuffo nella storia di un territorio che ha creduto nella sua vocazione vitivinicola quando ancora non esistevano le denominazioni, i consorzi, i mercati internazionali. Ma significa anche osservare da vicino cosa può nascere dall’incontro tra famiglia, territorio e visione. Un calice di Extra Brut firmato Bedin racchiude tutto questo: è un omaggio alla terra, una dichiarazione di stile e un invito a riscoprire, sotto una luce nuova, la bellezza verticale del Prosecco.