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200 VARIETÀ ANTICHE DI MELE NEL SIDRO DELLA STAGIONE 2023 DI “TERRE CARTUSIAE”

Un laboratorio di biodiversità tra i Colli di Asolo e il Montello, che dimostra come sapore e rispetto per l’ambiente possano andare di pari passo

e garantire un prodotto d’eccellenza.

Caerano San Marco, 5 dicembre 2023 – Uno spettro di sapori unici che si incontrano ed esaltano insieme. È questo il segreto del sidro “Terre Cartusiae”, realizzato con oltre 200 varietà di mele, per la maggior parte antiche.

Il sidro 2023 dell’azienda agricola di Caerano San Marco (Treviso) è un inno alla biodiversità, che si riflette nel sapore distintivo delle due varianti: medio e vivace.

Il sidro medio è tra i due il più fine, e il basso tenore alcolico lo rende adatto alla degustazione in qualsiasi momento della giornata, magari accompagnato da assaggi dolci o salati. Mentre il sidro vivace, come il nome stesso suggerisce, è una bevanda più vibrante e accesa, la cui piacevole alcolicità e il tenore zuccherino leggermente più basso lo rendono adatto ad essere degustato sia da solo che a pasto.

L’azienda agricola Terre Cartusiae è tra le poche realtà venete attive nel settore della produzione del sidro di mela. La società ha scelto di adottare il metodo biologico per tutta la sua tenuta, all’interno della quale sono coltivate circa duecento varietà di mele recuperate attraverso il contatto con diversi vivaisti italiani. È seguito un prezioso lavoro di ricerca in collaborazione con l’Istituto Agrario “Alberto Parolini” di Bassano del Grappa, per analizzare resistenze a malattie fungine e per individuare le caratteristiche intrinseche delle mele prodotte (acidità, zuccheri, polifenoli).

La tenuta di Terre Cartusiae si estende per 30 mila metri quadrati e comprende circa 4mila piante tra i Colli di Asolo e il Montello, un’area che tra la metà del 1500 e la fine del 1700 apparteneva alla Certosa del Montello di Nervesa della Battaglia. Un complesso architettonico di grande bellezza andato perduto a seguito dell’abbattimento nel diciannovesimo secolo. Da qui il nome: Terre Cartusiae.

In questi luoghi, tra Ottocento e Novecento, era particolarmente diffusa la coltivazione delle mele, in parte vendute dalle famiglie di mezzadri, affittuari e piccoli proprietari terrieri per incrementare le scarse entrate, in parte conservate per il consumo nei mesi invernali.

Oggi Terre Cartusiae intende accostarsi a questa antica tradizione di lavoro, innovazione, passione per la biodiversità, amore per la natura, rispetto per le sue regole e i suoi lenti cicli vitali.

“È una grande soddisfazione presentare l’annata 2023 di Terre Cartusiae – commenta il fondatore, Angelo Ceccato –. In soli due anni, questa avventura ha preso forma e la nostra scelta di porre l’accento sulla biodiversità, impiegando ben 200 varietà di mele antiche, ha dimostrato di essere vincente anche in termini di gusto. Questa è la strada che vogliamo continuare a percorrere, e non solo perché garantisce l’eccellenza del prodotto ma anche per il nostro impegno nella tutela della biodiversità. Mi piacerebbe che Terre Cartusiae diventasse un vero e proprio laboratorio – aggiunge Ceccato –, un luogo in cui sperimentare soluzioni innovative in questo senso e da condividere anche con altri produttori di mele. È una missione che abbracciamo con passione, desiderosi di dimostrare come sapore e rispetto per l’ambiente possano andare di pari passo”.

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