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D’Après alle Gallerie Ai Molini con Marvin e Daniele Pinni

Fino al 24 febbraio è visitabile la mostra “D’Après” alle Galleria Ai Molini di Portogruaro a cura di Boris Brollo, con gli artisti Daniele Pinni e Marvin. D’Après in pittura ha il significato di “copiato da..” o ancora: D’Après Nature, significa “dal vero”. Après  in francese vuol dire “dopo”, avverbio di tempo, e quindi qui diventa importante il tempo. Inoltre, in pittura e non solo, a volte si assume il latino Post per dire “dopo”. Di fatto dopo l’Impressionismo ci fu il Post Impressionismo con Van Gogh e Gauguin. Pertanto apprendiamo che c’è sempre un prima e un dopo e quindi si può pensare ad un momento Zero fra i due. E non può trattarsi del tempo ciclico in cui tutto ritorna altrimenti sarebbero inspiegabili i termini “copiato” e “dal vero”, in quanto tutto sarebbe dentro questo andirivieni del tempo. Dobbiamo pensare più ad un tempo lineare dove l’accadere si svolge linearmente in progressione di passato, presente e futuro. Solo così possiamo dare un senso al D’Après. Recentemente Francis Fukujama, aderendo alla concezione temporale della storia come misura del trascorrere degli eventi, ha presentato una sua tesi sulla Fine della Storia in quanto la vittoria delle democrazie liberali, con la caduta del muro, avrebbe eliminato le tensioni sociali e i motivi di dirottamento dal grande alveo dei diritti dati dalle democrazie. C’entra questo con gli artisti qui presentati? Direi di sì, nella misura in cui, pur trovandosi tutto su un piano della storia e del tempo orizzontale, resta a loro, con il D’Après, la possibilità di ritagliarsi una “piega” nel tempo che è nel con-tempo psicologica, legata al formarsi della coscienza (Bergson), e insieme data dalla necessità di una storia personale dentro una storia più generale. E qui è lo iato. Lo scarto del tempo. Quello che una volta Pierre Restany definì: “singulto”, cioè che l’opera d’arte può essere un “singulto” dentro il piano della storia dell’arte, oramai posta sul piano di un tempo orizzontale, dove tutto è collegato senza più avanti indietro o con la necessità di fughe laterali. Tutto avviene in un presente “liquido” che non ha forma, né la presuppone. Pertanto coesistono in questo contesto diverse complessità artistiche che possono ritenersi dentro una G.T.U. (grande teoria unificata) come quella di una Realtà Ibrida.  Marvin rifà il verso alla grande Natura Morta del XVIII secolo attraverso Chardin, ma con l’occhio contemporaneo della macchina fotografica che così la rende empatica allo sguardo nostro, abituato indifferentemente alle immagini. Daniele Pinni riprende temi storici aulici o personaggi storici, e li riporta in vita rendendoli più moderni, più attuali, grazie a degli interventi grafici: segni, tondi, etc, che ricordano l’oggi e creano una atmosfera di straniamento. Entrambe sono due operazioni concettuali che usano la storia presente e passata che ci circonda per domarla, per dominarla, secondo i desiderata dei due artisti. Allo spettatore il completamento nei suoi occhi e quindi nel suo giudizio. Potremmo osar affermare che è un’arte che non è fatta per loro stessi, in quanto artisti, ma per Noi. Loro ne sono coscienti e quindi tentano di ammaliarci. E in questo caso ci riescono entrambi, a mio giudizio, pur correndo per strade differenti.

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Amo l'Arte in tutte le sue declinazioni e follie. Cuore bassanese e castellana d'adozione, rincorro mostre, musei e gallerie sparsi nel mondo che poi recensisco su Storie di Eccellenza. Come artista visiva mi firmo Ketra da quando ho preso in mano la china per poi traghettarmi verso altri media più sperimentali. Agatha Christie, Bauhaus e Siouxsie&The Banshees i miei compagni di viaggio.

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