Venti chilometri tra laghi, ponti di ghisa e set cinematografici. Un viaggio di tre ore a passo lento, alternato alla camminata veloce, per respirare l’anima di New York nell’unico modo possibile: muovendosi insieme a lei.
di Mauro Pigozzo
NEW YORK – C’è un solo modo per capire davvero la scala monumentale, la bellezza geometrica e la straordinaria vitalità di Central Park: misurarlo con le proprie gambe. Non da seduti a bordo di una carrozza turistica, e nemmeno limitandosi a un timido passaggio a piedi nei pressi di Midtown. Bisogna allacciarsi le scarpe da running, aspettare che l’aria frizzante del mattino ti entri nei polmoni e iniziare a correre. Piano, senza l’ossessione del cronometro, pronti ad alternare il passo a tratti di camminata veloce per riprendere fiato, fare una foto o semplicemente guardarsi intorno.
Quello che vi propongo è un vero e proprio “reportage fisico”: un anello completo di circa 15-20 chilometri che, in poco meno di tre ore, vi permetterà di toccare ogni singola attrazione di questo capolavoro dell’architettura del paesaggio, vivendo lo spazio alla stessa velocità dei newyorkesi.
Il via da Columbus Circle: l’immersione nel flusso
Il punto di partenza ideale è l’ingresso sud-ovest di Columbus Circle. Appena si superano i cancelli, il rumore del traffico della Eighth Avenue viene risucchiato dal verde. Ci si immette sul Full Loop (il circuito principale di circa 10 chilometri), ma la nostra è una deviazione continua. I primi passi sono di riscaldamento, superando il Heckscher Playground, dove la roccia di scisto nativa emerge dal terreno come la schiena di una balena preistorica.
A passo di corsa lenta, ci si dirige verso est per incontrare il Mall, l’unico viale rettilineo del parco. Correrci sotto la cattedrale di olmi americani, mentre la luce filtra tra le foglie e i primi artisti di strada preparano le bolle di sapone giganti, dà una scarica di pura euforia. Qui la camminata veloce è d’obbligo: macchina fotografica alla mano per catturare i volti dei passanti, i runner della domenica con i loro cani e i ritrattisti già all’opera.
Dal cuore pop al “Jacqueline Kennedy Onassis Reservoir”
In fondo al Mall si apre la spettacolare scenografia di Bethesda Terrace. Si scendono le scale correndo, si passa sotto le piastrelle Minton del soffitto e ci si ritrova davanti alla celebre fontana con l’Angelo delle Acque. Da qui, il percorso diventa un labirinto d’acqua e pietra: si attraversa a ritmo lento il mitico Bow Bridge, il ponte di ghisa più fotografato del cinema, e ci si addentra nel Ramble, una fitta area boscosa dove i sentieri si fanno stretti, tortuosi e sterrati. Qui si cammina veloci, salendo i gradini di roccia fino al Belvedere Castle, lo sperone panoramico da cui si domina l’intero parco.
Ripreso il circuito principale, le gambe girano facili verso nord. Superato il Delacorte Theater e il grande prato del Great Lawn, si raggiunge il vero giro di boa per ogni runner newyorkese: il Jacqueline Kennedy Onassis Reservoir.
Il sentiero in ghiaia che circonda questo immenso specchio d’acqua è lungo 2,5 chilometri. Qui il ritmo si fa regolare, gli sguardi si incrociano con centinaia di altri corridori in un silenzioso cenacolo di fatica e bellezza. Alla vostra sinistra, l’acqua; alla vostra destra, lo skyline monumentale dell’Upper West Side che si riflette sulla superficie. È l’immagine da cartolina che da sola vale l’intero viaggio.
Il selvaggio Nord e il rientro trionfale
La maggior parte dei turisti si ferma qui, ma il nostro viaggio da 20 km esige di esplorare la parte più selvaggia e affascinante del parco. Spingendosi oltre la 96ª Strada, si entra nei North Woods. Qui Central Park cambia pelle: i prati curati lasciano il posto a veri e propri sentieri forestali, cascate artificiali (The Loch) e una quiete irreale, interrotta solo dallo scorrere dell’acqua e dal canto degli uccelli. È il punto perfetto per camminare velocemente, rigenerare le articolazioni e scattare foto rubate ai rari abitanti del quartiere che portano a spasso il cane in totale solitudine.
Iniziando la discesa verso sud lungo il lato occidentale, i chilometri sulle gambe cominciano a farsi sentire, ma l’energia di New York spinge l’azione. Si supera il monumentale obelisco dell’Ago di Cleopatra e si punta dritti verso Strawberry Fields, il giardino a forma di lacrima dedicato alla memoria di John Lennon, proprio di fronte al Dakota Building. Fermarsi un minuto sul mosaico “Imagine”, mentre qualcuno canta Yesterday con una chitarra acustica, è il perfetto momento di recupero prima dell’ultimo chilometro.
Il viaggio si conclude dove è iniziato, a Columbus Circle, superando lo storico ristorante Tavern on the Green. Tre ore dopo, con i muscoli caldi, le scarpe impolverate e la memoria piena di volti, sguardi e scorci geometrici, la sensazione è nitida: non avete solo visitato Central Park. Lo avete corso, lo avete respirato e, per una mattina, ne avete fatto parte.