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CAUSA COVID, RISCHIAMO UN BOOM DI LAVORATORI IN NERO. NEL VENETO GLI “INVISIBILI” ATTUALMENTE SUPERANO LE 206 MILA UNITA’

La crisi determinata dall’emergenza sanitaria potrebbe far “esplodere” l’esercito degli abusivi e dei lavoratori in nero presenti in Italia. Stando alle previsioni dell’Istat, infatti, entro la fine di quest’anno circa 3,6 milioni di addetti rischiano di perdere il posto di lavoro [1].

 

Sebbene sia difficile prevedere quante persone perderanno il posto di lavoro nel Veneto, non è da escludere che nella nostra regione altri 200-250 mila lavoratori saranno espulsi dal mercato del lavoro entro la fine di quest’anno.

 

Auspicando che la dimensione del numero degli esuberi sia decisamente inferiore a quella a rischio, l’Ufficio studi della CGIA ipotizza che una parte di questi nuovi disoccupati verrà sicuramente “assorbita” dall’economia sommersa. Non saranno pochi, infatti, coloro che, dopo aver perso il posto in fabbrica o in ufficio, si rimboccheranno le maniche in qualsiasi modo, anche ricorrendo al lavoro in nero.

 

 

Stiamo parlando di quelle persone che non riuscendo a trovare una nuova occupazione accetteranno un posto di lavoro irregolare o si improvviseranno come abusivi. Grazie a questa scelta riusciranno a percepire qualche centinaia di euro alla settimana; pagati poco e in contanti, tutto ciò avverrà in nero e senza alcun versamento di  imposte, contributi previdenziali e assicurativi.

 

 

Oltre alla probabilissima espansione del lavoro irregolare, la situazione di difficoltà economica in cui versa il Paese sembra non essere avvertita dalle forze politiche e in generale dall’opinione pubblica. Anche in Veneto, il confronto tra le statistiche non lascia presagire nulla di buono. Afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo:

 

 

“Nel 2009, che viene ricordato come l’annus horribilis anche dell’economia veneta degli ultimi 75 anni, il Pil della nostra regione scese del 5 per cento e la disoccupazione nel nostro territorio nel giro di qualche anno passò dal 3,5 al 7 per cento. Quest’anno, invece, se le cose andranno bene la contrazione del Pil veneto sarà di oltre il 10 per cento: una riduzione doppia rispetto a quella registrata 11 anni fa. Alla luce di ciò, è molto probabile, dal momento in cui verranno meno la Cig introdotta nel periodo Covid e il blocco dei licenziamenti, che il tasso di disoccupazione assumerà dimensioni molto preoccupanti. Secondo le previsioni di Prometeia, ad esempio, nel 2021 potrebbe salire all’8 per cento”.

 

 

 

Come dicevamo, ad “ammortizzare” una parte dei posti di lavoro persi a causa dell’emergenza sanitaria ci penserà l’economia sommersa. Gli ultimi dati disponibili ci dicono che in Italia ci sono oltre 3,3 milioni di occupati, il tasso di irregolarità[2]  è del 13,1 per cento e tutte queste persone producono un valore aggiunto in nero di 78,7 miliardi di euro.

 

 

Nel Veneto, fortunatamente, questa piaga sociale ed economica ha dimensioni molto contenute.  A fronte di una stima di 206.400 lavoratori in nero, il tasso di irregolarità è del 9,1 per cento e il valore aggiunto generato dall’economia sommersa ammonta a 5,6 miliardi di euro all’anno.

 

 

  • Tasse, burocrazia e disoccupazione creano le condizioni per la diffusione del lavoro nero

“Con troppe tasse, un sistema burocratico e normativo eccessivamente oppressivo e tanta disoccupazione – segnala il segretario della CGIA Renato Mason –  l’economia irregolare ha trovato un habitat ideale per diffondersi, soprattutto in alcune aree del Paese. Inoltre, chi opera completamente o parzialmente in nero fa concorrenza sleale, altera i più elementari princìpi di democrazia economica nei confronti di chi lavora alla luce del sole ed è costretto a pagare le imposte e i contributi fino all’ultimo centesimo.  Anche per questo è necessario che l’esercizio abusivo delle professioni artigianali vada contrastato e perseguito”.

 

 

Come si è detto, a rimetterci non sono solo le casse dell’erario e dell’Inps, ma anche le tantissime attività produttive e dei servizi, le imprese artigianali  e quelle commerciali che, spesso, subiscono la concorrenza sleale di questi soggetti.

 

I lavoratori in nero, infatti, non essendo sottoposti ai contributi previdenziali, a quelli assicurativi e a quelli fiscali consentono alle imprese dove prestano servizio – o a loro stessi, se operano sul mercato come falsi lavoratori autonomi – di beneficiare di un costo del lavoro molto inferiore e, conseguentemente, di praticare un prezzo finale del prodotto/servizio  molto contenuto. Condizioni, ovviamente, che chi rispetta le disposizioni previste dalla legge non è in grado di offrire. Altresì, non vanno nemmeno sottovalutate le condizioni lavorative a cui sono sottoposti gli irregolari: spesso a queste persone vengono negate le più elementari tutele previste dalla legge e in queste condizioni lavorative, gli incidenti e le malattie professionali rischiano di essere molto frequenti.

Ricordiamo che questo esercito di “invisibili” ogni giorno si reca nei campi, nei cantieri edili, nelle fabbriche o nelle abitazioni  per prestare la propria attività lavorativa. Pur essendo sconosciuti all’Inps, all’Inail e al fisco, gli effetti economici negativi che originano questi soggetti sono importanti. Nel Veneto, come dicevamo, sono 206.400 le persone – costituite  prevalentemente da lavoratori dipendenti che fanno il secondo/terzo lavoro, da cassaintegrati o pensionati che arrotondano le magre entrate o da disoccupati che in attesa di rientrare nel mercato del lavoro – che sopravvivono grazie ai proventi riconducibili a un’attività irregolare.

 

  • Campania, Calabria e Sicilia sono le realtà dove il lavoro nero è più diffuso; oasi felici Aosta, Veneto e Bolzano

A livello territoriale sono le regioni del Mezzogiorno ad essere maggiormente interessate dall’abusivismo e dal lavoro nero. Secondo l’ ultima stima redatta dell’Istat e relativa al 1° gennaio 2018,  in Calabria il tasso di irregolarità è pari al 21,6 per cento (136.400 irregolari), in Campania al 19,8 per cento (370.900 lavoratori in nero), in Sicilia al 19,4 per cento (296.300), in Puglia al 16,6 per cento (229.200) e nel Lazio al 15,9 per cento (428.200). La media nazionale è pari al 13,1 per cento.

 

Le situazioni più virtuose, come sottolineavamo più sopra, si registrano nel Nordest. Se in Emilia Romagna  il tasso di irregolarità è al 10,1 per cento (216.200 irregolari),  in Valle d’Aosta è al 9,3 per cento (5.700), in Veneto al 9,1 per cento (206.400) e nella Provincia autonoma di Bolzano si attesta al 9 per cento (26.400) (vedi Tab. 1).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                       Tab. 1 – Occupati in nero, tasso di irregolarità e stima del valore

     aggiunto generato dal lavoro irregolare per regione

(01.01.2018)

Regioni

occupati non

regolari

% del

tasso di irregolarità (*)

Valore

aggiunto lavoro

irregolare
(milioni €)

Calabria 136.400 21,6 2.816
Campania 370.900 19,8 8.165
Sicilia 296.300 19,4 6.435
Puglia 229.200 16,6 4.952
Lazio 428.200 15,9 9.478
Molise 17.100 15,8 388
Sardegna 94.000 15,5 1.676
Abruzzo 80.400 15,4 1.749
Basilicata 29.300 14,4 628
Umbria 48.100 13,1 1.129
Liguria 81.800 12,1 2.021
Toscana 185.600 11,0 4.856
Piemonte 200.200 10,6 5.055
Friuli V.G. 56.700 10,5 1.394
Lombardia 499.000 10,5 12.624
Marche 69.200 10,5 1.743
P.A.  Trento 26.800 10,3 802
Emilia R. 216.200 10,1 6.157
Valle d’A. 5.700 9,3 190
Veneto 206.400 9,1 5.594
P.A.  Bolzano 26.400 9,0 895
ITALIA 3.303.900 13,1 78.750
Nord Ovest 786.700 10,7 19.889
Nord Est (**) 532.500 9,7 14.843
Centro 731.100 13,5 17.205
Mezzogiorno 1.253.600 18,3 26.813

                                    Elaborazione  Ufficio Studi CGIA su dati ISTAT

 

                                (*) Incidenza % del numero di occupati irregolari sul totale degli occupati

                                    (totale composto sia dai lavoratori regolari che degli irregolari)

 

 

                               (**) Secondo l’Istat, il Nord Est – oltre al Veneto, al Trentino Alto Adige e al

                                      Friuli Venezia Giulia – include anche l’Emilia Romagna.

 

[1] Audizione dell’Istituto nazionale di statistica, dott. Roberto Monducci – Direttore del Dipartimento per la produzione statistica – Commissioni riunite, V Commissione “Bilancio, tesoro e programmazione” della Camera dei Deputati,  5ª Commissione “Bilancio” del Senato della Repubblica, Roma, 27 luglio 2020

 

[2] Incidenza percentuale del  numero di occupati irregolari sul totale occupati  a cui si aggiungono gli occupati irregolari

 

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