PR & Influencer

Sherwood Festival, bilancio di una annata storica

Sherwood Festival 2026 si chiude con oltre 150.000 presenze. Trenta giorni di concerti, incontri, sport, cultura, socialità e relazioni hanno trasformato ancora una volta il Park Nord dello Stadio Euganeo in uno degli spazi pubblici più vissuti e attraversati dell’estate italiana.

È stata un’edizione straordinaria, capace di mettere insieme pubblici e linguaggi e generazioni diverse. Dal rock all’hip hop, dal reggae all’elettronica fino alle sonorità più estreme, ogni serata ha contribuito a costruire un festival vivo, partecipato e aperto. Una conferma di ciò che Sherwood rappresenta dopo tanti anni: uno spazio di incontro, libertà e condivisione.

Il cartellone 2026 ha portato sul palco nomi di primo piano della scena italiana e internazionale – da Caparezza a Salmo, da Mannarino ai Subsonica, dai Litfiba ai Carcass, da Frah Quintale a Fulminacci, passando per Alborosie, Noyz Narcos, Giancane & Zerocalcare e molti altri – affiancati da un programma di talk, dibattiti e incontri culturali che ha attraversato i temi politici e sociali più urgenti del nostro tempo.

Questa edizione aveva per Sherwood un significato ancora più profondo, perché si è intrecciata con le celebrazioni dei 50 anni di Radio Sherwood: un anniversario che non guarda soltanto al passato, ma rinnova un impegno che continua: costruire spazi di cultura indipendente, partecipazione e relazioni.

«La magia della foresta di Sherwood nasce ogni estate dalle persone che la abitano», dichiarano gli organizzatori. «Da chi sale sul palco, da chi lavora dietro le quinte, da chi sceglie di attraversare il festival anche solo per una sera, e da chi, anno dopo anno, continua a riconoscersi in questo progetto. È questa comunità a dare senso a tutto ciò che accade».

Un ringraziamento sentito va alle migliaia di spettatrici e spettatori che hanno attraversato il festival, alle artiste e agli artisti, alle lavoratrici e ai lavoratori, alle volontarie e ai volontari, e a tutte le realtà che in questi anni hanno continuato a credere che gli spazi indipendenti si costruiscano insieme, con ostinazione, solidarietà e cura reciproca. È anche grazie a questa rete, spesso invisibile ma sempre presente, che la foresta di Sherwood continua a vivere.

Ci rivediamo il prossimo anno. Music not war.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *