PR & Influencer

L’indagine della CNA: perso il 4,4% del PIL annuale. Gli artigiani scrivono alla Regione

Coronavirus, secondo l’Osservatorio della CNA del Veneto in un mese (dal 12 marzo al 13 aprile) in Regione si è perso il 4,4 per cento del PIL annuale pari a oltre 6,5 miliardi di euro*(tabella pagina 2). Un risultato a cui si arriva sommando le perdite derivanti dalla chiusura obbligatoria della gran parte delle attività commerciali al dettaglio e servizi alla persona (1,3 miliardi di euro persi) con l’entrata in vigore del DCPM del 22 marzo che ha chiuso, dal 26 dello stesso mese, moltissime attività produttive e interrotto i cantieri delle costruzioni (4 miliardi di euro). Vanno poi aggiunte le chiusure “volontarie” di almeno 38mila aziende alle prese con carenza di ordini e forniture, ma anche per senso di responsabilità verso i propri dipendenti (1,2 miliardi di euro sfumati). Si tratta di stime prudenziali, poiché la grande maggioranza delle imprese che ancora lavora segnala perdite importanti di fatturato che si aggirano mediamente intorno al -30% / -40% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, solo di poco mitigate dal 15% delle imprese che si è attrezzato per le consegne a domicilio.

Lo stop (dal 12 marzo al 13 aprile) ha interessato circa 276 mila aziende (quasi due terzi del totale delle attività imprenditoriali regionali) il 64 per cento e coinvolto 1 milione e 200 mila addetti (6 su 10).

Il DPCM del 10 aprile i cui effetti si vedranno a partire da questa mattina non ha spostato molto nel panorama delle riaperture nel mondo dell’artigianato. Si stima che da oggi a riaprire i battenti saranno circa 3mila e 500 attività. La percentuale (64 %) delle chiusure cala dunque, ma di poco, come evidenzia il Presidente della CNA del Veneto Alessandro Conte: “Per l’artigianato in questo momento il lock down è tutt’altro che soft. Basti pensare che la maggior parte delle imprese dell’edilizia, della meccanica sono praticamente ferme fatte salve quelle che operano nelle filiere essenziali. Per non parlare dei comparti della moda, del benessere (parrucchieri, estetiste) e dell’artistico tradizionale (orafi, restauratori), dove il fermo è totale. Ma non siamo qui solo ad elencare le difficoltà, chiediamo piuttosto alle istituzioni di interloquire sulle istanze dell’artigianato che non sono quelle dell’industria in generale”.

Per questo la CNA del Veneto ha deciso di scrivere una lettera alla Regione: “E’ fondamentale usare questi 15 giorni per organizzare il piano delle riaperture, ma per l’artigianato che ha caratteristiche diverse da quelle degli altri settori, servono soluzioni specifiche – dichiara il segretario del Veneto Matteo Ribon –  Non dimentichiamoci che gli artigiani sono i veri rappresentanti del Made in Italy: moda, food, meccanica e legno arredo solo per citarne alcuni possono essere la strada maestra per la ripresa, soprattutto guardando alle necessità legate all’export”.

 

COSA DICE L’INDAGINE SU CHIUSURE, ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO E LIQUIDITA’

CNA Veneto ha inoltre condotto un’indagine tramite questionario online a cui hanno risposto oltre 500 imprese del Veneto.  Dall’inizio dell’emergenza, nel complesso due terzi delle aziende ha visto ridursi gli incassi di oltre il 50%, mentre meno di una su cinque ha riscontrato riduzioni inferiori al 20%. Le più colpite, ovviamente, sono le imprese di servizi. Il sentiment delle imprese sull’evoluzione della situazione a breve termine rileva circa il 60% di pessimisti su un miglioramento della condizione di lavoro delle imprese nel breve termine. A fare ricorso alla cassa integrazione è stato l’82% delle imprese con dipendenti, a cui si potrebbe aggiungere un ulteriore 16% che pensa di farne ricorso a breve. Il 50% ha messo in ferie tutti o parte dei dipendenti, mentre il 10% ha attivato lo smart working ed il 14% lo farà a breve. Sei imprese su 10 lamentano una riduzione della liquidità (59%), a cui si aggiunge un ulteriore 16% con ridimensionamenti tra il 20 ed il 50%: si sta dunque profilando una emergenza di liquidità per almeno due imprese su tre. Nel sistema di concessione di credito alle piccole imprese, e in particolare di quelle artigiane, si inseriscono i Consorzi di Garanzia Fidi, soggetto intermediario che consente di far ottenere prestiti alle imprese fornendo le necessarie garanzie. Sviluppo Artigiano ha deliberato garanzie a favore delle imprese venete nel 2019 per oltre 150 milioni di euro, consentendo a 2.260 aziende di ottenere nel complesso circa 293 milioni di euro di prestiti. Nel solo primo trimestre 2020 sono state oltre 600 le aziende che hanno ottenuto i prestiti richiesti, per un totale di oltre 65 milioni di euro. Il credito erogato attraverso le garanzie di Sviluppo Artigiano è più “sano” di quello complessivamente considerato: il tasso di decadimento dei prestiti, quindi la quota di sofferenze sul totale del credito erogato, è del 3,6% (in riduzione rispetto al 4% del 2018), cui si aggiunge il 3,1% di inadempienze probabili, percentuali più basse del 7% / 9% registrate a livello complessivo.

 

 

 

 

 

 

L’INDAGINE

CHIUSURE, ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO E LIQUIDITA’

IL DIARIO DELLA CRISI ECONOMICA

Chiusure, perdita della ricchezza e situazione del personale dal 12 marzo al 13 aprile

  IMPRESE BLOCCATE ADDETTI COINVOLTI PERDITA DI RICCHEZZA PRODOTTA  
  Valore     (mln Euro) In % sul PIL annuale
DAL 12 AL 25 MARZO:

DPCM con chiusura obbligatoria delle attività al pubblico

106.827 400.730 1.300 0,9%
DAL 26 MARZO AL 13 APRILE:

chiusure obbligatorie delle attività produttive

237.699 1.012.168 3.923 2,7%
DAL 12 MARZO AL 13 APRILE:

chiusure “volontarie” stimate

38.000 172.000 1.167 0,8%
STIMA IMPATTO DELLA CRISI ECONOMICA DA CORONAVIRUS AL 13 APRILE 275.699 1.184.168 6.390 4,4%
INCIDENZA SUL TOTALE 64% 61%    

Elaborazioni e stime CNA su indagine campionaria e dati camerali e Istat

 

Secondo il monitoraggio condotto da CNA su un campione di oltre 500 aziende dall’inizio dell’emergenza, nel complesso due terzi delle aziende ha visto ridursi gli incassi di oltre il 50%, mentre meno di una su cinque ha riscontrato riduzioni inferiori al 20%. Le più colpite, ovviamente, sono le imprese di servizi (che comprendono anche le attività commerciali) che fin dall’inizio dell’emergenza hanno avuto riduzioni “obbligate” dell’operatività: tra queste oltre il 70% ha più che dimezzato gli incassi. Non bisogna però dimenticare che le imprese non vivono solo dell’immediato ma anche delle previsioni di attività a breve e medio termine: anche se domani si riprendesse a lavorare, dovrebbero comunque fare i conti con diminuzioni di ordinativi che nella grande maggioranza dei casi superano il 50%. Se nelle costruzioni sembra che il recupero potrebbe essere un po’ più rapido, maggiore preoccupazione viene espressa dai servizi e dalla produzione, che potrebbero vedere rinviati lavori o ordini ipotizzati prima della crisi coronavirus per difficoltà economiche oggettivi da parte dei clienti.

 

 

 

Riduzione percentuale degli incassi e degli ordinativi delle imprese dall’inizio dell’emergenza

 

Elaborazioni e stime CNA su indagine campionaria

 

 

 

IL SENTIMENT: 60 % PESSIMISTA

Il sentiment delle imprese sull’evoluzione della situazione a breve termine rileva circa il 60% di pessimisti su un miglioramento della condizione di lavoro delle imprese nel breve termine e il 38% di ottimisti: meno fiduciose su una risoluzione rapida, ancora una volta, le imprese dei servizi (62% di pessimisti).

 

Sentiment sull’evoluzione delle situazione a breve termine

  Ottimista Indifferente Pessimista Totale
Produzione 38% 7% 55% 100%
Edilizia e impianti 45% 1% 54% 100%
Servizi 33% 5% 62% 100%
Totale 38% 4% 58% 100%

Elaborazioni e stime CNA su indagine campionaria

 

 

 

ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO, AMMORTIZZATORI, PERSONALE

A fare ricorso alla cassa integrazione è stato l’82% delle imprese con dipendenti, a cui si potrebbe aggiungere un ulteriore 16% che pensa di farne ricorso a breve. Il 50% ha messo in ferie tutti o parte dei dipendenti, mentre il 10% ha attivato lo smart working ed il 14% lo farà a breve.

Sommando le percentuali il risultato non è 100 poiché gli strumenti possono essere utilizzati contemporaneamente. Dai dati emerge come per due terzi delle imprese dell’artigianato il ricorso al lavoro agile sia difficile, ma chi riesce a metterlo in pratica o lo sta già facendo o lo farà a breve. Le piccole che avevano investito in tecnologia e digitalizzazione si sono dimostrate reattive. Oltre un terzo delle imprese ha già previsto ridurre i propri organici, in larga parte non confermando personale assunto con contratti a termine. Sebbene la metà delle imprese escluda del tutto di dovere licenziare dipendenti, il fatto che una quota così alta preveda la riduzione dei propri dipendenti, la risorsa più importante per le piccole imprese, è certamente indicativo di una situazione di difficoltà senza precedenti.

 

Dipendenti delle imprese: strumenti utilizzati per gestire l’emergenza (70% delle imprese con dipendenti)

  % di aziende che utilizzano lo strumento
Cassa integrazione – utilizzata / in utilizzo 82%
Cassa integrazione – utilizzo a breve 16%
Ferie 52%
Smart working – – utilizzata / in utilizzo 10%
Smart working – – utilizzo a breve 14%
Congedo parentale 3%

Nota: la somma delle percentuali non fa 100 in quanto ogni azienda può utilizzare più di uno strumento

Elaborazioni e stime CNA su indagine campionaria

 

 

Dipendenti delle imprese: previsioni di licenziamento (70% delle imprese con dipendenti)

  Risposte %
Sicuramente si 36%
Probabilmente si 8%
Probabilmente no 6%
Sicuramente no 50%

Elaborazioni e stime CNA su indagine campionaria

 

 

 

 

 

SITUAZIONE FINANZIARIA E CREDITO BANCARIO

Sei imprese su 10 lamentano una riduzione della liquidità (59%), a cui si aggiunge un ulteriore 16% con ridimensionamenti tra il 20 ed il 50%: si sta dunque profilando una emergenza di liquidità per almeno due imprese su tre. Appena il 31% delle aziende ha una liquidità sufficiente a sostenere la normale operatività aziendale (pagamento dei dipendenti, dei fornitori, delle utenze, degli eventuali prestiti bancari e delle imposte) per più di un mese.

Per far fronte alla situazione il 39% fa ricorso al credito al credito bancario, auspicando che i provvedimenti del Governo e l’atteggiamento delle banche garantiscano un accesso rapido e poco oneroso. Il 9% ha richiesto la rateizzazione o la dilazione di pagamenti previsti, cercando dunque di ridurre il flusso in uscita dalle casse aziendali. Da sottolineare anche il 7% che farà ricorso alle proprie risorse o a quelle familiari per non appesantire la propria posizione debitoria, anche per la grande incertezza delle ripresa del prossimo futuro. Non mancano gli inguaribili ottimisti (11%) che confidano in una ripresa dell’attività a breve e dunque poter ricominciare a guadagnare e poter pagare. Fortunatamente, allo stato attuale, solo il 4% ha pensato alla chiusura. In ogni caso, regna una grande incertezza, testimoniata dal fatto che quasi una impresa su quattro non sa ancora come muoversi e valuterà la situazione sulla base dei prossimi provvedimenti governativi.

 

 

 

LIQUIDITA’: SITUAZIONE DELLE IMPRESE

Riduzione liquidità da inizio emergenza

 

 

 

 

Liquidità sufficiente alla normale operatività aziendale (dipendenti, fornitori, banche, imposte)

 

Elaborazioni e stime CNA su indagine campionaria

 

 

Soluzioni per affrontare l’eventuale problema di carenza di liquidità

  % di aziende che hanno individuato la soluzione
Ricorso al credito bancario 39%
Confido in veloce ripresa dell’attività 11%
Proroga pagamenti / rateizzazioni 9%
Utilizzo di risorse personali / familiari 7%
Confido in aiuti statali 5%
Chiusura 4%
Anticipo fatture / sollecito creditori 3%
Blocco mutui 2%
Valuterà sulla base dei prossimi provvedimenti 24%

Nota: la somma delle percentuali non fa 100 in quanto ogni azienda può utilizzare più di uno strumento

Elaborazioni e stime CNA su indagine campionaria

 

 

La necessità di liquidità da parte delle aziende e la volontà di ricorrere al credito bancario si scontra con il noto problema dell’erogazione di prestiti da parte degli istituti di credito sopratutto alle piccole imprese, che si è fatto sempre più stringente nel corso degli ultimi anni. Alla fine del 2019 i prestiti concessi alle imprese venete ammontavano a oltre 67 miliardi di euro, distribuiti sopratutto tra imprese di servizi e attività industriali. Alle piccole imprese, con meno di 20 addetti, erano stati concessi circa 13,3 miliardi. Guardando la dinamica dei prestiti, si evidenzia il fenomeno del “credit crunch”: la consistenza si è ridotta del 3,3% in un solo anno, mediamente del 3,7% all’anno nell’ultimo quinquennio. Se si guarda al 2011, i prestiti da parte delle banche alle imprese delle province sono diminuiti circa del 32%, ma va molto peggio per le piccole imprese, con una diminuzione del 37% rispetto al 2011 e del -6,3% che su base annua.

Questi dati si scontrano con la corrispondente flessione delle sofferenze in capo alle imprese, ovvero prestiti che non riescono a essere restituiti, con una situazione in miglioramento più rapido rispetto alla stretta creditizia: la consistenza complessiva di sofferenza alla fine del 2019 era di circa 4,6 miliardi di euro per il sistema imprenditoriale e poco più di 1 miliardo per le piccole imprese, in riduzione rispettivamente di ben il 28% e il 23% rispetto al 2018.

Nel sistema di concessione di credito alle piccole imprese, e in particolare di quelle artigiane, si inseriscono i Consorzi di Garanzia Fidi, soggetto intermediario che consente di far ottenere prestiti alle imprese fornendo le necessarie garanzie. Sviluppo Artigiano ha deliberato garanzie a favore delle imprese venete nel 2019 per oltre 150 milioni di euro, consentendo a 2.260 aziende di ottenere nel complesso circa 293 milioni di euro di prestiti. Nel solo primo trimestre 2020 sono state oltre 600 le aziende che hanno ottenuto i prestiti richiesti, per un totale di oltre 65 milioni di euro. I segnali di rallentamento dell’economia non solo regionale, poi frenati bruscamente dell’emergenza coronavirus, c’erano già tutti, dato che la riduzione dei finanziamenti nella prima parte dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2019 (-10,9%) è molto più ampia rispetto alle tendenze di contrazione di tutto il 2019 (-7,8%).

Si sottolinea, poi, che il credito erogato attraverso le garanzie di Sviluppo Artigiano è più “sano” di quello complessivamente considerato: il tasso di decadimento dei prestiti, quindi la quota di sofferenze sul totale del credito erogato, è del 3,6% (in riduzione rispetto al 4% del 2018), cui si aggiunge il 3,1% di inadempienze probabili, percentuali più basse del 7% / 9% registrate a livello complessivo.

 

Dinamica dei prestiti alle imprese (società non finanziarie e famiglie produttrici*) per settore di attività economica ed alle piccole imprese (con meno di 20 addetti) al netto delle sofferenze in Veneto

  Società non finanziarie e famiglie produttrici
  Totale ATECO Attività industriali Servizi Costruzioni
Consistenza al 31/12/2019 (mln. Euro) 67.083 25.576 31.395 4.892
Variazione rispetto al 2018 -3,3% -2,7% -3,1% -8,8%
Variazione rispetto al 2011 -31,6% -22,9% -29,3% -68,1%
Variazione media ultimo quinquennio -3,7% -2,0% -3,4% -13,8%
Variazione media ultimo decennio -4,6% -3,1% -4,2% -13,3%

*     Famiglie produttrici: società semplici, società di fatto, imprese individuali artigiane e non artigiane fino a 5 addetti; Società non finanziarie: includono tutte le imprese, escluse le famiglie produttrici.

Elaborazioni CNA su dati Banca d’Italia

 

Dinamica delle sofferenze in capo alle imprese (società non finanziarie e famiglie produttrici*) per settore di attività economica ed alle piccole imprese (con meno di 20 addetti) in Veneto

  Società non finanziarie e famiglie produttrici
  Totale ATECO Attività industriali Servizi Costruzioni
Consistenza al 31/12/2019 (mln. Euro) 4.652 1.193 2.040 1.188
Variazione rispetto al 2018 -27,5% -30,3% -23,3% -33,3%
Variazione rispetto al 2011 -43,3% -60,5% -36,1% -32,8%
Variazione media ultimo quinquennio -24,6% -28,3% -21,6% -26,0%
Variazione media ultimo decennio -3,2% -7,8% -1,8% 0,2%

*     Famiglie produttrici: società semplici, società di fatto, imprese individuali artigiane e non artigiane fino a 5 addetti; Società non finanziarie: includono tutte le imprese, escluse le famiglie produttrici.

Elaborazioni CNA su dati Banca d’Italia

 

 

Finanziamenti garantiti dal consorzio di garanzia fidi Sviluppo Artigiano in Veneto nel 2019 e nel 1° trimestre 2020 a confronto con l’anno precedente

    2019 Var. % su 2018 1°  trim. 2020 Var. % su 1° trim. 2019
Numero aziende 2.260 -7,8% 645 -10,9%
Importo finanziamenti deliberati 292.797.963 -6,8% 65.115.318 -10,8%
Importo garanzie deliberate 150.481.108 -3,3% 33.859.965 -9,5%
Flusso sofferenze Importo garanzia 5.178.244 -11,6%    
% decadimento 3,6% 4,0%    
Flusso inadempienze probabili Importo garanzia 4.415.090 1,8%    
% decadimento 3,1% 2,9%    

Elaborazioni CNA su dati Sviluppo Artigiano

 

Avatar
Amo l'Arte in tutte le sue declinazioni e follie. Cuore bassanese e castellana d'adozione, rincorro mostre, musei e gallerie sparsi nel mondo che poi recensisco su Storie di Eccellenza. Come artista visiva mi firmo Ketra da quando ho preso in mano la china per poi traghettarmi verso altri media più sperimentali. Agatha Christie, Bauhaus e Siouxsie&The Banshees i miei compagni di viaggio.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *