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LIMINAL di PIERRE HUYGHE a Punta della Dogana, Venezia 

“Confidenza per confidenza, agli Intellettuali preferisco i Pugili!” 

Alexis Philonenko 

Ci sono mostre che passano inosservate, altre sono dedicate allo studio sugli Autori, ed alcune di nicchia che pongono problemi. Nel passato le mostre servivano a “far pensare” attraverso le loro immagini che producevano pensiero, ora sono dei racconti su storie personali e molto spesso banali se non retoriche e decorative. Questa di Pierre Huyghe LIMINAL concepita con Anne Stenne si pone al limitare della coscienza su cosa è il sentire e che cosa ci offre di conoscenza. Anche se la conoscenza richiede lo sviluppo di un pensiero dapprima “oscuro”. 

“Pierre Huyghe si innterroga sul rapporto fra umano e il non umano e concepisce le sue opere come finzioni speculative da cui emergono altre forme di mondo possibili” (in catalogo). Come a dire che un’opera possiede in sé più possibilità, ma conta quella come, in questo caso, noi la definiamo. Un pò come per il sesso: l’uso nel tempo ne ha definito il genere che in origine sembrava fosse neutro. Ora con LIMINALE ( in italiano: fenomeno al livello della soglia della coscienza e della percezione) Pierre Huyghe ci offre la possibilità di ri-concepire un altro mondo per tramite delle suggestioni dettate dalla sue “oscure” opere. Per fare ciò è necessario una ambientazione semi buia dove si proceda a tentoni, a volte pure incespicando, e nell’incertezza del buio: vedo non vedo, aguzzare lo sguardo in cerca di capire, o meglio carpire cos’è l’opera. Qui in stato embrionale a cui dare forma. Freud nel suo Al di là del principio del piacere tende a dare immagine all’informe come a una pletora che si muove con tentacoli, se non ricordo male. Per dire che l’idea, la visione fa riferimento al presente, meglio: all’esistente. Pierre Huyghe, questo esistente, lo forma, anzi lo crea ex novo e sta a noi decidere cosa è, o non è, per Noi ovviamente. Vi è in ciò un qualcosa di biblico, di poetico. Nel Fiat Lux biblico il Dio della Bibbia non ha fatto scattare l’interruttore ed è arrivata la luce in un baleno! Dobbiamo renderci conto che per l’epoca biblica l’oscurità governava il mondo e la luce concepita, al di fuori di quella diurna, era data da torce che lentamente illuminavano e le cose seguite dall’occhio umano che vi si adattava. Per cui tutto era “incerto” prima che l’occhio possedesse le cose dopo il Fiat Lux, e le registrasse per come sono. Ecco in questo “preludio” (inteso come: cenno informativo preliminare) si situa tutta l’opera della mostra della Punta della Dogana. UUmvelt – Annlee, 2018-2024; Cancer Variator, 2016; Mind’s Eyes, 2024; tutte opere di Pierre Huyghe che usano le modificazioni fisiche, mentali e cerebrali in un “aggregato di materiale sintetico e biologico che si evolve nel tempo” come sostiene l’Autore. Da qui l’incertezza, e il dubbio che ci assale a dimostrazione che ciò che voleva l’artista: darci un pugno nello stomaco, è pienamente riuscito! La mostra si è tenuta alla Punta della Dogana dal 17 marzo al 24 novembre 2024. 

Il curatore Boris Brollo 

VIDEO   https://www.facebook.com/share/r/1KUCLt1tNM/ 

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