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L’asse enologico Veneto-Puglia nel segno di Tinazzi: radici storiche, tecnologia e governabilità del calice

Dalla solida pietra di Cavaion Veronese ai moderni impianti dell’Alto Salento. Un viaggio sensoriale attraverso sei etichette che interpretano il legame indissolubile tra vitigno, territorio e precisione esecutiva.

La mappa della grande viticoltura italiana si disegna spesso lungo direttrici geografiche capaci di unire culture produttive apparentemente distanti, ma animate dal medesimo rigore metodologico. Il gruppo Tinazzi rappresenta alla perfezione questo modello di sintesi enologica, muovendosi con autorevolezza tra le storiche denominazioni del Veneto e la rinascita qualitativa del Sud Italia. L’autenticità del gruppo si frammenta e si consolida attraverso marchi identitari ben precisi. Da un lato la linea Ca’ de’ Rocchi onora le radici profonde della famiglia e la loro antica dimora a Cavaion Veronese, un luogo circondato da rustici edifici in pietra che sono diventati il simbolo stesso di una tradizione solida, legata alla memoria e alla terra. Dall’altro lato, la spinta verso il Mezzogiorno si materializza nella collezione Cantine San Giorgio, che incarna la classica tradizione vinicola pugliese. Completata nel 2020 e dotata dei più moderni sistemi di produzione, questa sede dell’Alto Salento applica una ricerca continua e metodi di vinificazione avanzati per garantire elevati standard qualitativi. L’utilizzo di lieviti convenzionali e un attento processo di fermentazione assicurano sapori equilibrati e composti puliti, capaci di mettere in risalto le caratteristiche varietali di vitigni iconici come il Primitivo e la Malvasia Nera, regalando vini versatili, genuini e perfettamente abbinabili al cibo. L’analisi organolettica e tecnica di sei etichette del gruppo permette di metterne in luce la struttura geometrica, i dati analitici e il profilo sensoriale.

Il viaggio nei rossi veronesi comincia con l’Amarone della Valpolicella DOCG Classico Riserva, un vero e proprio monumento liquido che nasce da vigneti selezionati. Le uve, composte al novantacinque per cento da Corvina e Corvinone e al cinque per cento da Rondinella, sono raccolte a mano in plateaux al raggiungimento della perfetta maturazione fenolica, per poi essere sottoposte a circa novanta giorni di appassimento. Dopo una macerazione a freddo di due o tre giorni, la fermentazione alcolica si sviluppa tra i diciotto e i venti gradi per due o tre settimane, seguita da una maturazione che oscilla tra i dodici e i diciotto mesi in botti di rovere francese. Visivamente si presenta di un rosso intenso con leggere note granate, mentre all’olfatto il bouquet mostra una grande complessità in cui i profumi di frutta surmatura e ciliegia sotto spirito si sposano con nette note di spezie e torrefazione. In bocca rivela un ottimo volume e un perfetto equilibrio, sorretto da un importante tenore alcolico e da tannini raffinati che regalano una grande piacevolezza nella beva. Per apprezzarlo al meglio, si consiglia di stappare la bottiglia un’ora prima e di servire il vino a una temperatura compresa tra i diciotto e i venti gradi.

Un’interpretazione decisamente più fresca del territorio scaligero è offerta dal Salvego Rosso Verona IGP, ottenuto da uve selezionate nella provincia di Verona. Il processo di vinificazione prevede una fermentazione con macerazione a temperatura controllata tra i ventidue e i ventiquattro gradi per dieci o dodici giorni, a cui seguono la svinatura e una pressatura soffice. Il vino matura poi per un periodo compreso tra gli otto e i dodici mesi in botti grandi di rovere francese. Nel calice si offre con un colore rosso acceso, mentre l’olfatto viene investito da un intenso aroma di frutta rossa, in particolare ciliegia e una leggera nota di marasca, arricchito da richiami di spezie e sottobosco. Al palato riprende con assoluta coerenza le sensazioni fruttate percepite al naso, rivelandosi un vino elegante, contraddistinto da un ottimo equilibrio tra acidità e morbidezza, dove i tannini vellutati lasciano spazio a un finale lungo e persistente da servire tra i sedici e i diciotto gradi.

Sempre restando nel territorio veronese, ma virando sulla spumantizzazione, si incontra il Lupo Zero Metodo Classico Dosaggio Zero, che mostra la precisione tecnica del gruppo applicata a uve Chardonnay in purezza. Dopo la pigiatura, la diraspatura e una pressatura soffice, la prima fermentazione avviene a temperatura controllata tra i dodici e i quindici gradi, seguita dalla rifermentazione in bottiglia con una sosta sui lieviti di diciotto o venti mesi. I dati analitici dichiarano un timbro di assoluto rigore, con una gradazione alcolica del dodici e mezzo per cento, un’acidità totale di sette grammi e mezzo per litro e un residuo zuccherino di appena due grammi e settanta per litro. Lo spumante splende alla vista con un colore giallo paglierino arricchito da riflessi dorati, sprigionando un profilo aromatico che richiama la frutta matura, elegantemente intrecciata a leggere note di crosta di pane e a una sottile traccia minerale. In bocca l’attacco è ampio e morbido, ma la progressione viene subito sferzata da una buona acidità che conduce verso un finale nettamente sapido, perfetto se servito molto fresco tra i quattro e i sei gradi.

La gamma dei rossi veronesi si completa con il Lupo Nero Rosso Verona IGP, un vino di grande personalità ottenuto interamente da uve Spigamonti. Il protocollo di cantina prevede una pigiatura soffice con diraspatura delle uve e una temperatura di fermentazione gestita rigorosamente tra i ventitré e i ventisei gradi, completata da una macerazione di dieci o dodici giorni con pressatura soffice. La carta d’identità tecnica evidenzia un tenore alcolico del quattordici per cento, un’acidità totale di cinque grammi e cinquantacinque per litro e un residuo zuccherino di quattro grammi e mezzo per litro. Il vino si concede alla vista con un rosso intenso e avvolgente, mentre al naso esprime profumi di frutta rossa matura che si uniscono con armonia a leggere note speziate. Al palato il sorso si rivela pieno, caldo e decisamente piacevole, chiudendo la sua progressione su un finale persistente. La temperatura ideale di servizio si attesta tra i sedici e i diciotto gradi.

Spostando l’attenzione verso il tacco d’Italia, la linea Cantine San Giorgio propone il Cavallere Chardonnay Puglia IGP, che racconta l’adattamento di questo celebre vitigno internazionale nel contesto dell’Alto Salento. Le uve vengono raccolte tra la terza e la quarta settimana di agosto per poi essere sottoposte a una criomacerazione di un periodo compreso tra le otto e le dodici ore, una scelta tecnica volta a estrarre al meglio i precursori aromatici. Seguono la pressatura soffice e la fermentazione a temperatura controllata tra i sedici e i diciotto gradi, con un affinamento che avviene esclusivamente in acciaio per preservare la freschezza originaria del frutto. I parametri analitici descrivono un vino con il tredici per cento di alcol, sei grammi per litro di acidità totale e tre grammi per litro di residuo zuccherino. Visivamente si distingue per un colore giallo paglierino lucente, mentre l’impatto olfattivo è dominato da spiccate note agrumate e di frutti tropicali, seguite in seconda battuta da eleganti sentori di fiori bianchi. Il sorso si dimostra delicato ma dotato di un carattere fermo, con una chiusura fresca e sapida in perfetto equilibrio, da servire fresco a una temperatura tra gli otto e i dieci gradi.

Il percorso si conclude infine con l’Arnasi Pinot Grigio delle Venezie DOP, un bianco che nasce da vigneti selezionati all’interno della denominazione. Le uve fresche vengono raccolte a perfetta maturazione tra la fine di agosto e l’inizio di settembre per poi essere pigiate, diraspate e pressate in modo soffice, avviando la fermentazione a temperatura controllata tra i dodici e i quindici gradi. I parametri analitici evidenziano una gradazione alcolica del tredici per cento, un’acidità totale di cinque grammi e nove per litro e quattro grammi e tre per litro di residuo zuccherino. Nel calice si presenta giallo paglierino brillante, impreziosito da riflessi verdolini. Al naso si esprime con delicati profumi floreali e note di frutta fresca, tra cui spiccano la pera e la mela, con leggere sfumature agrumate a rifinire il quadro. In bocca si rivela armonico, equilibrato e piacevolmente fresco, mostrando una buona struttura complessiva e congedandosi con un finale persistente e raffinato, ideale da servire fresco intorno ai dodici o quattordici gradi, evitando temperature eccessivamente gelide.

La gamma analizzata dimostra come Tinazzi sia riuscita a governare con successo la complessità di territori e vitigni distanti senza irrigidirne il talento espressivo. La pulizia dei composti, la gestione termica delle fermentazioni e la trasparenza dei profili varietali estratti evidenziano che la qualità nel calice non nasce mai dall’improvvisazione, ma dalla precisione dei processi di cantina. Che si tratti della monumentale complessità di un Amarone o della sapida freschezza di uno Chardonnay pugliese, il filo conduttore resta una condotta enologica fondata su dati certi e pulizia stilistica, capace di regalare agli appassionati una gamma di vini di grande equilibrio e costanza qualitativa.

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