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L’Africa di Pierantonio Rossato: “Noi portiamo medicina e tecnologia, loro ci donano umanità senza confini”

Il valore del denaro cambia a seconda di dove lo si guarda. In Etiopia, con 180 euro al mese si paga un insegnante o si garantiscono i pasti per 45 bambini. Con 1.500 euro all’anno si stipendia un’ostetrica o si salvano dalla denutrizione centinaia di piccoli. Numeri che a Castelfranco Veneto possono sembrare minimi, ma che in Africa valgono come investimenti di vita. Pierantonio Rossato, 66 anni, medico di base ed ex assessore alla sanità, lo sa bene. Da più di dieci anni dedica un paio di settimane all’anno alla Ong “Mam Beyond Borders” di Parma, per portare in Etiopia la sua competenza e la sua umanità.

“Sto coinvolgendo anche altri colleghi medici di base della Castellana – racconta –. Noi portiamo conoscenza e tecnologia, l’Africa ci dona relazioni e una umanità senza confini.” Parole che riassumono la filosofia di un impegno che non vuole essere solo assistenzialismo, ma costruzione di autonomia e futuro.

Rossato torna spesso sull’altopiano del Guraghe, a Getche, un villaggio a 2.100 metri di quota dove l’associazione opera dal 2012. Lì oggi ci sono una scuola con sei classi per 320 alunni, due ambulatori, un centro nascite, persino dentisti e un piccolo laboratorio analisi. «Quest’anno – spiega – abbiamo alzato l’asticella: abbiamo eseguito più di cento terapie antalgiche. Laggiù i cinquantenni sono già vecchi, piegati dal lavoro nei campi. Abbiamo portato un ecografo e insegnato non solo a usarlo, ma anche a interpretarne le immagini».

Il gruppo ha lavorato anche nel Siddamo, a Mike, un’area ancora più povera dove una suora gestiva da sola un piccolo presidio sanitario. “Sembrava di tornare indietro di quindici anni rispetto a Getche”, dice il medico. Qui il progetto ha preso forma attorno ai bambini malnutriti: affiancare alla suora un’ostetrica e una farmacista permetterà di ricoverare i piccoli più gravi e di garantire continuità nelle cure. Il piano è sostenibile anche dal punto di vista economico: risparmiando circa mille euro all’anno sui farmaci, si potranno coprire gli stipendi e assicurare la continuità del presidio.

Per finanziare queste iniziative, la rete di solidarietà si allarga a cerchi concentrici. L’associazione Mam Beyond Borders, insieme al gruppo marchigiano “Le nostre mani scaldano i bimbi”, coinvolge decine di donne italiane che realizzano coperte fatte a mano e le espongono nelle piazze per raccogliere fondi. Gli stessi medici volontari contribuiscono con quote associative e donazioni personali. Rossato, ad esempio, sostiene gli studi universitari di una giovane farmacista etiope che si è impegnata a restare nel villaggio e lavorare per la comunità. “Abbiamo dovuto convincere il marito – sorride – perché in una società patriarcale accettare che una donna guadagni e curi gli altri non è semplice. Ma ci stiamo riuscendo.”

L’impegno di Rossato e dei suoi colleghi si muove anche sul fronte dell’istruzione, in un Paese dove l’analfabetismo resta una piaga. A Guru, un villaggio nei pressi di Wolisso, vivono i Gumuz, un gruppo etnico storicamente marginalizzato. “Non sanno nemmeno contare, per loro i numeri finiscono a ‘tre’”, spiega il medico. Qui, grazie a una congregazione di Padri Indiani e ai materiali inviati dall’Italia, è nata in meno di un anno una scuola frequentata da bambini dai cinque agli otto anni. Ai piccoli vengono forniti una maglietta, un paio di ciabatte e un pasto al giorno. «Un gesto minimo, ma che cambia la loro prospettiva di vita».

Dalla medicina alla scuola, il filo che unisce questi progetti è quello della formazione locale. “La differenza non la fanno i soldi, ma le persone – riflette Rossato –. Spendiamo poco, ma quello che portiamo è la capacità di far funzionare le cose e di garantire autonomia. Li aiutiamo davvero a casa loro, permettendo loro di curarsi e di istruirsi.”

Il medico castellano racconta spesso un episodio che per lui riassume tutto. «In Etiopia mi è capitato più volte di perdermi. Ogni volta, qualcuno lasciava il proprio lavoro e mi accompagnava finché non ritrovavo la strada. È così che si vive lì: con una solidarietà naturale, senza calcoli. Noi li aiutiamo, ma loro ci donano umanità a quintali».

Così, da Castelfranco a Getche, passando per Mike e Guru, la missione di Pierantonio Rossato diventa il racconto di una medicina che ritorna alla sua essenza: la cura dell’altro come gesto universale. Un piccolo movimento di medici di base della Castellana lo sta già seguendo, portando in Africa la professionalità maturata negli ambulatori veneti. Lontano dai riflettori, ma vicino a ciò che conta davvero.

Una lezione che arriva da un continente ferito ma pieno di vita: la solidarietà, quando è competente e concreta, è la più alta forma di civiltà.

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