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La regina degli insaccati trova il suo trono: un libro racconta l’anima autentica della Sopressa veneta

La regina degli insaccati trova il suo trono: un libro racconta l’anima autentica della Sopressa veneta

Presentato al Fondaco del Gusto di Pieve di Soligo il volume che celebra tradizione, artigianalità e verità contadina. Un viaggio nel cuore dei sapori che resistono al tempo.

di [nome del giornalista]

C’è un insaccato che più di ogni altro racconta l’anima agricola del Veneto, la sua gente, le sue tavole imbandite in giorni di festa e le sue cucine rustiche dove i profumi diventano memoria. È la Sopressa, con due “esse” e un’identità che si distingue nettamente da ogni altro salume industriale o “globalizzato”. A lei è dedicato il libro “La Sopressa”, appena presentato al Fondaco del Gusto di Pieve di Soligo, frutto di un lungo lavoro di ricerca sul campo condotto da Graziano Lazzarotto e Otello Fabris, con il sostegno del Distretto del Cibo Treviso.

Il libro non è soltanto un omaggio gastronomico, ma un vero e proprio manifesto culturale e civile, nato da anni di interviste, viaggi nelle stalle, nei laboratori, nelle macellerie artigiane. I due autori hanno raccolto le voci e le mani di chi la Sopressa la fa davvero: allevatori, norcini, esperti, artigiani, commercianti, tutti uniti dal desiderio di custodire una tradizione autentica. Il risultato è un volume che, pur nella sua forma snella e accessibile, è il più completo mai pubblicato sull’argomento.

“La Sopressa – spiegano gli autori – è un patrimonio culturale oltre che alimentare. Abbiamo voluto dare strumenti al lettore per distinguere il vero dal falso, per capire quando un prodotto ha un’origine reale o si limita a sfruttarne il nome”. Una dichiarazione d’intenti che trova concretezza nel tono del libro: divulgativo ma puntuale, scientifico ma innamorato. E che, come recita il testo introduttivo, ha l’ambizione di “stimolare un acquisto più consapevole”, smascherando le imitazioni e valorizzando la versione più autentica della Sopressa, quella delle piccole produzioni locali delle aree pedemontane di Treviso, Vicenza e Verona.

Proprio a queste piccole realtà produttive è dedicata l’appendice del volume, che elenca con precisione i PPL – Piccoli Produttori Locali dell’area, con l’intento di orientare il consumatore verso la qualità vera, quella che nasce da allevamenti responsabili, da suini nati e cresciuti in loco, da mani che conoscono il mestiere e non seguono scorciatoie.

“La Sopressa – scrive Otello Fabris – non è soltanto un insaccato, ma un codice culturale che parla del nostro territorio. Una sintesi perfetta tra allevamento, agricoltura e sapienza norcina.” Un’identità forte, che si sta però lentamente smarrendo sotto la pressione delle logiche industriali. Per questo il libro è anche un atto d’amore militante, uno strumento per difendere un sapere antico dalla sua progressiva banalizzazione.

Non c’è marchio DOP o IGP che tenga, quando a parlare sono i gesti ripetuti da generazioni, le ricette tramandate a voce, il rispetto per il tempo di stagionatura, per le spezie, per il grasso e il magro che si fondono lentamente in un equilibrio perfetto. È questa la Sopressa che il libro racconta, con passione e rigore: quella che si fa in casa, in paese, con il maiale allevato con pazienza e macellato con rispetto.

Il volume non ha scopi commerciali e non è legato ad alcuna sigla di parte. È un’opera libera, indipendente, senza fini di lucro, e proprio per questo rappresenta un segnale importante in un mondo dove l’agroalimentare viene spesso raccontato più come marketing che come cultura. “Solo conoscendo e remunerando le caratteristiche di qualità – sostengono Lazzarotto e Fabris – si potrà garantirne la sopravvivenza nel tempo”.

Con la sua veste sobria, il libro è pensato per un pubblico ampio: per il consumatore curioso, per lo studente che vuole capirne di più, per l’appassionato di enogastronomia che cerca verità oltre l’etichetta. E anche per il giornalista o l’amministratore che vuole comprendere cosa c’è dietro una delle eccellenze del territorio.

“Sostenere e divulgare questa opera – concludono gli autori – è un dovere civico per chiunque abbia a cuore il futuro delle nostre tradizioni alimentari.” In tempi in cui il cibo rischia di diventare solo un prodotto, “La Sopressa” restituisce profondità e dignità a un nome che è storia, artigianato, comunità.

2 Comments

  1. Avatar
    graziano lazzarotto
    29 Giugno 2025 - 12:38

    Grazie per questa bella recensione, con cui siete riusciti a cogliere e trasmettere in pienezza il senso del libro e le sue finalità. Grazie davvero

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  2. Avatar
    graziano lazzarotto
    29 Giugno 2025 - 13:28

    In tutti i casi, con le due S certamente, ma mai con le due P 😊

    Reply

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