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Inter e quel mantra “Mai stati in B”: l’ossessione nerazzurra e la ceralacca della Gazzetta. L’INTER IN B CI DOVEVA ANDARE MA LA GAZZETTA LO HA IMPEDITO

Se c’è una cosa che un interista medio vi ripeterà più volte del numero dei suoi parenti, è il famoso, granitico, ossessivo mantra: “Mai stati in B!”. Lo tirano fuori per tutto. Piove? Almeno non siamo mai stati in B. C’è traffico sulla Milano-Laghi? Sì, ma mai stati in B. È diventato il loro scudo spaziale, specialmente dopo i fatti di Calciopoli.

Peccato che, se sfogliamo i polverosi almanacchi del calcio, scopriamo che la storia è un po’ più… flessibile. C’è stato un anno, il 1921/22, in cui i cugini nerazzurri la Serie B (che all’epoca si chiamava Seconda Divisione) non solo l’hanno vista da vicino, ci si erano proprio sdraiati dentro.

Quell’ultimo posto da incubo (3 vittorie su 22)

Mettiamoci comodi e torniamo a quell’anno di grazia 1921. Il calcio italiano è nel caos: c’è uno scisma. Le grandi squadre mollano la FIGC e creano un loro campionato, la CCI (Confederazione Calcistica Italiana). L’Inter ovviamente si unisce alle big, ma si ritrova improvvisamente senza i fratelli Cevenini, scappati alla Novese per non perdere la Nazionale.

Il risultato sul campo? Un disastro epico, roba che la “Pazza Inter” degli anni bui sembra il Real Madrid. Nel loro girone di Prima Divisione collezionano la miseria di 3 vittorie in 22 partite, subendo la bellezza di 66 gol. Verdetto del campo insindacabile: ultimi. Capolinea, retrocessione. O almeno, così avrebbe voluto qualsiasi logica sportiva.

Entra in scena il Direttore della Rosea: il “Lodo Colombo”

A quel punto, con l’Inter con un piede e mezzo nella fossa della Seconda Divisione, si decide miracolosamente che FIGC e CCI devono fare la pace e riunificare i campionati. E chi viene chiamato a fare da paciere e a riscrivere le regole del gioco? Emilio Colombo, l’allora Direttore de La Gazzetta dello Sport.

Nasce così il famigerato “Compromesso Colombo” (o Lodo Colombo). Una riforma nata sotto l’ombrellone che, guarda caso, ridisegna i criteri di ammissione alla massima serie basandosi sì sul merito, ma soprattutto sulla “solidità economica” dei club. Tradotto: le grandi città non possono retrocedere. All’Inter viene così concessa una scialuppa di salvataggio d’oro sotto forma di “spareggi misti” per rientrare dalla finestra.

Gli “Spareggi” della Provvidenza (e il bizzarro caso dello Sport Club Italia)

Ma il capolavoro del destino deve ancora compiersi. Il primo turno preliminare per salvarsi mette di fronte l’Inter e lo Sport Club Italia. La partita si deve giocare a luglio, ben tre mesi dopo la fine del campionato. La piccola squadra avversaria, stremata dalla crisi e con i giocatori richiamati sotto le armi per il servizio militare, non riesce letteralmente a mettere insieme undici fessi da mandare in campo. Alzano bandiera bianca. L’Inter vince 2-0 a tavolino senza nemmeno allacciarsi gli scarpini.

Nel turno successivo, contro i toscani della Libertas Firenze, i nerazzurri fanno il loro dovere (3-0 all’andata e 1-1 al ritorno grazie al solito italo-svizzero Aebi) e blindano il posto in Paradiso.

Cari cugini, ringraziate Emilio

Quindi, caro il mio popolo nerazzurro, la prossima volta che sventolate orgogliosamente il cartello “Mai stati in B”, ricordatevi di fare un piccolo altarino con una copia della Gazzetta dello Sport e una foto di Emilio Colombo. Perché il campo, quel lontano maggio del 1922, aveva emesso un verdetto chiarissimo. Siete rimasti al piano di sopra grazie a un “compromesso” e a un avversario che non aveva i giocatori per fare la partita.

Ma d’altronde si sa, la storia del calcio è bella perché ognuno la racconta a modo suo. Noi, nel dubbio, vi lasciamo cantare il vostro mantra. Almeno finché non vi ricordiamo il 1922!

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