C’è un Veneto che non rincorre le mode, ma preferisce ascoltare il silenzio delle pietre e il mormorio dei mulini ad acqua. Siamo a Mossano, un borgo incastonato nei Colli Berici che pare sospeso in un’altra epoca, tra grotte preistoriche e sentieri che si perdono in vallate disegnate da filari e ulivi. È qui che batte il cuore della cantina Pegoraro, un’avventura umana e vitivinicola che ha trovato la sua dimora in un luogo dal fascino mistico: un antico convento del 1200. Quello che un tempo era un rifugio di preghiera, oggi è una casa, una cantina e uno spazio dove il vino si fa racconto.
Dal nonno ai figli: tre generazioni in vigna
La storia dei Pegoraro affonda le radici nei primi anni Sessanta, quando il nonno mise a dimora le prime vigne di quel “buon vecchio Tocai” (oggi Tai) per vendere l’uva. Ma è con papà Pasquale che scocca la scintilla della vinificazione: un amore nato osservando, sperimentando, quasi giocando da bambino, fino a produrre le prime, orgogliose bottiglie. La maturità ha poi portato la convinzione di poter creare un’identità propria, un marchio che portasse il nome di famiglia. Con il supporto instancabile di mamma Franca, l’azienda è cresciuta pezzo dopo pezzo, tra restauri di vecchi stabili e nuovi impianti, mentre i tre figli — Enrico, Alessandro e Valeria — crescevano tra il rombo dei trattori e il tintinnio dei calici.
Oggi, quel passaggio generazionale che spesso spaventa le imprese italiane qui si è compiuto con naturalezza. I tre fratelli sono i custodi di questo patrimonio, ognuno con un ruolo che sembra disegnato dal destino.
Enrico e l’arte del “fare a mano”
Enrico ha scelto il campo. La sua dimensione ideale è tra le vigne, dove esercita una “irriducibile perseveranza”. In un’epoca di automazione spinta, qui l’apporto manuale resta altissimo: dalla potatura invernale alla raccolta, ogni gesto passa ancora attraverso le mani dell’uomo. La filosofia è chiara: rispetto totale per l’ambiente. Tra i filari dei sei ettari di proprietà, la copertura a prato assicura una ricchezza di erbe spontanee che viene gestita senza l’uso di alcun diserbo chimico.
«La difesa delle vigne avviene preferendo la concimazione organica», spiegano in azienda. Passeggiando tra i loro filari, situati nella zona storica di Barbarano Mossano, è impossibile non notare la biodiversità che popola il suolo, un terreno ricco di argilla e calcare dove i fossili marini fanno capolino dalla terra, silenziose fotografie di un passato geologico in cui qui c’era il mare.
Alessandro e la ricerca dell’eleganza
Se Enrico è l’anima della terra, Alessandro è l’architetto del vino. Enologo per studi e vocazione, il suo mondo è la cantina, tra le botti e le vasche di fermentazione. Il suo approccio è essenziale: poche attrezzature determinanti e molta osservazione. L’obiettivo non è lo stupore muscolare, ma l’eleganza. I suoi vini devono essere specchi del territorio, autentici e vibranti.
Valeria, invece, è il braccio destro di entrambi e il volto dell’accoglienza. È lei che organizza gli ordini, prepara le spedizioni e accoglie i visitatori nel punto vendita, trasformando ogni degustazione in un incontro umano. Ogni singola bottiglia delle 45.000 prodotte annualmente passa dalle sue mani, a chiusura di un ciclo che vede la famiglia lavorare esclusivamente le proprie uve, seguite dal germoglio fino al tappo.
Il Tai Rosso: radici e futuro
Il progetto dei Pegoraro si fonda sulla valorizzazione dei vitigni tradizionali dei Berici: la Garganega, il Tai e, soprattutto, il Tai Rosso. Accanto ai classici internazionali come Cabernet e Merlot, e a un’intrigante interpretazione del Syrah, è il Tai Rosso a rappresentare la vera sfida vinta.
Con vigne storiche che superano i sessant’anni, coltivate con la tradizionale pergola veronese, la cantina ha dimostrato che questo vitigno può raggiungere vette d’eccellenza inaspettate. Il Tai Rosso dei Pegoraro colpisce per la freschezza, per un tannino mai ruvido e una spiccata nota fruttata. È un vino di straordinaria versatilità: i Pegoraro sono stati i primi interpreti della versione spumante, ma lo propongono con successo anche nella sua veste classica e in quella più matura, dove il passaggio in legno e il tempo ne esaltano la nobiltà.
La scelta della sostenibilità reale
L’impegno della famiglia non si ferma alla bottiglia. La volontà di essere in sintonia con l’ambiente si è concretizzata in scelte impiantistiche importanti: un sistema solare termico e un impianto fotovoltaico con accumulo spingono l’azienda verso l’autosufficienza energetica.
Ma la sostenibilità passa anche dai dettagli: la scelta del vetro leggero per le bottiglie — che riduce l’impatto ambientale dei trasporti pur sacrificando l’estetica della “bottiglia pesante” — e l’uso di capsule in alluminio abbinate a sughero o tappo a vite per favorire il riciclo. Piccole decisioni che, sommate, danno un peso diverso al futuro del territorio. In questo antico convento di Mossano, il passato del 1200 e la tecnologia verde del 2026 convivono in un calice di Tai Rosso, raccontando che la terra, se ascoltata, sa ancora regalare emozioni autentiche.