PR & Influencer

Greater New York 2026: al MoMA PS1 va in scena il battito della metropoli

LONG ISLAND CITY – C’è un luogo nel Queens dove l’arte non ha mai smesso di essere un atto di occupazione pacifica e rigenerazione creativa. È il MoMA PS1, che quest’anno celebra un traguardo storico: 50 anni trascorsi a trasformare un’ex scuola pubblica in uno dei centri d’arte contemporanea più radicali al mondo. Fondato nel 1976 da Alanna Heiss come P.S. 1 Contemporary Art Center, l’istituto ha mantenuto intatta la sua anima industriale, fatta di corridoi stretti, aule che diventano gallerie e un cortile che è il cuore pulsante della comunità di Long Island City.

Per onorare questo mezzo secolo di storia, il museo presenta “Greater New York 2026”, la sesta edizione della sua celebre rassegna quinquennale. Inaugurata il 16 aprile, la mostra occupa l’intero edificio con oltre 150 opere, molte delle quali inedite, realizzate da 53 artisti e collettivi che vivono e lavorano nell’area metropolitana di New York.

Un’istantanea della New York di oggi

Curata per la prima volta dall’intero team curatoriale del MoMA PS1 — guidato da Connie Butler e Ruba Katrib, con Jody Graf, Elena Ketelsen González, Kari Rittenbach, Sheldon Gooch e Andrea Sánchez — l’esposizione mette al centro le prospettive di artisti emergenti e a metà carriera. Il focus è chiaro: raccontare le forze che plasmano la vita quotidiana oggi, tra sorveglianza onnipresente, accelerazione tecnologica e il senso di un sistema prossimo al collasso.

Dalla pittura alla scenografia, dall’animazione alle installazioni site-specific, la mostra è un labirinto di strategie di resistenza. Un programma di performance, che vedrà protagonisti otto artisti tra maggio e giugno, completa un percorso che non vuole solo documentare, ma reagire alla complessità urbana.

La geografia dei talenti: i protagonisti

L’elenco degli artisti partecipanti è una mappatura antropologica della New York contemporanea, dove le origini più disparate (dalla Cina all’Ecuador, dalla Jamaica alla Francia) si fondono nel crogiolo cittadino.

Ecco i nomi che compongono questo mosaico: Marie Angeletti, Sophie Becker, il compianto Jay Carrier, Cevallos Brothers, Chang Yuchen, Mary Helena Clark, Devlin Claro, Taína Cruz, Janiva Ellis, Sophie Friedman-Pappas, Covey Gong, Rachel Handlin, Mekko Harjo, fields harrington, Hardy Hill, Candace Hill-Montgomery, Arlan Huang, Akira Ikezoe, Esteban Jefferson, Kite, Coco Klockner, Marc Kokopeli, André Magaña, Dean Majd, Vijay Masharani, Taro Masushio, Win McCarthy, Metoac Indigenous Collective, Dean Millien, Ian Miyamura, Kameron Neal, Louis Osmosis, Piero Penizzotto, Georgica Pettus, María-Elena Pombo, Nickola Pottinger, Farah Al Qasimi, Kameelah Janan Rasheed, Red Canary Song, Rosa-Rey, Coumba Samba, Cinthya Santos-Briones, Symara Sarai, Rezarta Seferi, Tiffany Sia, Sofía Sinibaldi, Kenneth Tam, Tom Thayer, Julia Wachtel, Kristin Walsh, Poyen Wang, Women’s History Museum e Cici Wu.

Perché visitare Greater New York

Visitare il PS1 in questa occasione significa immergersi in una narrazione corale dove il “Greater” del titolo non si riferisce solo all’area geografica, ma alla grandezza della sfida che l’arte lancia al presente. Tra le mura di quella che fu una scuola, gli artisti di oggi continuano a studiare il mondo, proponendo non risposte facili, ma strumenti di adattamento e di lotta.

Se volete capire dove sta andando l’arte a New York, e con essa la città stessa, la risposta è tra le aule di Long Island City.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *