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FASE 3. NUOVE LINEE GUIDA PER CASE DI RIPOSO, COMUNITÀ E CENTRI SEMIRESIDENZIALI IN VENETO.

Premessa
Le strutture residenziali e semiresidenziali extraospedaliere dedicate ad anziani, disabili, minori, dipendenze e
salute mentale, presentano delle caratteristiche che richiedono una particolare attenzione nelle strategie di
sanità pubblica finalizzate al contenimento della diffusione di SARS-CoV-2 in tali contesti di vita.
La popolazione ospite delle strutture residenziali per anziani, che nella maggioranza dei casi è costituita da
soggetti di età superiore ai 65 anni, affetti da patologie croniche, neurologiche e da disabilità, rappresenta una
categoria particolarmente fragile e a maggior rischio di infezione da SARS-CoV-2 e di sviluppare una forma
severa con evoluzione potenzialmente grave della malattia.
Nelle strutture residenziali e semiresidenziali extraospedaliere sono, inoltre, ospitati anche soggetti affetti da
disabilità, da patologie psichiatriche e persone con dipendenza da sostanze/gioco d’azzardo, persone più
vulnerabili rispetto alla popolazione generale a causa delle peggiori condizioni di salute in quanto
maggiormente esposte a fattori di rischio quali fumo, uso di droghe, scarsa igiene, stress psico-fisico, cattiva
alimentazione o pregresse patologie infettive e croniche. Sono, quindi, da considerarsi anch’essi soggetti fragili
e potenzialmente a maggior rischio di infezione da SARS-CoV-2.
Infine, nei luoghi chiusi il virus può essere introdotto e circolare tramite il personale lavorativo, i nuovi ingressi
o i familiari in visita. All’interno di comunità chiuse, quali possono essere, ad esempio, anche le comunità
educative per minori, i primi casi sospetti vanno tempestivamente diagnosticati per identificare rapidamente i
focolai e garantire adeguate misure di contenimento.
Pertanto, nello scenario epidemiologico attuale, è necessaria la massima attenzione nei confronti di tali gruppi
di popolazione nell’ambito delle strategie regionali di prevenzione e controllo dell’epidemia. I dati ad oggi
disponibili evidenziano che la diffusione di SARS-CoV-2 ha avuto un impatto rilevante nelle categorie
sopracitate, in particolare nei soggetti più anziani e in coloro presentano delle condizioni cliniche che
espongono ad un maggior rischio di complicanze.
Tuttavia, in relazione ai dati raccolti, che sono in continua fase di consolidamento, si evidenzia ad oggi un
andamento decrescente del trend epidemiologico, con una trasmissione virale locale limitata anche nella
popolazione anziana e in quella ospite delle residenze extraospedaliere. Complessivamente si continua ad
osservare un decremento nel numero di nuovi casi diagnosticati nell’ultima settimana rispetto alle settimane
precedenti. Contemporaneamente si assiste ad una progressiva diminuzione dei ricoveri e dei decessi correlati
a COVID-19.
Inoltre, in considerazione della richiesta da parte Direzione Prevenzione, Sicurezza Alimentare, Veterinaria
della Regione del Veneto, ad inizio aprile, di avviare una “Valutazione del rischio” mirata per ogni singola
Struttura Residenziale per anziani ad opera delle Aziende ULSS, per mezzo di un team operativo
multidisciplinare e di strutturare conseguentemente un Piano di Sanità Pubblica a cura del Direttore dei Servizi
Socio-Sanitari, viene ampliata la tutela sanitaria del suddetto target di popolazione ospite delle strutture
residenziali per anziani.
I modelli organizzativi delineati in tale Piano, in linea con le raccomandazioni dell’Istituto Superiore di Sanità,
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contengono le misure di prevenzione e altre azioni specifiche da attuarsi nello specifico contesto della struttura
con il supporto dei Dipartimenti di Prevenzione, oltre che misure di monitoraggio circa l’adempimento delle
indicazioni fornite ad ogni singola struttura.
Considerati da un lato l’andamento attuale dell’epidemia e la graduale riapertura delle attività produttive della
“fase 2” con il connesso tendenziale allentamento del distanziamento sociale, e dall’altro l’elevato fabbisogno
assistenziale delle categorie più fragili, si ritiene di aggiornare le indicazioni già impartite, al fine di permettere
alle strutture residenziali e semiresidenziali di garantire il servizio di assistenza con la massima sicurezza e nel
rispetto delle disposizioni per il contenimento dell’epidemia in atto, riducendo il rischio di infezione da SARSCoV-2 negli ospiti e negli operatori.
Risulta necessario, infatti, provvedere a rafforzare ulteriormente alcune misure di prevenzione e contrasto alla
diffusione del virus all’interno delle suddette strutture, al fine di gestire con maggior sicurezza sia l’accesso di
nuovi ospiti non autosufficienti e non assistibili a domicilio, supportando le famiglie sulle quali durante il
periodo emergenziale ha gravato il lavoro di cura e di assistenza, sia le visite in struttura da parte di familiari
e/o conoscenti, considerato il loro valore affettivo e sociale, di particolare rilevanza per il benessere psico-fisico
delle persone istituzionalizzate.
Pertanto, le indicazioni di seguito formulate trovano applicazione nei confronti di anziani, disabili, minori,
dipendenze e salute mentale, categorie già indicate nella nota regionale prot. n. 122366/2020,
compatibilmente con le specificità di detti target di utenza e di ogni singola struttura.
Le presenti Linee di indirizzo per le Strutture semiresidenziali e residenziali extraospedaliere per anziani, disabili,
minori, dipendenze e salute mentale costituiscono una versione ad interim, che fornisce indicazioni valide per
la gestione dell’attuale scenario epidemiologico e andrà rivalutata nel tempo in considerazione delle eventuali
nuove indicazioni di carattere scientifico, delle raccomandazioni nazionali ed internazionali e in funzione
dell’evoluzione dell’epidemia. Cambiamenti significativi della situazione epidemiologica o di altre variabili di
contesto comporteranno l’aggiornamento del documento.
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Indicazioni operative “fase 3”
Le indicazioni di cui al presente provvedimento vanno adattate ad ogni singola struttura, individuando le
misure più efficaci in relazione al contesto specifico.
1. Misure generali di prevenzione e protezione
Le misure generali di prevenzione e mitigazione del rischio non derogabili, in quanto fattori di protezione
“chiave” in ogni contesto di comunità (strutture residenziali e semiresidenziali per persone non autosufficienti,
persone con disabilità, persone affette da patologie psichiatriche, persone con dipendenza da sostanze/gioco
d’azzardo, minori), includono le seguenti azioni e comportamenti igienico-sanitari standard rispetto ai quali
l’ente gestore deve provvedere sensibilizzando gli ospiti/utenti e gli operatori:
● praticare frequentemente l’igiene delle mani con acqua e sapone per almeno 40-60 secondi o con
soluzioni/gel a base alcolica e in tutti i momenti raccomandati (prima e dopo il contatto
interpersonale, dopo il contatto con liquidi biologici, dopo il contatto con le superfici);
● evitare di toccare gli occhi, il naso e la bocca con le mani;
● tossire o starnutire all’interno del gomito con il braccio piegato o di un fazzoletto, preferibilmente
monouso, che poi deve essere immediatamente eliminato;
● evitare contatti ravvicinati mantenendo la distanza di almeno un metro dalle altre persone, in
particolare con quelle con sintomi respiratori;
● in caso di febbre e/o sintomi respiratori (e/o gastrointestinali in particolare nei bambini) non uscire di
casa e contattare il proprio medico curante;
● indossare la mascherina ed eseguire l’igiene delle mani prima di indossarla e dopo averla rimossa ed
eliminata;
● praticare un’accurata igiene degli ambienti e delle superfici con particolare attenzione a quelle che più
frequentemente vengono toccate o manipolate o sulle quali possono depositarsi goccioline prodotte
con il respiro, il parlato o colpi di tosse e starnuti;
● aerare frequentemente i locali e privilegiare le attività all’aria aperta evitando i luoghi chiusi e affollati.
Nell’obiettivo di garantire il distanziamento interpersonale ed evitare assembramenti di persone all’interno
delle strutture residenziali e semiresidenziali, a tutela sia degli ospiti/utenti sia dei visitatori/fornitori, si
raccomanda che gli enti gestori, d’intesa con il Medico Competente e il Responsabile del Servizio di
Prevenzione e Protezione (RSPP), provvedano ad organizzare gli accessi alla struttura secondo criteri che
riducano il più possibile il numero di persone compresenti, rendendolo compatibile con gli spazi disponibili.
2. Accessi di persone esterne (familiari/congiunti e operatori esterni)
L’ente gestore deve porre in atto ogni possibile misura tesa ad evitare l’ingresso, anche temporaneo, nella
struttura di casi sospetti/probabili/confermati di COVID-19, in quanto ciò rappresenta un fondamentale
aspetto di prevenzione e protezione. In particolare, l’ente gestore deve impedire l’accesso a persone che
presentino sintomi di infezione respiratoria acuta, anche di lieve entità, o che abbiano avuto un contatto
stretto con casi di COVID-19 sospetti/probabili/confermati negli ultimi 14 giorni.
A tal fine è necessario mettere in atto un sistema di valutazione per chiunque debba accedere alla struttura
residenziale o semiresidenziale in modo tale da consentire l’identificazione immediata di persone che
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presentino sintomi simil-influenzali (tosse secca, dolori muscolari diffusi, mal di testa, rinorrea, mal di gola,
congiuntivite, diarrea, vomito) e/o febbre. Si raccomanda che tale valutazione preveda:
● misurazione della temperatura (con termometri a distanza che non comportano il contatto, o
termoscanner fissi, ove disponibili);
● ricordare all’ingresso tutte le norme comportamentali e le precauzioni raccomandate per la
prevenzione dell’infezione da SARS-CoV-2.
2.1. Protocolli specifici per le visite di familiari e altri congiunti
Considerato il benessere psico-fisico degli ospiti delle strutture residenziali per il quale risulta fondamentale la
dimensione affettiva e sociale della relazione con i familiari e/o altri congiunti, tenuto conto, a questo riguardo,
dell’attuale andamento discendente del trend epidemiologico, si precisa che le visite sono consentite nel
quadro delle misure generali di prevenzione e protezione richiamate al Paragrafo precedente. Pertanto, al fine
di ulteriormente facilitare gli incontri con i familiari/congiunti le indicazioni già fornite con precedenti
comunicazioni vengono con il presente atto confermate e opportunamente aggiornate.
Ciò premesso, gli enti gestori provvedono mediante specifici protocolli per l’accesso di familiari e visitatori che
contemplino:
● ingressi limitati (per ogni ospite, la visita dovrà prevedere al massimo 2 persone
contemporaneamente presenti ed una durata indicativa di 30 minuti) e scaglionati, limitando il
numero di visitatori contemporaneamente presenti, secondo una specifica organizzazione che
consenta lo svolgimento delle visite nel rispetto delle regole di distanziamento sociale, provvedendo
mediante la prenotazione degli accessi dei visitatori così da evitare assembramenti anche negli spazi
dedicati all’attesa dell’ingresso e compatibilmente con gli spazi disponibili;
● al momento della prenotazione l’ente gestore valuta lo stato di salute del visitatore attraverso la
compilazione di un breve questionario come da Allegato 1 (checklist);
● sottoscrizione preventiva di un patto di responsabilità reciproca tra l’ente gestore della struttura
residenziale e i familiari/congiunti dell’ospite, come da Allegato 2, per il rispetto delle regole di
contrasto alla diffusione del virus che prevede, tra l’altro, l’autodichiarazione circa la non presenza
nell’ambito del proprio nucleo familiare di persone con febbre o sintomi di malattia respiratoria e, nel
caso in cui un componente del nucleo familiare dovesse presentare questi sintomi nei giorni successivi
la visita, l’impegno ad informare la struttura;
● conservare l’elenco delle prenotazioni e delle visite per un periodo di 14 giorni, il questionario relativo
allo stato di salute (checklist di cui all’Allegato 1) viene riproposto al momento dell’accesso del
visitatore e viene datato e controfirmato dallo stesso;
● controllo dei visitatori rispetto al rischio di infezione da SARS-CoV-2 e il divieto di accesso alla struttura
da parte di visitatori che presentino segni o sintomi suggestivi dell’infezione (es. febbre (> 37,5°C),
tosse, difficoltà respiratoria, congiuntivite) o che risultano contatti stretti di persona sospetta o
confermata COVID-19;
● utilizzo costante e corretto della mascherina chirurgica da parte di tutti i visitatori;
● prevedere l’utilizzo della mascherina chirurgica anche da parte degli ospiti che ricevono le visite;
● far eseguire al visitatore l’igiene delle mani all’ingresso in struttura;
● preferire per le visite, in particolare per la stagione primaverile ed estiva e compatibilmente con le
condizioni dell’ospite, gli spazi esterni nel rispetto delle regole di igiene e sicurezza;
● escludere, in questa fase, ogni accesso di familiari e/o altri congiunti all’interno dei nuclei di degenza;
è possibile una deroga solo per i casi di estrema necessità o indifferibilità (es. nel caso di fine vita) e su
autorizzazione della Direzione sanitaria o, per le strutture che non prevedono questa figura, su
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autorizzazione dell’ente gestore d’intesa con il Medico curante di riferimento, che provvederanno a
definire anche le modalità di accesso in sicurezza;
● per le visite condotte all’interno della struttura individuare spazi e luoghi dedicati, che garantiscano il
rispetto del distanziamento sociale e delle norme igieniche;
● limitare al minimo il transito del visitatore per gli spazi comuni, prevedendo per le visite orari adeguati
e compatibili alle restanti attività di ospiti e operatori;
● idonea aerazione del locale dove è avvenuta la visita;
● detersione e sanificazione degli ambienti al termine della visita con particolare attenzione agli
elementi che vengono più frequentemente toccati con le mani e alle superfici di appoggio;
● presenza di dispenser di soluzione idroalcolica nello spazio dove avviene la visita.
2.2. Sensibilizzazione e formazione dei visitatori
L’adeguata sensibilizzazione e formazione dei visitatori sono fondamentali nella prevenzione e nel controllo dei
casi di COVID-19, anche in considerazione delle difficoltà che si possono incontrare nel far seguire le stesse
norme agli ospiti proprio per le loro particolari situazioni di fragilità. Per questo, i metodi devono essere il più
possibile adattati e resi compatibili con gli specifici target di utenza e le realtà locali. La sensibilizzazione e la
formazione devono concentrarsi sul rispetto delle seguenti misure:
● evitare strette di mano, baci e abbracci;
● igiene delle mani, in particolare dopo l’utilizzo del bagno e prima di mangiare: lavaggio con acqua e
sapone e asciugatura con salvietta monouso, o frizione con soluzione idroalcolica;
● igiene respiratoria: tossire e starnutire coprendo naso e bocca usando fazzoletti o nella piega del
gomito; i fazzoletti dovrebbero essere preferibilmente di carta e dovrebbero essere smaltiti in una
pattumiera chiusa;
● mantenersi a distanza di almeno 1 metro dalle altre persone;
● utilizzo di mascherina sempre correttamente posizionata;
● evitare di condividere oggetti con altri residenti, come asciugamani, salviette e lenzuola, piatti,
bicchieri, posate, cibo, ecc.
Se possibile, la sensibilizzazione, l’educazione e la formazione degli ospiti e dei visitatori dovrebbero basarsi su
sessioni di breve durata (non più di 30 o 60 minuti), e includere esercitazioni pratiche o anche ricreative (ad
esempio, dimostrazioni sulle pratiche per l’igiene delle mani e respiratoria, video, canzoni sull’igiene delle
mani, ecc.).
Queste attività dovrebbero essere supportate da poster e altri supporti audio-visivi (cartoline, volantini, ecc.).
L’utilizzo di social media può anche essere considerato se utile, soprattutto per sensibilizzare i visitatori.
Per rafforzare la sensibilizzazione e la formazione del personale, degli ospiti e dei visitatori è importante
utilizzare promemoria visivi come poster, cartelli, volantini, screen-saver che dovrebbero, ad esempio, insistere
sull’igiene delle mani, sul distanziamento sociale e altre precauzioni, nonché sulla necessità di monitorare il
proprio buono stato di salute. Inoltre, è importante utilizzare tali strumenti (opuscoli informativi, poster) per
informare adeguatamente i familiari sull’importanza della gestione delle visite secondo le modalità e le misure
di prevenzione e protezione indicate ai paragrafi precedenti onde contenere al massimo il rischio di diffusone
dell’infezione all’interno della struttura residenziale. Messaggi e promemoria visivi possono anche essere
diffusi attraverso i social media. L’ISS ha preparato una sezione del proprio sito web dove scaricare documenti
tecnici e infografiche.
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2.3. Fornitori, manutentori e altri operatori esterni
Tutti i fornitori, manutentori e altri operatori esterni che accedono alla struttura devono sempre utilizzare
idonei dispositivi di protezione, con particolare attenzione alla mascherina, sempre ben posizionata, e praticare
un’accurata igiene delle mani.
La loro permanenza nei locali deve essere limitata al tempo strettamente necessario per l’effettuazione delle
attività specifiche. La consegna della merce deve avvenire attraverso un unico ingresso per un maggior
controllo, seguendo percorsi prestabiliti dal responsabile della struttura.
Il personale della struttura deve monitorare la temperatura di fornitori, manutentori e/o altri operatori esterni,
attraverso termometri a distanza o termoscanner fissi, e indagare l’eventuale presenza di sintomi di infezione
respiratoria acuta, vietando l’ingresso qualora fossero riscontrati febbre o altra sintomatologia indicativa di
infezione.
Per gli operatori/fornitori/manutentori esterni la cui attività all’interno della struttura comporta vicinanza agli
ospiti e una prolungata permanenza negli ambienti di vita dei suddetti, si richiede la compilazione del
questionario di cui all’Allegato 1.
3. Nuovi ingressi e riammissioni in struttura per anziani non autosufficienti
Fatta salva la disciplina vigente per gli inserimenti nelle strutture residenziali specifica per ciascun target di
utenza oggetto del presente atto, l’accoglimento di nuovi ospiti deve avvenire nel rispetto delle indicazioni già
fornite con precedenti comunicazioni, che con il presente atto vengono confermate e opportunamente
aggiornate in relazione all’andamento decrescente del trend epidemiologico.
Si precisa che l’accoglimento di nuovi ospiti è permesso solo nelle strutture residenziali in cui non sono presenti
ospiti COVID-19 positivi (COVID-free); laddove presenti, l’accoglimento in parola è permesso solo nel caso in cui
il modello strutturale-organizzativo garantisca una netta separazione delle attività dedicate agli ospiti COVID19 positivi.
3.1. Nuovi ingressi
I nuovi accoglimenti dovranno, da un lato, garantire una presenza di ospiti compatibile con le esigenze di
gestione dei casi in isolamento e, dall’altro, avvenire sulla base delle attuali modalità di accesso che
consentono di dare precedenza alle persone la cui gravità unita al prolungato permanere al domicilio sta
causando problemi di tipo sanitario (fisico e psichico) e sociale alla persona e alla famiglia. Con le stesse
modalità dovranno continuare ad essere regolamentati anche gli ingressi temporanei programmati, mentre
continuano ad essere garantiti gli ingressi urgenti e improcrastinabili, cioè quelli senza i quali potrebbe
verificarsi un rapido peggioramento delle condizioni di salute dell’utente.
3.1.1. Area di accoglienza temporanea
L’ente gestore, per consentire l’accesso di nuovi ospiti, deve allestire un’area (camere possibilmente con
bagno) di accoglienza temporanea dedicata ai nuovi ospiti con l’adozione di misure idonee a garantire
adeguato distanziamento sociale, allo scopo di attuare un’ulteriore barriera contro la diffusione del virus da
soggetti in una possibile fase di incubazione. Devono essere attuate, secondo specifica organizzazione interna,
tutte le misure idonee a mantenere l’isolamento tra gli ospiti nell’area di accoglienza e tra questi e il resto degli
ospiti della struttura. L’ente gestore dovrà, inoltre, individuare uno o più medici (Medici Curanti incaricati
dall’ente gestore/Azienda ULSS o Medici di Medicina Generale/Pediatri di Libera Scelta) che avranno il compito
di effettuare le visite propedeutiche all’ingresso e gestire gli ospiti durante il periodo di osservazione
(quarantena) prima dell’accoglimento definitivo.
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3.1.2. Modalità di accoglimento di un nuovo ospite
In questa fase di evoluzione del trend epidemiologico si attuano le misure di seguito riportate;
successivamente, se l’andamento permane con trend discendente, si potranno valutare possibili modalità
finalizzate ad una riduzione del tempo di isolamento (quarantena) presso la struttura residenziale.
3.1.3. Verifiche propedeutiche
Prima dell’accoglimento definitivo di un nuovo ospite l’ente gestore dovrà necessariamente verificare le
seguenti condizioni: “assenza di segni o sintomi di malattia (in particolare l’insorgenza improvvisa nei 14 giorni
precedenti di: febbre, tosse e difficoltà respiratorie)” e “non essere stato a contatto stretto con un caso
confermato o probabile di SARS-CoV-2”. Tali verifiche dovranno essere effettuate mediante triage telefonico
avvalendosi del Medico di Medicina Generale se la persona proviene dal domicilio, dal Medico dell’Ospedale di
Comunità o dal Medico Ospedaliero se la persona proviene da percorso di dimissione ospedaliera secondo
quanto previsto al Paragrafo 3.2, dal Medico Curante che in quel momento ha in carico la persona se questa
proviene da altra struttura residenziale. Comunque, al momento dell’accesso della persona alla struttura (area
di accoglienza temporanea) è necessario accertarsi mediante visita da parte di un Medico, tra quelli individuati
dall’ente gestore per la gestione degli ospiti durante il periodo di osservazione, dell’assenza di condizioni di
rischio in atto. Il medico deve verificare, secondo le indicazioni del Ministero della Salute1
, che la persona non
si trovi nelle condizioni di caso “sospetto”, “probabile” o “confermato”.
3.1.4. Saggi diagnostici e protocolli di monitoraggio
Verificata l’assenza delle condizioni di rischio in atto secondo le modalità su indicate, dev’essere effettuato (a
cura degli operatori/infermieri della struttura ovvero operatori dell’Azienda ULSS), un tampone nasofaringeo
(nota regionale prot. n. 128527 del 20 Marzo 2020). Il test diagnostico può essere eseguito anche
precedentemente all’ingresso dell’ospite, purchè entro le 48 ore antecedenti l’ingresso stesso. L’eventuale
negatività di questo tampone non implica tuttavia la sicurezza che questo ospite non possa sviluppare una
malattia nei giorni successivi. Il tampone negativo all’ingresso deve, quindi, essere ripetuto dopo 14 giorni,
prima della sistemazione definitiva. Successivamente, come per tutti gli altri ospiti, devono essere applicati i
protocolli di monitoraggio dello stato di salute dell’ospite attraverso la verifica della presenza di segni o sintomi
suggestivi dell’infezione previsti in accordo con le indicazioni regionali.

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Caso sospetto di COVID-19 che richiede esecuzione di test diagnostico:
1. Una persona con infezione respiratoria acuta (insorgenza improvvisa di almeno uno tra i seguenti segni e sintomi: febbre, tosse,
difficoltà respiratoria) e senza un’altra eziologia che spieghi pienamente la presentazione clinica e storia di viaggi o residenza in
aree in cui è segnalata trasmissione locale durante i 14 giorni precedenti l’insorgenza dei sintomi.
2. Una persona con una qualsiasi infezione respiratoria acuta e che è stata a stretto contatto con un caso probabile o confermato
di COVID-19 nei 14 giorni precedenti l’insorgenza dei sintomi.
3. Una persona con infezione respiratoria acuta grave (febbre e almeno un segno/sintomo di malattia respiratoria – es. tosse,
difficoltà respiratoria) e che richieda il ricovero ospedaliero (SARI) e senza un’altra eziologia che spieghi pienamente la
presentazione clinica.
Nell’ambito dell’assistenza primaria o nel Pronto Soccorso ospedaliero, tutti i pazienti con sintomatologia di infezione respiratoria acuta
devono essere considerati casi sospetti se in quell’area o Paese è stata segnalata trasmissione locale.
Caso probabile: un caso sospetto il cui risultato del test per SARS-CoV-2 è dubbio o inconcludente utilizzando protocolli specifici di Real Time
PCR per SARS-CoV-2 presso i Laboratori di Riferimento Regionali individuati o è positivo utilizzando un test pan-coronavirus.
Caso confermato: un caso, indipendentemente dai segni e dai sintomi clinici, con una conferma di laboratorio per infezione da SARS-CoV-2,
effettuata presso il Laboratorio di Riferimento Nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), dai Laboratori di Riferimento Regionali e dai
Laboratori autorizzati dalla Regione nel rispetto dei criteri ministeriali.
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Per tutti gli ospiti, ma con particolare attenzione a coloro che sono presenti nell’area di accoglienza
temporanea per tutti i 14 giorni, deve essere garantito un monitoraggio per l’eventuale comparsa di febbre e
segni e sintomi di infezione respiratoria acuta o di difficoltà respiratoria e altri fattori di rischio. Tale
monitoraggio deve prevedere la misurazione della temperatura due volte al giorno, possibilmente attraverso
termometri per la misurazione a distanza. Se necessario, comunicare tempestivamente al personale medico la
situazione per la gestione del caso.
3.2 Riammissioni in struttura e trasferimenti interni
3.2.1. Rientro da Pronto Soccorso o da Poliambulatorio
Premesso che l’ospite di una struttura residenziale extraospedaliera che si reca nelle strutture ospedaliere e/o
poliambulatoriali deve indossare la mascherina chirurgica e rispettare il distanziamento sociale, si pongono le
seguenti indicazioni:
● nel caso in cui l’ospite della struttura residenziale abbia avuto un accesso al pronto soccorso (PS),
poiché in tale situazione, secondo le procedure indicate nelle Linee di indirizzo regionali per la
riapertura delle attività sanitarie – Fase 2, tutti gli utenti che accedono al PS devono transitare in
un’area di pre-accettazione esterna alla struttura dove vengono identificati attraverso pre-triage i casi
sospetti per COVID-19 che verranno avviati alla valutazione all’interno al percorso compatibile COVID19 con esecuzione del tampone nasofaringeo, mentre tutti i casi non sospetti sono avviati al percorso
standard di gestione e cura, mantenuto distinto e funzionalmente separato e quindi considerato
“pulito” e protetto, al rientro nella struttura residenziale non è necessario seguire l’iter cautelativo
previsto per l’accoglimento di un nuovo ospite;
● nel caso in cui l’ospite della struttura residenziale abbia avuto un accesso ad una struttura
poliambulatoriale per prestazioni specialistiche, di laboratorio e di diagnostica strumentale, per le
quali il tempo di permanenza nel poliambulatorio è breve, poiché in tale situazione, secondo le
procedure indicate nelle Linee di indirizzo regionali per la riapertura delle attività sanitarie – Fase 2,
per tutti i pazienti che accedono alle prestazioni ambulatoriali e si trovano in condizioni di particolare
fragilità (es. oncologici, trapiantati) si dovrà prendere in considerazione l’opportunità di attivare
percorsi separati rispetto agli altri utenti, con accesso ad ambulatori dedicati, al rientro nella struttura
residenziale non è necessario seguire l’iter cautelativo previsto per l’accoglimento di un nuovo ospite.
● A riguardo l’Azienda ULSS provvede per tali utenti “attivando opportuni e precisi percorsi prioritari e
speciali per favorirne l’accesso, e la riduzione al minimo dei tempi di attesa”, nonché atti a garantire la
minore permanenza presso la struttura poliambulatoriale e in pronto soccorso.
3.2.2. Trasferimenti interni alla struttura residenziale
● nel caso in cui l’ospite della struttura residenziale sia trasferito da una sezione (es. nucleo o modulo)
all’altra della stessa struttura, non sono necessari provvedimenti cautelativi ad hoc qualora tali
trasferimenti avvengano tra sezioni “COVID-free”;
3.2.3. Rientro da ricovero ospedaliero
● nel caso in cui l’ospite della struttura residenziale abbia avuto un ricovero ospedaliero per COVID-19 e
venga dimesso dopo l’acquisizione della negatività di due tamponi a distanza di almeno 24 ore, il
rientro in struttura potrà avvenire senza il periodo precauzionale di quarantena.
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● nel caso in cui l’ospite della struttura residenziale abbia avuto un ricovero ospedaliero per COVID-19 e
venga dimesso senza l’acquisizione della negatività di due tamponi a distanza di 24 ore, il rientro in
struttura è subordinato all’iter cautelativo previsto per l’accoglimento di un nuovo ospite, l’Azienda
ULSS di riferimento provvede disponendo che la quarantena avvenga all’interno di un Ospedale di
Comunità, con l’esecuzione di un tampone all’inizio e alla fine della stessa;
● nel caso in cui l’ospite della struttura residenziale abbia avuto un ricovero ospedaliero per altra causa,
il rientro in struttura è subordinato all’iter cautelativo previsto per l’accoglimento di un nuovo ospite,
l’Azienda ULSS di riferimento provvede disponendo che la quarantena avvenga all’interno di un
Ospedale di Comunità, con l’esecuzione di un tampone all’inizio e alla fine della stessa.
3.2.4. Altre casistiche
● Premesso che in via generale non sono ammessi i soggiorni fuori dalla struttura nel fine settimana, nei
casi eccezionali in cui l’ospite rientra in struttura dopo aver soggiornato lontano da essa o proviene da
altra struttura (trasferimento) si applica l’iter cautelativo previsto per l’accoglimento di un nuovo
ospite.
4. Indicazioni specifiche per tipologia di struttura
Di seguito si forniscono indicazioni specifiche per talune strutture residenziali e semiresidenziali che
costituiscono opportuni adeguamenti e aggiunte a quanto definito ai Paragrafi precedenti in considerazione
dei particolari target di utenza e dei parametri organizzativo-funzionali stabiliti per queste strutture dalla
programmazione regionale e attuativa locale.
4.1 Strutture residenziali
Tali indicazioni valgono per le strutture residenziali di seguito elencate:
1. Comunità Alloggio per persone con disabilità;
2. Comunità residenziali per minori (Comunità educativa per minori, Comunità educativa per minori con
pronta accoglienza, Comunità educativa-riabilitativa per preadolescenti/adolescenti, Comunità
terapeutica riabilitativa protetta; Comunità educativa mamma-bambino, Comunità familiare);
3. Servizi residenziali dell’area dipendenze;
4. Strutture residenziali dell’area salute mentale.
All’interno delle sopracitate strutture residenziali, devono essere applicati i protocolli di prevenzione e
protezione per il contenimento della diffusione del virus (igienizzazione mani, uso corretto mascherine
chirurgiche, distanziamento interpersonale, misurazione temperatura corporea, ecc.) indicati nei Paragrafi
precedenti del presente documento.
Per i nuovi ingressi e i trasferimenti da altre strutture residenziali (COVID-free), salva ogni altra indicazione di
cui al Paragrafo 3:
● esecuzione del saggio diagnostico (tampone nasofaringeo) al momento dell’ingresso nella struttura
(prima giornata), mantenendo l’ospite in quarantena fino al referto negativo del saggio diagnostico a
seguito del quale l’ospite verrà ammesso alle attività del servizio senza necessità di effettuare un
secondo tampone;
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● durante i primi 14 giorni dall’ingresso e successivamente l’ospite dovrà essere attentamente
monitorato dagli operati del servizio residenziale;
● nel caso in cui il referto del saggio diagnostico risultasse positivo si applica il protocollo previsto dal
Dipartimento di Prevenzione della Regione del Veneto;
● le persone ospiti delle strutture residenziali che si recano fuori dalla struttura residenziale per motivi
terapeutico-riabilitativi non dovranno sottoporsi all’iter cautelativo di cui ai punti precedenti, ma, al
rientro, saranno monitorati per valutare la comparsa di eventuali segni e sintomi. In caso di dubbio
saranno sottoposti a visita medica, con applicazione dell’iter cautelativo previsto ai punti precedenti
per questo target di utenza;
● nel caso di nuovi ingressi in strutture residenziali dell’area dipendenze, il triage di ingresso potrà
essere eseguito anche dal medico del SerD. In caso di sintomatologia sospetta per COVID-19, il Medico
del SerD rimanda in ogni caso il soggetto al Medico di Medicina Generale per le valutazioni cliniche di
competenza.
Per le visite, salvo quanto indicato al Paragrafo 2, si prevede che possano essere effettuate, anche mediante
rientro in famiglia del soggetto, secondo le previsioni del progetto individualizzato. Pertanto, tali rientri in
famiglia potranno essere concordati e programmati con l’ente gestore, nel rispetto delle predette
comunicazioni di legge, secondo le previsioni del progetto individualizzato e con le seguenti modalità:
● sottoscrizione preventiva di un patto di responsabilità reciproca tra l’ente gestore della struttura
residenziale e i familiari/congiunti dell’ospite (Allegato 2) per il rispetto delle regole di contrasto alla
diffusione del virus che prevede, tra l’altro, l’autodichiarazione circa la non presenza nell’ambito del
proprio nucleo familiare di persone con febbre o sintomi di malattia respiratoria e, nel caso in cui un
componente del nucleo familiare dovesse presentare questi sintomi nei giorni successivi il rientro in
famiglia, l’impegno ad informare la struttura;
● conservare l’elenco delle visite extra residenziali/rientri in famiglia per un periodo di 14 giorni;
● solo per i minori, nel caso in cui l’inserimento sia avvenuto a seguito di provvedimento del Tribunale
per i minorenni, tali rientri in famiglia sono consentiti previa comunicazione all’autorità giudiziaria
competente, e comunque sempre secondo le previsioni del progetto educativo individualizzato.
In caso di insorgenza di febbre o di altra sintomatologia sospetta:
● l’ente gestore provvede all’isolamento della persona ospite della struttura, attivando il seguente iter
cautelativo: esecuzione del saggio diagnostico (tampone nasofaringeo), mantenendo l’ospite in
quarantena fino al referto negativo del saggio diagnostico a seguito del quale l’ospite verrà riammesso
alle attività della struttura residenziale senza necessità di effettuare un secondo tampone. Dove non
sia realizzabile l’isolamento (quarantena) all’interno della struttura, si possono attivare, con la
supervisione dell’Azienda ULSS competente, modalità alternative per il periodo di isolamento.
4.2 Strutture semiresidenziali
Per tutte le strutture semiresidenziali è prevista la sottoscrizione preventiva di un patto di responsabilità
reciproca tra l’ente gestore della struttura semiresidenziale e il soggetto interessato o familiari/congiunti dello
stesso (Allegato 2) per il rispetto delle regole di contrasto alla diffusione del virus che prevede, tra l’altro,
l’autodichiarazione circa la non presenza nell’ambito del proprio nucleo familiare di persone con febbre o
sintomi di malattia respiratoria e, nel caso in cui un componente del nucleo familiare dovesse presentare
questi sintomi nei giorni successivi il rientro in famiglia, l’impegno ad informare la struttura.
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Potrà essere prevista la misurazione quotidiana della temperatura (con termometri a distanza che non
comportano il contatto, o termoscanner fissi, ove disponibili). in caso di T> 37,5°C il soggetto non potrà
accedere al servizio e sarà rinviato, anche per il tramite di familiari e accompagnatori, a rivolgersi al proprio
medico di medicina generale o pediatra di libera scelta.
4.2.1. Servizi semiresidenziali per persone con disabilità
Con riferimento alle “Indicazioni per la riattivazione graduale dei servizi semiresidenziali per persone con
disabilità” di cui alla DGR n. 595 del 12 Maggio 2020 stante l’andamento epidemiologico discendente, si
introducono le seguenti varianti:
● compartimentazione funzionale: al fine di favorire i processi di riattivazione e l’organizzazione delle
attività l’ente gestore può valutare la possibilità di estendere la numerosità dei gruppi fino ad un
massimo di 10 utenti;
● monitoraggio e controllo: la tempistica di effettuazione dei test di screening agli operatori del servizio
semiresidenziale corrisponde a quella riferita alla generalità degli operatori sanitari prevista
nell’ambito del Piano di Sanità Pubblica e successive integrazioni;
● é prevista, inoltre, l’effettuazione del tampone nasofaringeo ai soggetti con disabilità nella fase iniziale
di riattivazione del servizio, preventivamente al primo accesso dell’utente. A seguire gli operatori
provvederanno a osservare nel tempo l’evenienza di sintomi che possano far sospettare una infezione
da SARS-CoV-2 (febbre, tosse, difficoltà respiratorie, ecc.) negli stessi utenti del servizio.
4.2.2. Servizi semiresidenziali dell’area salute mentale
Con riferimento ai servizi semiresidenziali dell’area salute mentale si precisa che, nel quadro delle misure
generali di prevenzione e protezione di cui al presente provvedimento, le indicazioni stabilite con DGR n. 595
del 12 Maggio 2020, con gli aggiornamenti introdotti al Paragrafo precedente, sono da intendersi estese anche
ai servizi in oggetto.
4.2.3. Servizi semiresidenziali per anziani
Con riferimento ai servizi semiresidenziali per anziani le cui attività sono state sospese a far data dal 6 Marzo
2020, si ritiene che nell’attuale “fase 3” tali servizi possano essere riattivati. A tal fine, vanno implementate
anche per detti servizi le misure di prevenzione e contenimento, nonché di priorità nell’eventualità di dover
selezionare gli utenti per esigenze di distanziamento sociale, indicate ai paragrafi precedenti. Il modello
organizzativo deve garantire netta separazione tra attività semiresidenziale ed eventuale attività residenziale
concomitante.
Preventivamente al primo accesso dell’utente, dovrà essere effettuato il triage secondo le indicazioni riportate
al Paragrafo 3.1 ed effettuato il saggio diagnostico (tampone nasofaringeo), a cura degli operatori della
struttura che provvederanno, altresì, ad osservare nel tempo l’evenienza di sintomi che possano far sospettare
una infezione da SARS-CoV-2 (febbre, tosse, difficoltà respiratorie, ecc.) negli stessi utenti del servizio.
Con riferimento al servizio di trasporto degli utenti dal domicilio al servizio semiresidenziale vanno seguite le
misure indicate nelle linee guida specifiche di cui al DPCM 26 Aprile 2020 con particolare riguardo al numero
massimo di passeggeri che dev’essere tale da garantire il rispetto della distanza di un metro tra gli stessi e
all’obbligo per i passeggeri di indossare la mascherina sempre correttamente posizionata. Solo nel caso in cui il
trasporto venga effettuato privatamente da un conducente-accompagnatore convivente della persona anziana
il limite della distanza su richiamato può essere derogato.
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4.2.4. Centri Sollievo
Per i centri sollievo, si ritiene che nello scenario epidemiologico attuale della “fase 3”, sia possibile per ciascun
Associazione di Volontariato valutare la ripresa delle attività, sulla base della disponibilità dei propri volontari e
in considerazione degli spazi e del contesto specifico. La riapertura deve comunque attenersi, oltre che alle
raccomandazioni igienico-sanitarie di carattere generale, anche alle indicazioni seguenti:
● compartimentazione funzionale: al fine di favorire i processi di riattivazione e l’organizzazione delle
attività l’Associazione può valutare la possibilità di prevedere lo svolgimento delle attività per gruppi
separati aventi una numerosità fino ad un massimo di 10 utenti;
● per il trasporto degli utenti dal domicilio al centro vanno seguite le misure indicate nelle linee guida
specifiche di cui al DPCM 26 Aprile 2020 con particolare riguardo al numero massimo di passeggeri
che dev’essere tale da garantire il rispetto della distanza di un metro tra gli stessi e all’obbligo per i
passeggeri di indossare la mascherina sempre correttamente posizionata. Solo nel caso in cui il
trasporto venga effettuato privatamente da un conducente-accompagnatore convivente della persona
anziana il limite della distanza su richiamato può essere derogato;
● far indossare la mascherina ai volontari e a tutte le personale, compatibilmente allo stato di salute, ad
eccezione di tutte le condizioni per cui non è normativamente previsto tale obbligo; particolare
importanza ha l’utilizzo della mascherina negli ambienti chiusi;
● organizzare tutte le attività, inclusi gli accessi, in modo da favorire il distanziamento interpersonale ed
evitare assembramenti con particolare attenzione anche a volontari e accompagnatori.
5. Prevenzione vaccinale nelle strutture residenziali per anziani
In considerazione dell’attuale scenario epidemiologico e della sua possibile evoluzione nel corso dei prossimi
mesi, la Regione del Veneto prevede uno specifico piano vaccinale dedicato alle persone che frequentano le
strutture residenziali per anziani (operatori sanitari e personale che opera nella struttura, fornitori e
manutentori, visitatori e familiari) sul quale sarà effettuato una specifica campagna informativa e un’attività di
monitoraggio.
Per tutti gli ospiti della struttura sarà avviata, con la regia del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell’Azienda
ULSS di riferimento e in collaborazione con medici operanti nella struttura stessa, una specifica campagna
vaccinale di recupero contro il pneumococco per tutti i soggetti non già vaccinati in linea con le indicazioni
nazionali2
e regionali. Sarà, inoltre, continuata e rafforzata la campagna di vaccinazione antinfluenzale
stagionale.
Per gli operatori sanitari e personale che opera nella struttura viene fortemente raccomandata la vaccinazione
antinfluenzale stagionale al fine di ridurre la circolazione del virus influenzale all’interno delle strutture
residenziali per anziani e, quindi, l’incidenza della patologia in una popolazione particolarmente fragile e
potenzialmente a maggior rischio di evoluzione grave, con conseguente riduzione delle ospedalizzazioni e della
mortalità per influenza. Al contempo, si ridurrebbero le assenze stagionali per malattia degli operatori sanitari,
causa di serie ripercussioni sulle normali attività delle varie strutture. Infine, dal momento che i sintomi
dell’influenza, almeno in una fase iniziale, sono molto simili a quelli causati dall’infezione da SARS-CoV-2,

2
Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale PNPV 2017-2019; Conferenza Stato-Regioni il 19 gennaio 2017 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il
mese successivo (G.U. Serie Generale, n. 41 del 18 febbraio 2017).
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l’aumento della copertura vaccinale antinfluenzale faciliterebbe la diagnosi differenziale di quest’ultima,
portando più precocemente all’isolamento di eventuali nuovi casi di Coronavirus all’interno delle strutture.
Per tutti i visitatori è raccomandata la vaccinazione antinfluenzale, questa strategia ha lo scopo di ridurre
quanto più possibile la circolazione del virus dell’influenza all’interno di tali contesti assistenziali per
proteggere gli ospiti dalle complicanze stesse dell’influenza e facilitare la diagnosi differenziale con eventuali
manifestazioni da COVID-19 nel periodo in cui tali infezioni potrebbero sovrapporsi. Semplificare la diagnosi
differenziale consentirà di gestire più tempestivamente e con maggiore efficienza sia sotto il profilo clinico che
organizzativo l’eventuale presenza di ospiti con sintomatologia sospetta.
6. Medicina necroscopica nelle strutture residenziali per anziani
Per quanto riguarda il personale medico, nel contesto delle attività di medicina necroscopica garantita nel
Centro di Servizi, anche al fine di ridurre l’accesso di personale ulteriore e diverso nella struttura stessa, si
raccomanda che le funzioni di medico necroscopo siano garantite per il tramite dei medici operanti all’interno
delle stesse, con le modalità previste dalla Legge Regionale n. 18 del 04/03/2010 (artt. 9 e 10) e mediante le
procedure previste dalla legge 29 dicembre 1993, n. 578 “Norme per l’accertamento e la certificazione di
morte” e dal decreto del Ministro della salute 11 aprile 2008 “Aggiornamento del decreto 22 agosto 1994, n.
582 relativo al: “Regolamento recante le modalità per l’accertamento e la certificazione di morte”.
7. Formazione
Nell’ambito delle strategie di prevenzione e controllo dell’epidemia da virus SARS-CoV-2 è necessaria la
massima attenzione nei confronti dei gruppi di popolazione fragile. Considerato l’elevato fabbisogno
assistenziale dell’anziano fragile, il rapporto ISS COVID-19 n. 4/2020, recante “Indicazioni ad interim per la
prevenzione e il controllo dell’infezione da SARS-CoV-2 in strutture residenziali sociosanitarie”, fornisce
indicazioni che permettono a tutte le strutture di avere un’adeguata formazione per ridurre il rischio di
infezione da COVID-19 degli ospiti e negli operatori.
Per tale motivo, la Regione del Veneto in collaborazione con la Fondazione Scuola di Sanità Pubblica, ha
provveduto all’attivazione di un corso FAD, che offre al personale sanitario e di assistenza operante all’interno
di tali strutture indicazioni da seguire su come attuare correttamente le misure di prevenzione e controllo delle
infezioni per limitare la trasmissione della malattia nel corso dell’attuale emergenza da COVID-19, adottando
opportune precauzioni standard e procedure di isolamento. Le modalità di accesso e fruizione al corso sono
state comunicazione alle singole Aziende ULSS.
Il corso è obbligatorio per tutto il personale operante nelle strutture residenziali e considera i seguenti obiettivi
formativi:
● Conoscere le caratteristiche del virus e le sue modalità di trasmissione, l’epidemiologia, la diagnosi, il
trattamento e le procedure da seguire in presenza di casi sospetti probabili o confermati.
● Sviluppare modalità relazionali e comportamenti da attuare nei momenti di pausa e nelle riunioni.
Direzi

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