Non c’è più decoro / Dio o chi per lui / Sta cercando di dividerci /
Di farci del male / Di farci annegare / Com’è profondo il mare
(Lucio Dalla)
Gli scienziati a volte scherzano sul fatto che le profondità degli oceani sono meno studiate del lato nascosto della Luna. E mentre gli oceani costituiscono il 71% della superficie terrestre solo il 5% circa dell’oceano è stato esplorato. Così il non conosciuto, il sommerso,l’emergente, sono alcuni spunti che costituiscono il tema centrale di questa mostra. Questo il concept sulla mostra di una degli artisti presenti: Simonetta Moro. Sembra che al mare si debba la nascita della vita, e fin dall’antichità l’importanza del mare ha segnato l’umanità, ovviamente attraverso la letteratura poetica si ricordi l’Odissea di Omero. Fra l’altro l’origine del nome, però, non viene dalla Grecia, ma da una regione dell’Asia Minore, la Caria. In questa regione, Odisseo era il nome di un dio marino, il quale, in seguito all’invasione delle popolazioni indoeuropee, è stato assimilato nella figura di Poseidone. Ciò, dunque, fa intuire che l’Odissea tragga le sue radici da antichi racconti marinari. La Tempesta di Shakespeare racconta di un naufragio che cambia le sorti di un ducato grazie alle trame di Prospero il protagonista. O, Moby Dick, poema marinaro per eccellenza dove l’inconscio e il conscio si danno battaglia portandoci nelle profondità oscure dell’anima. O, La ballata del vecchio marinaio di Samuel Coleridge dove la maledizione del marinaio ci fa percorre il bisogno di redenzione, dove la natura incontra la potenza del soprannaturale. Ne Il vecchio e il mare di Ernst Hemingway un vecchio pescatore (Santiago), sfortunato e abbandonato, grazie al suo coraggio e alla sua determinazione lo rendono un simbolo di speranza e resilienza. La patologica ossessione di Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo per quasi mille pagine e venti anni di creazione accompagnano le visioni del protagonista dentro una catastrofe simbolica di rovina. Tutto questo si svolge in una superficie dove vascelli fantasma se la fanno con onde gigantesche, oggi, attribuibili ai vari tsunami che all’epoca di questi racconti erano inimmaginabili se non come forze oscure degli abissi. Ma sotto traccia, sotto il pelo dell’acqua, sotto il livello in cui la luce non penetra e non colora e non dona più lo splendore del suo Blu Marino cosa succede? qui ci aiuta Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne che col sottomarino Nautilus del capitano Nemo, cioè: Nessuno, pseudonimo usato da Ulisse con Polifemo, combatte il mostro marino che distrugge le navi. Mostro enorme fra serpente e balena, terribile e terrificante come il Moby Dick. Il mostro interiore si fa sempre sentire magari sotto altre vesti! Ma per arrivare a Noi alle nostre paure, alle nostre visioni bisogna seguire le orme di un antropologo psicanalista: Géza Roheim che Sigmund Freud manda nel 1929 alla ricerca del “sogno comune”, in quanto l’antropologo polacco Bronislaw Malinowsk , al contrario di Freud, crede che ogni popolo abbia i suoi sogni. Géza Roheim passò dagli indiani Navajo sino agli aborigeni australiani dimostrando che i sogni accomunano tutte le popolazioni grazie a quelli che lui chiamò gli Arcani del Sogno; valorizzando così pure la teoria di Carl Gustav Jung sull’inconscio collettivo. Gli Arcani, o archetipi, del sogno sono diversi, ma fra i più importanti e principali vi sono la Caverna, il Volo, la Montagna e l’Acqua. Comprendiamo, quindi, come l’Acqua, l’Oceano, i Mari diventino importanti per l’essere umano, sia come ambiente vitale che esistenziale. Se, poi, pensiamo al liquido amniotico che nutre il feto e quanto questo sia di una rilevanza psichica, oltre che vitale. E come non pensare che l’artista “rabdomante” per natura non ne risenta nella sua produzione artistica?! Allora che ne è del non conosciuto, dell’emergente, o del sommerso? Luca Buvoli racconterà una storia marinara sulla saggezza antica come nel “vecchio e il mare”, Simonetta Moro tenterà di descriverà la profondità del mare e i suoi mutamenti cromatici, Aga Ousseinov innalzerà aquiloni come fossero vele mosse dal vento e Simon Ostan Simone sonderà i fondali marini dove alberga il gesto muto del suono. A loro la parola nel tentativo di chiarirci di più le opere.
Boris Brollo