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Combattere la frustrazione. Fanne uno strumento per te

Per chi si sente spesso frustrato, imparare a combattere la frustrazione potrebbe essere un passo decisivo per apportare un cambiamento importante nella propria vita. (Ti consiglio di leggere questi articoli di approfondimento qui: https://dariosilvestri.com/paure/)

La frustrazione è uno stato psicologico particolare e ha a che fare con una parte molto profonda di noi stessi. Quando ci sentiamo frustrati, significa che sentiamo di avere un forte bisogno o desiderio ma, per cause imputabili soprattutto all’esterno, non abbiamo modo di vederlo soddisfatto in alcun modo. Da qui possono allora scaturire tutta una serie di emozioni che percepiamo come negative. Tra queste vi sono la rabbia, l’invidia, l’odio o un senso di impotenza e di sconfitta rispetto alla condizione che stiamo vivendo.

Sentirsi frustrati non è piacevole, ed è altrettanto vero che, se diventa una condizione protratta nel tempo, la frustrazione rischia di avvelenarci l’esistenza come il peggiore dei veleni, ma…

Sì, c’è un ma.

Vedi, sono il primo a non amare la frustrazione in quanto tale, fine a sé stessa, ma adoro l’utilità e i vantaggi che posso trarre da uno stato mentale così potente.

Hai capito cosa intendo, no? Intendo dire che la frustrazione non è un elemento che viene da fuori o scende dal cielo: nasce da ciò che hai dentro di te. È la tua mente a generarla sulla base del mancato raggiungimento di obiettivi, sogni e desideri che ti porti dietro da sempre. È per questo motivo che per combattere la frustrazione occorre che tu impari a conoscerla a fondo.

Devi imparare, in poche parole, a farne uno strumento utile alla tua crescita.

Combattere la frustrazione: fanne uno strumento

Da quello che è il mio punto di vista, puoi affrontare la frustrazione in tre modi differenti.

Il primo prevede che tu la subisca in toto. Patire lo stato di frustrazione, lasciare che influenzi liberamente il nostro umore e le nostre giornate è un errore che fanno in molti. È uno stato di passività molto semplice da adottare perché non presuppone nessun tipo di azione o decisione da parte tua. Equivale ad accettare di rimanere invischiati nella melma. Non importa che sia disgustoso e spiacevole: quando ci sei dentro, ti sembra molto più facile rimanerci che tentare di uscirne.

Altri cosa fanno, invece? Decidono che la frustrazione vada affrontata di petto. Cercano in tutti i modi di allontanare le sensazioni negative che si sentono ribollire dentro provando a distrarsi, sminuirle o far finta che non esistano. Il risultato è che spendono gran parte della propria energia per negare qualcosa che provano ma neanche mezza per capire il perché di tale sentire.

Il terzo modo, che ti ho già anticipato, è quello di fare della frustrazione uno strumento che si presti ai tuoi fini. Forse è superfluo precisarlo, ma questo modo di combattere la frustrazione è quello che scelgo e consiglio. Lo scopo non è quello di evitare gli effetti della frustrazione, ma capirne l’origine profonda.

Nel momento in cui comprendi da quali negazioni viene alimentata, comprendi anche come poter agire diversamente perché quegli stessi bisogni possano trovare un loro soddisfacimento, o quali sono le leve che hanno effetto su di te e la tua mente.

Invece di rimanere vittima delle circostanze e sprecare energia che potrebbe esserti utile, questo modo di affrontare la frustrazione ti permette di misurarti con la persona che sei e con ciò che puoi fare per migliorare te stesso e il tuo stare al mondo.

Non temere la tua debolezza

Tra gli effetti della frustrazione ve n’è uno che ti abituerai a riconoscere: ti fa sentire debole e inadeguato.

Se ci fai caso, quando nella vita di tutti i giorni una persona inizia a raccontare di un evento o una situazione in cui ha provato frustrazione, si sente in dovere di minimizzare o di trovare in qualche modo una giustificazione, oppure accompagna le proprie parole a gesti nervosi, parla in modo quasi reticente. Ciò che cerca di fare è allontanare la vergogna e di dimostrare, prima di tutto a sé stessa, di non avere nessuna colpa.

Per quanto sia strano, ciò che accade è che ci sentiamo responsabili, come se la situazione di frustrazione in cui ci troviamo fosse un nostro fallimento. Non importa che la condizione sia stata determinata davvero da agenti o influenze esterne: sentiamo che in qualche modo avremmo dovuto fare di più e trovare una soluzione o un sistema per riuscire lo stesso. Non ottenere ciò che tanto volevamo ci fa sentire deboli e indifesi.

Incredibile, vero? Invece di gioire di aver avuto la forza necessaria di sopportare questo stato, magari di rialzarci dopo una sconfitta e di aver acquisito altra esperienza, il senso di frustrazione opera in noi una sorta di distorsione della realtà. Invece di accettare la nostra debolezza, cerchiamo di allontanarla da noi. Eppure non funziona così: il valore della debolezza è enorme e non va temuta né rifuggita: si tratta, da sempre e sotto ogni punto di vista, della tua ricchezza più importante.

Usa la frustrazione per andare lontano

Prova a fare così: ogni volta che ti senti frustrato, a terra e messo k.o. dalla vita, prova a modificare il tuo punto di vista. Prova a guardarti allo specchio e a ringraziarti per essere finito a terra, aver sbagliato di nuovo, essere stato di nuovo sbattuto dalla vita al punto di partenza. Guardati negli occhi e dillo: GRAZIE.

Non c’è vittoria senza che vi sia una lotta e questa lotta può esserci solo se accetti di scendere sul campo, di metterti in gioco. Ringraziati per le tue debolezze, le tue ferite e le tue cicatrici, perché sono il punto di partenza per il tuo grande cambio di rotta. Più sei capace di andare a fondo, più sarai capace di risalire, e la frustrazione, con tutta la rabbia, il nervosismo e l’insoddisfazione che si porta dietro, sarà la tua benzina più potente. Impara a usarla per andare ancora più lontano.

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Amo l'Arte in tutte le sue declinazioni e follie. Cuore bassanese e castellana d'adozione, rincorro mostre, musei e gallerie sparsi nel mondo che poi recensisco su Storie di Eccellenza. Come artista visiva mi firmo Ketra da quando ho preso in mano la china per poi traghettarmi verso altri media più sperimentali. Agatha Christie, Bauhaus e Siouxsie&The Banshees i miei compagni di viaggio.

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