PR & Influencer

Chi mette alla gogna i runner è un vigliacco

Di solito preferisco uno stile cerchiobottista. Ma ci sono trincee che non si possono abbandonare, ci sono linee sul Piave dalle quali non accetto si possa retrocedere. E non è questione di tanta o poca importanza rispetto all’ecatombe in corso, è un fatto culturale che travalica il tempo e le emergenze. E le parole che si usano quando si va alla lotta sono importanti: nessuno pronunci la parola runner se non sa cosa significa.

In Italia sono poco meno di quarantamila gli atleti che lo scorso anno hanno portato a termine una maratona. Loro sono runner. In Italia sono molte di più le persone che sanno cosa vuol dire amare visceralmente la corsa. Sono persone solitarie, che hanno imparato a soffrire, che dominano il proprio corpo e lo costringono a sforzi inumani. È una caratteristica istintiva, donata dal cielo. Persone che si ergono in alto, dando esempio, e non metaforico, di come la determinazione possa portare a raggiungere qualsiasi obiettivo. I runner sono persone che amano il sole e la pioggia. I runner sono abituati a convivere con la natura, ne rispettano il ciclo vitale e le sue forme più intime. I runner sono divinità dell’empatia verso i propri simili e verso l’ecosistema che li nutre. I runner sono eroi. 

Ebbene, nel mondo distopico in cui il Coronavirus ci sta costringendo a vivere sta esplodendo un nuovo fenomeno. L’infodemia mediatica si mescola all’incapacità dell’essere umano di approfondire le questioni. Peggio: stimola chiunque ad esprimere pareri e visioni sul mondo. Senza verificare, senza capire, senza riflettere. E così le giuste leggi che impongono la distanza tra persone, il prendersi cura di sé per evitare malattie, il controllare l’istinto sociale per il bene ultimo di mantenere in vita la società sono state stuprate. Leggo di medici che sostengono che correre è pericoloso. Vedo scorrere post su Facebook di persone che fotografano i runner e li mettono alla gogna. Intuisco nei discorsi degli amici che, in questa era, è indegno correre e chi rivendica il diritto di farlo è un untore.

Per favore, se proprio dovete dire qualcosa, imparate ad usare le parole corrette. Quelli che vedete tergiversare davanti alle vetrine, vestiti in tuta, non sono runner. Le donnine sovrappeso che sfoggiano completini fucsia mentre parlano al telefonino non sono runner. Gli anziani che si muovono in branco coi nipoti non sono runner. Gli uomini coi bastoncini o la canottiera che mette in vista l’opulenza non sono runner. Guardateli in faccia, quei camminatori. Sono persone che vogliono fare attività fisica e che hanno scelto il momento meno opportuno per cimentarsi in quell’impresa che probabilmente rinviano da tutta la vita. Non sono runner.

Ovviamente, il runner ha in comune con tutti gli altri il dovere di rispettare le regole. Sa che se si facesse male ad una caviglia correndo starebbe commettendo un delitto verso il proprio corpo e verso i medici costretti a curarlo. Ma a quanti runner è mai capitato di fratturarsi correndo? Il runner sa che dopo uno sforzo immane vede le sue difese immunitarie abbassarsi. Ma a quanti runner è mai capitato di ammalarsi davvero dopo una gara? Personalmente, saprei citare piuttosto casi di chi corre, nonostante e durante la malattia.

E allora, perchè si è scatenata questa immane violenza contro il mondo del running nelle ultime ore? La riflessione che mi attanaglia il cervello è cinica. È solo l’invidia a muovere le persone, e in era di emergenza l’invidia diventa odio, diventa divisione, diventa paura, diventa corse ai supermercati e furto di amuchina in farmacia.

Chi mette alla gogna i runner invidia la loro forza d’animo. Il runner, se dovrà restare a casa, si fortificherà con esercizi di core stability buttato a terra, in corridoio. Il runner, se avrà duecento metri per muoversi, masticherà ripetute e scatti per potenziare la propria velocità. Intanto, il vigliacco che lo mette alla gogna si siederà sul divano e scriverà un post su Facebook.

Correre è lo spazio aperto dove vanno a giocare i pensieri.

I pensieri, appunto. Quelli che i vigliacchi rifuggono.

 

Avatar
La scrittura è una malattia, che cura da vent’anni con tutto il giornalismo possibile: ha lavorato per due quotidiani, una televisione e mezza dozzina di riviste, guidato da direttore responsabile magazine e siti internet. Autore di un libro storico sul secondo dopoguerra e di un romanzo di narrativa, ama firmare reportage di viaggio ed è membro del Gruppo italiano stampa turistica. Si emoziona per un calice di Prosecco o per una alchimia di gusti nel piatto. Runner per passione, ha vissuto più maratone di quanto potesse sognare ma trova quiete solo correndo tra i monti e nelle note della moonlight sonata di Beethoven. Vive con Ketra, tre gatti e un cane zoppo. È il direttore di Storie di Eccellenza.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *