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BOTTEGA: PER VALORIZZARE IL PROSECCO VANNO OSTEGGIATI I PREZZI DI SALDO A FRONTE DI UNA BASSA QUALITA’

Di recente la grande distribuzione ha proposto alla propria clientela, in offerta promozionale, una bottiglia di Prosecco Doc al prezzo di 1,99 euro e una bottiglia di Prosecco Superiore Docg a 2,99 euro. Non si tratta purtroppo di casi isolati, ma di una tendenza in atto nel mercato italiano e in altri paesi europei che svilisce la denominazione e le eccellenze dei vini che la rappresentano, non permettendo di far crescere la cultura della qualità.

Ovviamente nessuno può intervenire in maniera diretta sulle strategie delle aziende, tuttavia la corsa al ribasso del prezzo è una guerra a perdere, che sul medio periodo penalizza tutta la filiera del Prosecco. Infatti per conseguire guadagni immediati, dati da grandi volumi e piccoli margini, si disprezza il lavoro dei nostri nonni e dei nostri padri, che hanno creato il fenomeno Prosecco, e si mette a rischio il futuro delle prossime generazioni e il loro radicamento nel territorio.

Il fenomeno Prosecco potrà anche avere lunga vita, e ci auguriamo tutti che sia così, ma difficilmente potrà godere di un’elevata immagine se non si interverrà con rigore contro pratiche di prezzo irragionevoli che indeboliscono tutto il sistema. In questo modo si buttano alle ortiche gli sforzi fatti per ottenere il riconoscimento Unesco e per promuovere un territorio e un vino che tutto il mondo ci invidia.

Il paradosso di questa strategia di prezzo sta nel fatto che il Prosecco Superiore Docg, e in misura minore anche il Prosecco Doc, ha un costo di coltivazione e quindi di produzione ben più elevato dello Champagne. Le pendenze dei vigneti dell’area del Prosecco Superiore Docg (specie le rive), richiedono infatti per la coltivazione manuale di un ettaro circa 500 ore di lavoro l’anno, contro poco più della metà dei colleghi francesi, che possono anche utilizzare apposite macchine agricole. Riguardo alla produzione il Prosecco Superiore Docg è gravato dagli elevati costi degli impianti di spumantizzazione, mentre per lo Champagne l’imbottigliamento direttamente in bottiglia permette di operare facilmente senza grandi investimenti in mezzi di produzione. Ma non è solo una questione di costi, ma anche di rischi: un produttore di Prosecco, nel caso di un’annata mediocre, non può fare nulla. Invece il produttore di Champagne, grazie all’escamotage del “liqueur d’expedition”, può correggere la qualità a suo piacimento.

A questo proposito Sandro Bottega aggiunge: “Non bisogna avere fretta e puntare alle vendite di domani o di dopodomani, ma ragionare sul medio-lungo periodo per costruire mattone dopo mattone un’immagine duratura nel tempo. Invito i ristoranti e i bar che promuovono la qualità a prendere le distanze da chi cerca la scorciatoia del prezzo basso e della qualità approssimativa. Il nuovo Prosecco Rosé ritengo possa rappresentare nel prossimo futuro una pietra miliare per invertire la tendenza. Noi remuneriamo adeguatamente tutta la nostra filiera e il nostro Prosecco viene venduto allo stesso prezzo di alcuni Champagne. Nel mercato Duty Free e Travel Retail da tre anni è il secondo spumante più venduto al mondo dopo un nota maison francese. Questo dimostra che la qualità paga. Un Prosecco che si vende bene traina anche quello di altre cantine, un Prosecco che viene svenduto svilisce tutta la denominazione. Negli ultimi anni abbiamo coinvolto centinaia di giornalisti internazionali in tasting comparati dei nostri prodotti che sono stati sempre apprezzati, anche nel confronto Prosecco vs. Champagne. Abbiamo inoltre il piacere di constatare che la qualità paga e i grandi premi internazionali, tra cui Decanter, la premiano sempre, come testimoniano le medaglie assegnate il mese scorso a 4 nostri vini.”

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