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Andrea Lanfri road to Everest Andrea Lanfri è pronto alla partenza per l’Everest. Il prossimo 23 marzo lascerà l’Italia alla volta del Nepal, per sfidare la più alta montagna della Terra.

“Il limite è solo nella tua testa”

È questo il motto con cui l’atleta paralimpico Andrea Lanfri affronta sfide sempre più grandi. Sopravvissuto nel 2015 a una meningite fulminante con sepsi meningococcica, che gli ha causato la perdita di entrambe le gambe e sette dita delle mani, Andrea è prima tornato a camminare, quindi a correre e infine a scalare. La sua vetta più grande l’ha già salita, quella che l’ha visto lottare per la vita nei lunghi mesi d’ospedale tra coma e amputazioni. Poi sono venute le altre, quelle terrene. I primi passi nel bosco dietro casa, la prima arrampicata sulle Tre Cime di Lavaredo. Ancora il Monte Rosa e il Monte Bianco. L’alto Chimborazo e l’Himalaya, su cui ha già superato i 7000 metri. Lì ha capito che lo sguardo poteva andare ancora più in alto, sfidando la zona della morte e il tetto del mondo. Ora tocca all’Everest.

 

“Nessun italiano con pluri-amputazioni ha mai tentato una scalata sopra gli 8000 metri, sarò il primo a raggiungere questo obiettivo.”

 

La partenza dall’Italia è fissata per il prossimo 23 marzo, con lui l’amico guida alpina Luca Montanari già compagno di molte avventure. Raggiunta Kathmandu, capitale nepalese, con un volo interno si sposteranno a Lukla, quindi inizieranno il cammino attraverso la valle del Khumbu fino a raggiungere le pendici dell’Everest. Qui le prime settimane saranno dedicate all’acclimatazione, per abituare progressivamente il corpo alla quota. Lanfri intende infatti tentare l’ascensione senza utilizzo di bombole d’ossigeno.

Raggiunta un’adeguata preparazione e confidando in una buona finestra meteo Andrea e Luca proveranno la vetta. Se l’ascesa dovesse riuscire si tratterebbe di un primato a livello internazionale. Mai nessun atleta pluri-amputato ha mai raggiunto prima il tetto del mondo.

 

Con le protesi fino in cima

Due tipologie di protesi supporteranno Lanfri durante la sua scalata all’Everest. “Sono state studiate e realizzate ad hoc proprio per questa avventura” spiega. “Un paio le impiegherò sul sentiero di avvicinamento, mentre le altre saranno fondamentali per affrontare neve e ghiaccio”. A differenza di un normodotato Andrea non porterà ai piedi i pesanti scarponi d’alta quota, ma delle scarpe leggere, ramponabili. Il suo problema principale non sarà legato al rischio congelamenti quanto “alla formazione di bolle, calli, infiammazioni e lividi ai monconi. Soprattutto in alta quota, dove la sudorazione è minore, devo prestare molta attenzione. Negli anni ho sviluppato alcuni trucchi con cui gestire la cosa, ma sicuramente a fine avventura qualche problema ci sarà.”

 

Un record al campo base

“Non voglio ancora svelarlo, ma una volta raggiunto il campo base tenterò di battere un record” spiega Andrea, accennando a un ulteriore paio di protesi. “Avrò delle protesi molto speciali, con cui voglio tentare un Guinness World Record. Lo farò non appena arrivato al campo base e sarà una sorpresa per tutti.”

 

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