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ANCHE NELLA MARCA 3 KG DI MELE PER PAGARE UN CAFFÈ

I prezzi all’origine sono calati per le mele del -2,2% (0,46€/kg), per l’uva da tavola dell’8,4% (0,61€/kg), per le pere addirittura del -29,8% (0,82€/kg)

“Tre chili di mele per pagare un caffè”. È la fotografia della drammatica crisi che sta colpendo le aziende ortofrutticole italiane dove i costi di produzione sono esplosi, in un autunno caldo che ha seguito l’estate della grande sete e delle temperature record. “Per l’uva da tavola, per le castagne, come per le mele vengono proposti agli agricoltori prezzi vergognosi. E la campagna dei kiwi è alle porte”. Questo l’allarme di coldiretti Treviso che sostiene le proprie imprese ortofrutticole che dopo aver lavorato per un anno, avere investito su concimi, difesa, occupazione, imballaggi, energia e carburanti, tutti alle stelle, si ritrovano a non avere un prezzo che copra quanto speso e garantisca un minimo di reddito.

Secondo i dati di Ismea relativi a settembre 2022 su settembre 2021, prezzi all’origine sono calati per le mele del -2,2% (0,46€/kg), per l’uva da tavola del -8,4% (0,61€/kg), per le pere addirittura del -29,8% (0,82€/kg). E quando anche i prezzi sono più elevati del 2021, come nel caso di molti ortaggi, gli aumenti sono strozzati dalla crescita dei costi di produzione. Sempre secondo Ismea, il costo dell’energia elettrica è cresciuto del +77,5%, dei carburanti del +58%, dei fertilizzanti del +34,7% e poi manichette, cassette, imballaggi, trasporti, etc.

L’Osservatorio prezzi del Mise (Ministero dello sviluppo economico), riporta i prezzi al dettaglio a settembre, a Roma (per limitarci alla capitale), con una forchetta di 0,97-3,65€/kg per le mele, 2,3-4€/kg per le pere, 2,01-4,9€/kg per l’uva da tavola. Si tratta di varietà diverse, è vero, di qualità differente, e i costi sono aumentati anche per le altre fasi della filiera. Ma possibile che in queste “forchette” non si riescano a trovare quei pochi centesimi di euro che fanno la differenza per l’impresa agricola tra il dover chiudere ed avere un reddito “dignitoso”.

Sono i troppi passaggi, è lo scarso potere contrattuale della parte agricola, condizionato dalla gestione di un prodotto deperibile, reso ancora più difficile da gestire dall’esorbitante aumento dei costi energetici che minaccia la possibilità di conservare in frigorifero in attesa di tempi migliori? Sono mediatori, speculazioni, pratiche sleali, la criminalità?

Sta di fatto che Coldiretti è ancora più convinta del percorso intrapreso, fatto di vendita diretta, in azienda e nei mercati di Campagna Amica, di rapporti diretti con il consumatore, ma anche di aggregazione, di rapporti diretti con le industrie e i distributori lungimiranti che attraverso accordi di filiera vogliono condividere rischi ed opportunità, costi e ricavi, mercato interno ed export. Un percorso fatto di contratti scritti ed accordi trasparenti, un percorso che, dove necessario, non avrà timori a denunciare chi approfitta della propria posizione di forza, svilendo il lavoro nelle campagne, sfruttando ed impoverendo il made in Italy agroalimentare.

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