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Alla casa robotica di Milano il summit sui progressi sull’Intelligenza Artificiale

Lo scorso 20 giugno alla casa della robotica di Milano si è tenuta la prima edizione dell’AI360Summit, un incontro dedicato all’intelligenza artificiale e alle sue applicazioni.

Una giornata organizzata dal MUHMA (Milano Luiss Hub for Makers and Students), dalla Luiss Guido Carli, dalla Fondazione Giacomo Brodolini, da ItaliaCamp in partenariato con il Comune di Milano. Un convegno e un’occasione preziosa di dibattito dedicato soprattutto alle imprese interessate ad avvicinarsi alle soluzioni più moderne per comprendere al meglio il potenziale di problem solving a tutte le latitudini dell’intelligenza non umana.

Un mercato valutato in Italia intorno agli 85 milioni di euro del quale si è cercato di sondare rischi, nuove sfide e opportunità. L’Italia nel settore non è fanalino di coda e sono sempre di più le aziende di medie e grandi dimensioni che decidono di approntare soluzioni e progetti AI, utili per i loro business.

Non a caso Facebook, che nell’ultimo periodo sta avendo un ruolo pionieristico nelle nuove tecnologie e nelle loro possibili applicazioni (si pensi al lancio della moneta elettronica Libra o alle sperimentazioni sulla realtà virtuale con l’acquisizione di Oculus), attraverso i suoi laboratori Fair (Facebook artificial intelligence researches) allena l’intelligenza artificiale a imparare nuove lingue. Alla corte di Zuckerberg è finito un italiano, il linguista Marco Baroni, che sta cercando di insegnare alle macchine come decodificare i linguaggi. Interessante notare come per l’addestramento delle macchine sia stato scelto un umanista e non uno specialista in scienze tecnologiche, un fatto che accende i riflettori sulle ampie possibilità d’impiego di questo nuovo settore.

Del resto l’intelligenza artificiale spazia nei più svariati ambiti e non è solo Facebook ad aver intuito il potenziale di questa branca della scienza cibernetica.

Ad esempio anche il mondo del gioco sin dagli albori delle sperimentazioni sulle AI, ha provato a sfruttare “cervelli digitalizzatati” per rendere l’esperienza ludica ancora più interessante e simulare ad esempio le reazioni umane per rendere sempre più difficile lo scontro con le macchine. Si pensi che già a metà degli anni ’50 i ricercatori delle migliori università americane sperimentavano programmi capaci di battere i migliori giocatori di dama. Nel 1994 al culmine degli sforzi in tale direzione uscì Chinook, un programma che fu capace di battere il campione in carica Marion Tinsley. Chinook che fa il pari con Deep Blue, il computer di IBM che sviluppò un’AI capace di battere il campione campione di scacchi Garry Kasparov nel celebre testa a testa del 1996.

 

Alla conferenza di Milano è stato Marco Lunghini, direttore commerciale di Ellysse, a mettere in luce il successo dell’AI applicata al business. La sua società specializzata in Contact Center ha integrato un bot che consente ai suoi clienti di usufruire di esperienze sempre più soddisfacenti. Assistenti virtuali capaci di apprendere dalle loro esperienze, arrivando ad un grado di conoscenza dei meccanismi dell’utenza sempre più particolareggiati e precisi. Un’esperienza maturata sul campo che tuttavia non sostituisce ancora del tutto l’operatore umano, sempre presente e utile nel caso di lentezza o mancata comprensione del bot (il calore umano conserva ancora un certo peso soprattutto per quanto riguarda il customer service).

Anche una grande azienda come Tim si è affidata all’AI per migliorare gli algoritmi e lavorare sui dati. Alla conferenza dello scorso 20 giugno è stato il responsabile del Joint Open Lab sull’AI di TIM, Gianluca Francini, a svelare le evoluzioni del Machine Learning per specifici obbiettivi di business. Secondo il suo punto di vista le macchine hanno bisogno di derivare modelli dai dati ed è per questo che bisogna lavorare attentamente sul feeding, ovvero sull’inserimento dei dati da elaborare in modo da non sovraccaricare i sistemi e dando una mole di dati corretta e sufficiente per elaborare soluzioni.

Cristiano Boscato, docente della Bologna Business School specializzato in AI e amministratore di Injenia, ha invece parlato di AI connettendola al fondamentale apporto umano. Secondo il suo punto di vista l’AI è uno strumento per potenziare l’intelligenza delle persone e non per sostituirla. Secondo Boscato per riuscire nell’intento servono sì potenti algoritmi ma anche uomini che siano capaci di adattarli nella maniera migliore alle imprese, riassumendo perfettamente il concetto con l’assioma: “Human is for Innovation, AI is for optimisation”.

 

 

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Amo l'Arte in tutte le sue declinazioni e follie. Cuore bassanese e castellana d'adozione, rincorro mostre, musei e gallerie sparsi nel mondo che poi recensisco su Storie di Eccellenza. Come artista visiva mi firmo Ketra da quando ho preso in mano la china per poi traghettarmi verso altri media più sperimentali. Agatha Christie, Bauhaus e Siouxsie&The Banshees i miei compagni di viaggio.

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