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THE DREAM | Mostra evento a tema ambientale del movimento ARTIVISM

THE DREAM

a cura di  Alexandra MAS, Diana HOHENTHAL e Peter HOPKINS

progetto Artivism -Shim Eco Network
06.07 – 10.09.2022

Spazio San Vidal Scoletta di San Zaccaria, Campo S.Zaccaria, Castello, Venezia

Opening 14 Luglio 2022 h.19 

 

“Quelli che sognano ad occhi aperti, sono a conoscenza di molte cose che sfuggono a chi sogna addormentato.”  

EDGAR ALLAN POE

 

Lo Spazio SV ha il piacere di ospitare la mostra-evento THE DREAM, che affronta la tematica ambientale ed esplora il ruolo dell’arte come esortazione alla presa di responsabilità verso l’emergenza climatica. 

THE DREAM è un progetto artistico che rientra nelle attività dei movimenti ARTIVISM e SHIM ECO e rappresenta la seconda fase di un percorso nato a giugno presso la Fortezza Orsini di Sorano in Toscana, nell’ambito del Saturnia Film Festival grazie alla collaborazione con la Mas Tassini Studio, che ne ha curato la sezione Art Short.

ARTIVISM, attivismo artistico, si è sviluppato come un movimento aperto al dialogo che abbraccia diverse discipline, basato sul credo che l’arte possa fare la differenza, ispirare senso critico e coltivare la consapevolezza per un cambiamento sociale.

L’artista francese Alexandra Mas, qui in veste anche di curatrice e vero motore propulsivo del progetto, da tempo sostiene attivamente il movimento e quando nel 2019 ad Art Miami presentò la sua performance NO sull’inquinamento da plastica degli oceani ebbe l’occasione di incontrare Peter Hopkins del network artistico SHIM Art. Il dialogo fu immediato, e uniti dal medesimo sentire e dalla stessa volontà di operare, diedero vita a SHIM ECO, una piattaforma open source con una struttura non gerarchica che collega artisti, creativi di diverse discipline, scienziati, filosofi, a livello mondiale, per condividere informazioni e opere incentrate sui cambiamenti climatici, l’ambiente e la giustizia sociale al fine di sensibilizzare e ispirare un cambiamento.  Il primo evento di Shim Eco svoltosi a New York, ha raccolto un centinaio di artisti con cinque curatori ed è stato pubblicato nel 2021 su Artsy, la più grande piattaforma d’arte di e-commerce al mondo.

 

THE DREAM vuole evocare la forza della cooperazione e si fa ponte trasgenerazionale e transnazionale affiancando giovani ad artisti già affermati provenienti da più di venti Paesi diversi per offrire un terreno fertile di dialogo fra età e culture e mettere al primo posto l’inclusività e le tematiche comuni di fondo al progetto: l’impatto ambientale ed ecosostenibile, la giustizia sociale e la consapevolezza verso le complesse circostanze del presente. 

Lasciamo la parola a una delle curatrici, Diana Hohental della galleria Hohental und Bergen di Berlino “Sostenibilità, crisi climatica…sono termini ora molto diffusi, ma non descrivono nulla che non sapessimo già, e in gran parte trascuriamo.  Solo l’arrivo di disastri sconvolgenti come la pandemia o la guerra in Europa riesce a metterci in allarme e ci mostra quanto siamo impreparati… Ma ora, grazie in parte all’entusiasmo ribelle dei giovani e degli artisti a mettere in imbarazzo l’ordine costituito, anche i politici mondiali, con alcuni notevoli eccezioni, valutano le minacce ambientali con lo stesso grado di serietà dei grandi temi sociali come la fame, la povertà, l’immigrazione. 

 

Sicuramente la crisi climatica è un problema grave e complesso e le soluzioni risultano scomode per noi tutti, i messaggi politici vengono considerati noiosi e poi trascurati, per un vero risveglio delle coscienze serve altro e il mondo creativo con la sua capacità comunicativa dirompente può arrivare forte al pubblico e facendo riflettere, stimolare provvedimenti individuali per contribuire a un mondo più pulito.

 

Da queste riflessioni nasce il progetto THE DREAM, dove l’esperienza incontra la gioventù e dove con modalità espressive differenti tutti condividono i seguenti principi

la passione per l’arte e la ricerca dell’eccellenza, la consapevolezza della propria responsabilità verso il pianeta, la sfida per il risveglio delle coscienze, l’apertura al dialogo e la disponibilità ad apprendere cose nuove in ogni situazione. 

 

La mostra, come fa intendere il titolo, vuole sì diffondere il messaggio di denuncia attraverso le arti visive ma non mediante lo shock, bensì attraverso un viaggio onirico, un sogno ad occhi aperti, per svegliare dal sonno dell’indifferenza e che possa suscitare riflessioni e reazioni concrete

 

Nello spirito del network SHIM ECO i curatori operano scelte di artisti nell’ottica della bellezza e del messaggio e in collaborazione con il Festival di Saturnia danno spazio anche a opere video e film d’autore, con una visione curatoriale attenta alle differenze di pratica espressiva, età, genere ed etnia.  

 

L’esposizione accoglierà la ventitreenne ucraina Alona FEDORENKO, accanto al fotografo di fama mondiale Winnie DENKER. Verranno presentati lavori di Sébastien LAYRAL che riflettono sulla giustizia sociale, i video d’arte inclusivi di Philippe FORTE-RYTER con il MEZamorphose ORchestr-ALL; l’approccio scientifico di Roz DELACOUR; la pura poesia ecologica di Nana DIX e Boris POLLET; le monumentali opere accusatorie di Sarah OLSON o Bernard GARO; un pizzico di umorismo di Stéfanie RENOMA o Victoria TASCH.

Nicolas HAMM e Grigori DOR e alcuni artisti che fanno parte di collezioni museali come Haralampi G. OROSCHAKOFF hanno abbracciato questo progetto con entusiasmo e lo hanno sostenuto con la loro partecipazione.

 

Tra i giovani artisti partecipanti sono presenti alcuni studenti come Anastasia Grigoryeva di IFA, l’International Fashion Academy di Parigi, università internazionale con una grande sensibilità ambientale, che nei suoi tre campus a Parigi, Shanghai ed Istanbul promuove una visione etica della moda, che sia sostenibile e aperta a tutti, incoraggiando e supportando progetti mirati ad aumentare la consapevolezza su queste tematiche.  

 

Venezia, con le peculiarità che la contraddistinguono e la rendono così fragile davanti all’incognita degli sviluppi climatici, è luogo che per sua stessa essenza diventa un amplificatore delle domande che inevitabilmente ci si pongono in merito a questi temi e Spazio SV come sempre accoglie con piacere gli autori che ci possono aiutare ad osservare e riflettere sulle problematiche che tutti siamo tenuti ad affrontare.

 

Gli Artisti partecipanti provengono dalle seguenti Nazioni:             

 

Argentina – Australia – Austria – Canada – Danimarca- Repubblica Dominicana – Finlandia – Francia – Germania – Gran Bretagna -Italia – Israele – Olanda- Polonia – Romania – Russia – Spagna – Stati Uniti – Svezia – Svizzera – Ucraina.

 

 

Elenco degli Artisti principali (selezione)

 

Roz DELACOUR -Francia, Winnie DENKER – Danimarca, Nana DIX  – Germania, Grigori DOR  – Russia

Bernard Garo – Svizzera, Peter Hopkins – Usa, Iris Hoppe – Germania, Anton LAIKO – Germania, 

Sebastien LAYRAL – Francia, Ola LEWIN – terrestre, Maria MARSHALL UK/Svizzera, 

Alexandra MAS Romania/Francia, Trevor Lloyd MORGAN – Australia, Sarah OLSON – USA,

Haralampi G. OROSCHAKOFF – Austria, Dodi REIFENBERG – Germany, Stéfanie RENOMA – France,

Catrin ROTHE – Germany, Wolf SON – Russia.

 

Alcune note sul percorso espositivo di Silvia Previti 

 

L’allestimento della mostra allo Spazio SV, all’interno della Scoletta di San Zaccaria, segue un percorso logico che ci accompagna in questo risveglio delle coscienze. Si parte da una visione arcaica e primordiale della madre terra, sinuosa ed avvolgente, eterea e allo stesso tempo fragile e delicata. Ne abbiamo sensazione nelle opere fotografiche di Marco Tassini, Gaia Adducchio con le loro metamorfosi o il senso di stupore e attesa in Trevor Loyd Morgan. Grande presenza in mostra e ospite d’onore la fotografa Winnie Denker, che con la sua “Infinite Island” ci pone dinnanzi alla distesa sterminata di un’isola sospesa e silente, in assenza di forma antropica ed estremamente armonica nella sua essenzialità.

 

Altro ospite dalla fama internazionale e investito del ruolo di curatore per la sezione di artisti americani è Peter Hopkins, che con “Psychedelic Flag” e l’utilizzo dei mixed media ci ipnotizza in una fase del sonno che diventa senz’altro onirica. Si passa alla pittura con la clessidra del veneziano Sergio Boldrin che ci ricorda che il tempo sta finendo e nel suo caso, con l’utilizzo del bitume insieme alla pittura, denuncia l’inquinamento scellerato dei mari. Sebastian Layral con la sua boccia chi sembra di profumo, ma con all’interno il lobo del suo orecchio, impressiona con una riflessione sulla divinizzazione degli oggetti dell’uomo contemporaneo e

l’incapacità di sentire, di ascoltare il grido di aiuto che ci giunge da ogni parte della Terra. Nel passaggio al piano superiore della mostra si ha una sequenza di opere più simboliche, di rimando alla tradizione e al riferimento iconografico alla storia dell’arte, ma sempre portando il messaggio di denuncia all’uomo del

suo stupro perpetrato e tuttora in corso al pianeta. Oscar Carvallo ed Elisabeth Saveri rimandano ai simbolismi con le raffigurazioni di volatili sacri e portatori di significati positivi e salvifici, abbinati alla drammaticità della distruzione umana; Sonia Chiapuso e Christina Kuriakidou in forme e tecniche diverse, utilizzano la figura femminile di un tempo della storia dell’arte per testimoniare il messaggio di salvezza da un lato e oltraggio alla salubrità dall’altro, con la donna dall’orecchino di sigaretta. Andy Li lascia un

monito interrogativo inequivocabile e condivisibile. 

 

Al piano superiore il sogno si fa più confuso ed incalzante, si perdono i riferimenti figurativi e si entra con forza nel caos dove mente razionale e fantasia si inglobano e sconvolgono l’ordine delle cose, come le opere pittoriche di Grigori Dor et di Catrin Rothe. Una sezione di opere dal formato verticale con mixed media su fibre vede protagonista lo scioglimento dei ghiacci, il creparsi del terreno, la dissoluzione della terra, con l’opera dello svizzero Bernard Garo da sempre interessato alla trattazione del tema del global warming,

presente anche con “Crevasse”, il video nominato al Saturnia Film Festival. Insieme alla raffigurazione dei crepacci e delle insenature si fa presente la figura femminile nei tessuti reciclati e reinterpretati di Sarah Olson et di Anastasia Grigoryeva, nonché in Nicolas Hamm con la sua “Nascita delle Amazzoni”, disegno che aiuterà l’artista Madalena Monaldi nella ispirazione e narrazione dei suoi gioielli.

Terra è madre e dalle sue insenature nasce colei che genera altrettanto la vita. Materiche, impressionanti, minuziose e impattanti le opere scultoree di Pedro de Alves e Alexandra Mas, che riportano al visitatore l’importanza della manualità e della conoscenza degli elementi offerti in natura, insieme alle loro infinite

possibilità di lavorazione, come l’oro, la pietra, la sabbia con il vetro.

Infine, meritano assoluta attenzione la selezione di Video arte esposta in mostra e parallelamente presentata al Saturnia Film Festival curata da Alexandra Mas e Marco Tassini.

Il cortometraggio e i film d’artista sono mezzi espressivi sicuramente impattanti e coinvolgenti anche per la

trasmissione di messaggi complessi come quelli trattati.

 

Merita attenzione “The secret Garden”, di Nana Dix, nipote del pittore Otto Dix, che ispirata alla poesia “Il corvo” di Edgar Allan Poe, riproduce scenari incalzanti in ambientazioni sfuocate e dove il focus si concentra su terra, acqua, animali selvatici e l’urlo finale di disperazione dell’essere umano.

Pierre Jerome Jehel ci presenta un film sperimentale in 16 mm girato e sviluppato in una grotta, ricreando un viaggio immaginario dei luoghi visitati dai fratelli Lumiere, con riprese subacquee e fotogrammi di immagini di paesaggi di mare, apparentemente calmi e silenti.

Maria Marshall fa un parallelismo fra la potenza di un carro armato e quella di una donna con un neonato in un bosco. Quale arma la più forte, la vita o la morte?

Stefanie Renoma con “The banquet – An Opera” porta con un’ironia dissacrante i vizi dell’uomo moderno, messi in scena in un’ultima cena glam, dove allo scoccare del tempo si balla anche se è la fine del mondo. Roz Delacour porta un’analisi lucida e razionale sui possibili scenari della fine del mondo, della inevitabile complicità umana, della sua drammatica dipendenza che l’uomo con superbia arroganza ha da sempre negato verso la natura, sovrapponendo immagini di atomo e pianeta Terra, cervello umano e morfologia terrestre.

 

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