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Lo Shabbat corre su Lee Avenue: il mio viaggio a piedi nel cuore del silenzio chassidico

Williamsburg, Sabato 2 maggio 2026. Il silenzio di questo sabato mattina è un muro che si infrange solo contro il ritmo dei miei passi sull’asfalto. Sto correndo verso sud, lasciandomi alle spalle i caffè minimalisti di Grand Street e la movida residua del venerdì sera di Williamsburg. Superata la barriera invisibile di Broadway, il panorama cambia così bruscamente che sembra di aver attraversato un portale spazio-temporale.

Benvenuti a South Williamsburg, il regno della dinastia chassidica Satmar. Qui, nel giorno dello Shabbat, il tempo non scorre: si ferma e si inchina.

La danza dei “Shtreimel”

Mentre il mio respiro si fa regolare, incrocio le prime figure. Non sono i soliti runner di Brooklyn con le cuffie e il GPS al polso. Sono uomini che camminano con passo solenne verso la sinagoga. Indossano lo Shtreimel, l’ampio cappello di pelliccia di zibellino che brilla sotto il sole di maggio, e il Bekishe, la lunga tunica di seta nera riservata alle festività.

Correre qui, con la mia maglia tecnica e le scarpe colorate, mi fa sentire un elemento estraneo, quasi un anacronismo in movimento. Eppure, nessuno mi guarda. Gli sguardi sono rivolti altrove, fissi su una devozione che non ammette distrazioni. Vedo gruppi di bambini, piccole miniature dei loro padri, con le lunghe payot che oscillano a ogni passo, vestiti di bianco e nero con una compostezza che sfida i loro pochi anni.

L’eccellenza del silenzio

L’assenza di auto è totale. Niente clacson, niente autobus della MTA, niente radio accese. È lo Shabbat radicale, dove ogni tecnologia è bandita. Le strade, solitamente caotiche, appartengono ora esclusivamente a questa marea nera e bianca che si muove tra le case di mattoni.

Per chi scrive di Storie di Eccellenza, il vero colpo d’occhio è la coesione. È un’eccellenza di comunità che ha deciso di resistere alla gentrificazione selvaggia che ha trasformato il resto di Brooklyn in un centro commerciale a cielo aperto. Qui, la resistenza è culturale: i cancelli delle scuole sono chiusi, i negozi hanno le serrande abbassate dal tramonto di venerdì, e l’unica economia che conta è quella dello spirito.

Contrasti

Mentre rallento il passo verso Lee Avenue, l’estetica del quartiere esplode in tutta la sua forza visiva. È un quadro di contrasti violenti: il blu intenso del cielo di New York contro il nero rigoroso degli abiti; la geometria dei balconi progettati per la festa delle Capanne contro i vecchi idranti arrugginiti. È una performance urbana che si ripete identica da decenni, incurante delle mode che nascono e muoiono a poche strade di distanza.

C’è una grazia antica nel modo in cui la comunità si riappropria dello spazio pubblico, trasformando il quartiere in un tempio a cielo aperto.

Il ritorno a casa

Inverto la rotta e ricomincio a correre verso nord. Man mano che mi riavvicino a DeVoe Street, i rumori della città “secolare” iniziano a riaffiorare. Sento di nuovo il rombo di un motore, vedo un ragazzo con un iPhone in mano.

Mi resta addosso la sensazione di aver spiato, per pochi chilometri, un segreto custodito gelosamente. In una New York che corre sempre verso il domani, questo angolo di Williamsburg ci ricorda che l’eccellenza può risiedere anche nella capacità di restare fermi, fedeli a un’idea, mentre tutto il resto del mondo non fa altro che cambiare pelle.

PER IL TURISTA

Quando cammini verso sud da DeVoe Street, superando Broadway, entri in un mondo completamente diverso: la South Side di Williamsburg, il cuore pulsante della comunità ebraica ortodossa Satmar (una delle dinastie chassidiche più grandi al mondo). Questo quartiere non è solo una meta turistica, ma un incredibile esempio di resilienza culturale e rigenerazione urbana.

1. L’atmosfera: Un salto nel tempo

Appena incroci Lee Avenue, l’arteria principale del quartiere, i rumori di Manhattan spariscono. Qui non troverai Starbucks o boutique alla moda.

  • L’estetica: Gli uomini indossano il tipico rekel (cappotto nero), il shtreimel (cappello di pelliccia) il sabato, e le lunghe payot (riccioli laterali). Le donne vestono in modo estremamente modesto (tzniut), con parrucche o foulard.
  • Le scritte: Insegne, manifesti e persino le pubblicità sui bus sono scritte in Yiddish, la lingua quotidiana della comunità.

2. Punti di interesse per il tuo reportage

  • Lee Avenue: È il centro commerciale. Osserva le vetrine: negozi di giocattoli senza tecnologia moderna, librerie piene di testi sacri e abbigliamento rigorosamente formale. È un’eccellenza di coesione sociale e autosufficienza economica.
  • Le Scuole e le Sinagoghe: Vedrai enormi edifici in mattoni. Sono le Yeshivas (scuole religiose). La comunità Satmar investe massicciamente nell’educazione interna.
  • Il contrasto architettonico: Affascinante notare come le vecchie strutture industriali si mescolino con i balconi delle nuove case, progettati specificamente per la festa di Sukkot (con tetti aperti o grigliati).

3. Eccellenza Gastronomica: Il gusto Kosher

  • Gottlieb’s Restaurant: Una vera istituzione (125 Roebling St). È un deli ebraico dove puoi assaggiare la matzah ball soup, il goulash o il pastrami. È uno dei pochi posti dove i visitatori esterni si mescolano ai locali in un ambiente rimasto fermo agli anni ’60.
  • Panifici (Bakeries): Fermati in uno dei forni su Lee Avenue per un Challah (pane intrecciato) o dei Rugclach. La qualità artigianale qui è ai massimi livelli mondiali.

4. Regole di comportamento

La comunità Satmar è molto riservata.

  • Abbigliamento: Anche se sei un visitatore, vestire in modo decoroso (non troppo sportivo o succinto) è segno di grande rispetto e ti permetterà di osservare meglio senza dare nell’occhio.
  • Fotografia: Molti residenti non amano essere fotografati direttamente. È meglio concentrarsi sulle architetture, le insegne e i dettagli della strada. Il sabato (Shabbat) è proibito fotografare o usare dispositivi elettronici all’interno del quartiere; la zona si ferma completamente, trasformandosi in un luogo di silenzio e preghiera.

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