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L’chaim! Israele e i suoi vini tra tradizione e innovazione

Israele è un Paese famoso per i luoghi spirituali e per la natura incontaminata, ma anche per la convivialità e l’accoglienza che caratterizza il suo popolo, per la multiculturalità e la buona cucina.

 

Qui la cultura del vino è tradizione da tempo immemorabile. Accanto alla sua varietà cosmopolita culinaria, Israele sta affermandosi sempre più come destinazione di riferimento per l’enologia.

 

Ne abbiamo parlato con Guy Haran, esperto di vini israeliani e ospite del’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo, che ha messo a disposizione la sua esperienza di sommelier e wine director per raccontare il mondo delle cantine israeliane.

 

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Tel Aviv, Neve Tzedek. Per l’immagine crediti a Dana Friedlander

 

Video: https://youtu.be/Cxii1yKqKwI

 

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Come parte dell’area Mediterranea, Israele è una delle più antiche zone al mondo di produzione di vino e la vite è sempre stata un elemento inseparabile nella storia della Terra d’Israele. L’inizio della storia del vino in Israele risale a migliaia di anni fa, come raccontano le tantissime testimonianze archeologiche che troviamo sparse in tutto il Paese. Basti pensare alla cantina ritrovata a Tel Kabri nel 2013 (con al suo interno 50 giare perfettamente conservate) o al torchio che ha rivisto la luce poco più di un anno fa nel parco di Korazim, risalente a un periodo compreso tra il IV e il VI secolo a.C.

 

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La cantina Nana nel deserto, a Mitzpe Ramon

 

La prima menzione ad una vigna, al vino (e la conseguente prima ubriacatura!) la troviamo addirittura nel libro della Genesi, leggendo le vicende di Noè (Genesi 9, 20-21).

La vite, una delle sette specie agricole ricordate sempre nei testi Biblici come tipiche del paese, è divenuta un simbolo di Israele e del Ministero del Turismo.

 

Fu solo sul finire dell’800, tuttavia, grazie all’intuizione del barone francese Edmond James de Rothschild, che in Israele nacque una vera e propria cultura imprenditoriale legata al mondo del vino.
Il barone Rothschild, che investì molti dei suoi averi nella cittadina di Zichron Ya’akov (all’epoca chiamata Zammarin), acquistando numerosi terreni e su questi fondando nel 1882 la Carmel Winery, una delle cantine più importanti e antiche del Paese nata dall’importazione di vitigni francesi. La prima cantina Carmel è stata quella della cittadina Rishon LeZion nel 1889 e quella di Zichron Yaakov nel 1890. Oggi, vicino a quest’ultima è possibile visitare anche il Museo della storia del vino in Israele.  Nel giro di poco più di un secolo da questa cittadina israeliana nacque una rete di produttori autoctoni che oggi conta un’industria da 65 milioni di bottiglie e di circa 400 aziende vitivinicole.

 

Dai primi esperimenti sulle alture del Golan si è così passati a un vero e proprio settore di mercato, con i vini israeliani che oggi sono rinomati in tutto il mondo per la loro qualità e per l’alto tasso di innovazione che le sue cantine adottano.

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Cantina Lotem, in Galilea

Photo credit: Vinspiration

E poiché produrre vino è in Israele una tradizione che risale a migliaia di anni fa e che è stata ripresa negli anni ’80, alcuni vigneti sono situati in zone dove uve da vino venivano coltivate già migliaia di anni fa, e ciò aiuta i turisti ad ampliare la propria conoscenza su Israele e sulla sua antica storia, attraverso il prisma della sua industria del vino – passata e presente.  Oggi il vino in Israele non è più solo una prerogativa della Galilea e delle grandi città, ma ha visto nascere nel corso degli anni ’90 diverse boutique wineries  un po’ in tutto il Paese: s i tratta di piccole realtà locali in grado di produrre vini di qualità a prezzi accessibili, che offrono ai propri visitatori tour guidati, degustazioni di vini e tante altre attrazioni e servizi – perfino pasti gourmet accompagnati da eccellenti vini d’annata – sparse un po’ in tutto il Paese.
Questa frammentazione del tessuto produttivo è tutt’altro che casuale: Israele, dal clima fondamentalmente mediterraneo, è infatti divisibile a sua volta in svariati microclimi, che vanno dalla neve del Monte Hermon fino al clima desertico del Negev. Le aree più note per la produzione del vino sono il Golan (da dove tutt’oggi provengono alcuni tra i migliori vini di Israele), la Galilea, la Samaria, Samson, le colline della Giudea e, sorprendentemente, anche il già citato Negev, dove un forte sviluppo tecnologico ha permesso di portare vita nel deserto. Questa grande varietà di climi e regioni permette di coltivare varietà molto diverse tra loro in un paese relativamente piccolo, siano queste autoctone o classiche (Cabernet, Carignan e Merlot tra le tante).

 

Sulla scia di questa varietà e della crescente professionalità che la popola, recentemente ha preso piede anche un nuovo tipo di turismo in Israele: quello legato agli itinerari del vino. Sono numerosi i visitatori che ogni anno, o in gruppo o con auto privata, si spostano tra i vigneti e le cantine del Paese per scoprire i loro ottimi prodotti. La maggior parte dei produttori di Israele ha scelto di assecondare questo nuovo tipo di turismo e offre a tutti i suoi ospiti dei tour guidati con degustazioni. Alcune aziende addirittura hanno costruito ampi centri per visitatori, per raccontare al meglio la loro storia e i loro processi produttivi. La visita-base ad una azienda vinicola comprende una breve introduzione che descrive il luogo, una visita alle strutture di produzione e la degustazione di vini, accompagnata da stuzzichini locali – olive, formaggi e tante altre leccornie. Le conversazioni possono toccare una vasta gamma di argomenti – a seconda delle conoscenze di chi ospita e degli interessi dei visitatori – e possono spaziare dagli antichi processi di vinificazione nella zona, al clima regionale e al suo effetto sul vino, alle specie di vitigni, a questioni più generali come l’invecchiamento del vino, i cerimoniali che accompagnano la degustazione del vino e come distinguere la qualità da un tappo.

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La via del vino israeliana, che dal Golan porta fino al Negev e attira ogni anno 100.000 turisti, ha così creato un vero e proprio mercato del turismo enologico, con diverse agenzie e associazioni che creano pacchetti ad hoc per gli amanti del buon vino. Tra queste, anche Vinspiration, la società di Guy Haran che organizza tour enologici in tutto il mondo e che ha, naturalmente, incluso anche la natìa Israele.  L’accesso alle varie regioni vinicole è semplice e, nel giro di pochi km, è possibile attraversare una grande varietà di vigneti, frantoi, birrifici, produttori di formaggi e tanto altro ancora, per un vero e indimenticabile trionfo di sapori.
Tra i tour proposti da Vinspiration, non mancano i suggerimenti per una fantastica esperienza one-day, la formula ideale per dedicare una sola giornata alla scoperta dei vini israeliani e uscirne comunque soddisfatti. In Giudea, dove sono stati ritrovati numerosi torchi vecchi di millenni, ci sono grandi produttori ma anche numerose boutique wineries da poche migliaia di bottiglie l’anno, mentre nell’area di Zikhron Yaakov, la città del barone Rothschild, è possibile visitare le cantine più antiche di Israele (inclusa la storica Carmel Mizrahi) e tanti altri produttori di dimensioni medio-piccole, spesso dediti anche alla produzione di deliziosi prodotti tipici israeliani. Nel Golan, dove oltre alle coltivazioni si trovano anche degli splendidi hotel affacciati sui vigneti, è possibile assaggiare i classici vitigni europei (Riesling, Barbera, Cabernet Sauvignon, Merlot, Chanin Blanc) e visitare la cantina Ramat Hagolan, che nel 1983 ebbe il merito di rendere il vino israeliano un prodotto di qualità e riconosciuto internazionalmente. Il Negev, infine, contraddistinto dal celebre paesaggio lunare, sorprenderà il visitatore quando, improvvisamente, rivelerà verdi vigneti capaci di dare vita a vini dal forte carattere e dall’ottimo gusto.

 

Per maggiori informazioni sugli itinerari del vino di Vinspiration: https://vinspiration.co.il/en/israel/.

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