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INTERVENTO DI UNASCOM-CONFCOMMERCIO, APPELLO DEL COMMISSARIO SU MONTELLO HILL E CENTRI COMMERCIALI: I GIGANTI ANNASPANO, OCCORRE PUNTARE SULLE PICCOLE IMPRESE

Hill Montello? Meglio sostenere i negozi esistenti.
Vorrei proporre alcune considerazioni in merito al paventato insediamento Hill Montello, il nuovo grande centro commerciale di 25mila metri quadrati che sarà realizzato vicino all’uscita della Pedemontana Veneta di Montebelluna.
La megastruttura, probabilmente la più grande del Veneto, ospiterà ben 160 attività commerciali di vario genere che, si prevede, attrarranno quasi due milioni di clienti l’anno. Sotto l’aspetto dell’offerta commerciale già esistente, la maggior parte rappresentata dai negozi di vicinato dei centri cittadini, appare più che scontato ed evidente l’impatto che tale colosso avrà su di essa. Un’offerta che già da anni patisce una crisi cronicizzata, acuitasi drammaticamente con l’emergenza pandemica tutt’ora in corso. Migliaia di piccoli imprenditori che rischiano di chiudere per sempre i propri esercizi di piccole e medie dimensioni, impoverendo così ulteriormente i centri cittadini.
Appare, tra l’altro, una contraddizione in termini l’apertura di un nuovo mega centro in una fase che gli americani chiamano “retail Apocalypse”: da quasi cinque anni una crisi senza precedenti sta decimando la grande distribuzione in tutto il mondo occidentale, con decine di marchi e catene che chiudono i battenti. Un crollo che non ha risparmiato nemmeno il settore immobiliare, dal quale è partita la grande crisi nel 2007, visto che con la cessazione dell’attività retail decine di locali si sono ritrovati sfitti.
Ma perché tutto questo? Il pensiero non può che correre subito all’e-commerce, ovvero Amazon, ma anche al concorrente cinese Alibaba. Eppure, a oggi l’e-commerce copre poco meno del 14% dell’intero mercato.
E allora? Una spiegazione l’ha data Bloomberg: i debiti.
Il fatto, dice lo studio, è che per soddisfare la domanda crescente negli anni scorsi le grandi catene mondiali hanno contratto giganteschi prestiti per incrementare la propria struttura commerciale e ora, in parte a causa del commercio online, in parte per il cambio di abitudini di certe fasce sociali, annaspano.
L’onda di tale crisi è arrivata di fatto anche da noi. Lo sviluppo avvenuto in Italia prima del 2007 ha portato all’esplosione di un numero sproporzionato e non sostenibile dei punti vendita di ipermercati e centri commerciali: il Veneto, compresa quindi la nostra provincia, ne è un’evidente testimonianza. La principale causa di questa esplosione è da ricercarsi nella liberalizzazione del commercio abbinata alla riduzione progressiva di ogni limite di orario di apertura e di tipologia di vendita.
Una grande responsabilità l’hanno avuta e l’hanno tuttora le amministrazioni comunali che, da quando il settore è stato liberalizzato alla fine del secolo scorso, hanno rilasciato licenze a pioggia, per garantirsi oneri di urbanizzazione e imposte sul patrimonio immobiliare di ipermercati e centri commerciali, a scapito del consumo irrazionale di suolo e della tradizionale rete del piccolo commercio di vicinato, da sempre risorsa al servizio delle nostre città, dei nostri centri abitati. Agevolando, di fatto, speculazioni immobiliari.
Nella provincia di Treviso la grande distribuzione è decisamente superiore alla media nazionale: ben 24 Comuni sono totali di grandi centri commerciali. Si tratta di un disequilibrio della distribuzione commerciale che porta a una cannibalizzazione intestina tra le diverse strutture di vendita, oggi i centri commerciali del nostro territorio sono tutti in sofferenza, con grave penalizzazione per i negozi di vicinato. E tra le vittime di tale situazione ci sono da un lato le famiglie dei lavoratori dei grandi marchi, oggetto di esuberi sempre più consistenti, e dall’altra le famiglie degli imprenditori e dei dipendenti di quei numerosi negozi che in questi anni hanno dovuto abbassare la serranda a causa della concorrenza delle megastrutture.
Per questo, da tempo, affermiamo che, pur credendo nel pluralismo distributivo, oggi alla luce della forte saturazione del mercato e alla contrazione dei consumi a cui abbiamo assistito non ci sia spazio né bisogno di altri insediamenti commerciali.
La nostra proposta è quella di concentrarsi sulla rete distributiva esistente, promuovendo e stimolando i piccoli insediamenti commerciali e sostenendo i negozi già esistenti. Negozi di imprenditori che meritano una particolare attenzione: hanno famiglie, collaboratori e hanno investito con sacrifici e costi di esercizio nelle attività dando un valore aggiunto non solo economico, ma anche sociale.
Rimane il fatto tangibile che quando si parla delle dinamiche di politiche industriali rappresentate dai grandi numeri, la piccola impresa commerciale non trova spazio sotto i riflettori della macroeconomia, lasciata sola nell’indifferenza.
Il commercio, con le donne e gli uomini che l’hanno fatto, è parte integrante dello sviluppo e della storia delle nostre terre, anche di Treviso e della sua provincia, che al pari di tutta l’Italia gli deve molto del suo attuale livello di sviluppo economico.
Il policentrismo distributivo artificiale, non fondato su una tradizione socio-economica, che si è venuto a creare ha progressivamente depauperato i centri storici dell’offerta merceologica, comportando la chiusura di aziende che avevano fatto la storia mercatale delle nostre città.
E’ proprio partendo da questa considerazione, ed alla luce della crisi che sta crescendo ed investendo anche il modello dei centri commerciali artificiali, che UNASCOM – Confcommercio della Provincia di Treviso intende richiamare l’attenzione sulla necessità di intervenire per rilanciare i nostri centri storici, per riportare nel centro il commercio; immaginiamo le nostre città del futuro nuovamente popolate di imprese commerciali, attorno alle quali si ricostruirà un nuovo tessuto sociale ed urbano, fatto di relazioni, di incontri, di scambi e nel quale ancora il commercio con i suoi operatori qualificati saprà svolgere un ruolo determinante per la ricostruzione dell’identità socio-culturale.
Per fare questo occorrono scelte amministrative, occorre un’attenta programmazione urbanistica e del traffico, occorre un’azione propositiva che rimetta al centro delle scelte il commercio quale strumento di rilancio dei nostri centri storici, perché non sono le mura a fare le città, ma gli uomini che le abitano, il loro sentirsi e farsi riconoscere come comunità.
Dal canto nostro, come Unascom – Confcommercio della Provincia di Treviso non staremo a guardare impassibili l’avvento di Hill Montello. Abbiamo già coinvolto Confcommercio Veneto per intraprendere ogni azione possibile e utile a contrastare questo scempio e per tutelare il patrimonio irrinunciabile rappresentato da tutti quei piccoli negozi che da sempre sono al servizio del cittadino e che ha instancabilmente contribuito a creare benessere e ricchezza per il territorio di Treviso.

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