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Coronavirus: la psicologa pediatrica Alberta Xodo suggerisce come affrontare il tema con i bambini

Dott.ssa Alberta Xodo – psicoterapeuta, psicologa pediatrica

In questi giorni ricevo diverse telefonate e mail da parte dei genitori dei miei piccoli pazienti che mi chiedono come aiutare i loro figli a comprendere quanto sta accadendo loro; c’è chi vorrebbe raccontare ogni dettaglio, chi ha la televisione perennemente accesa sui canali informativi, chi ritiene più opportuno creare una dimensione giocosa come ne “La Vita e Bella”, chi aspetta che sia il bambino a fare domande.

Siete tutti bravissimi! Avete fatto del vostro meglio e creato situazioni molto protettive attorno ai vostri bambini. Tuttavia, talvolta si possono fare degli errori non conoscendo come i bambini interpretano le malattie e quali sono le migliori modalità di comunicazione con loro; di seguito dunque vi propongo alcune indicazioni, certamente non esaustive, per aiutarvi a gestire ancora meglio questa delicata fase.

Partiamo da tre considerazioni fondamentali:

  1. La mediazione da parte dell’adulto permette al bambino di non essere lasciato solo nell’elaborazione delle informazioni, che rischierebbero di essere lette solo attraverso schemi interpretativi tipici dell’età e dello stadio evolutivo.
  2. Se un bambino non possiede informazioni sufficienti per leggere la realtà ricorrerà a fantasie o ricordi pregressi, con il rischio di immaginare scenari molto più spaventosi di quanto lo siano in realtà.
  3. I bambini piccoli, inoltre, faticano ad inserire gli eventi all’interno di continuum temporali, in particolare quando non possono essere date loro delle certezze rispetto alla transitorietà degli eventi e alla loro evoluzione e termine.

Come sostenere la comunicazione tra adulti e bambini:

  1. Ascoltare e dare spazio ai vissuti emotivi senza minimizzare né allarmarsi. Un bambino che manifesta dei sintomi o un comportamento differente da quello al quale siamo abituati è un bambino che va accolto e ascoltato, mai punito!
  2. Coinvolgere i bambini mettendoli al centro di comunicazioni comprensibili: i bambini in questi giorni sono stati malamente esposti a diverse informazioni dirette (es. ascolto di telegiornali e radio) o indirette (conversazioni tra adulti); è opportuno che gli adulti proteggano i bambini da queste comunicazioni i cui toni hanno allarmato noi per primi
  3. Non mentire. I bambini – come gli adulti – percepiscono quando una persona a cui vogliono bene dice loro una cosa pensandone un’altra. In queste occasioni il senso di smarrimento è tale da poter diventare pervasivo, e generare sfiducia negli adulti, anche in fasi successive.
  4. Chiedere ai bambini che cosa vorrebbero sapere. Bambine e bambini non hanno bisogno di genitori esperti virologi, ma genitori che siano disponibili a fare da filtro per loro rispetto ad una realtà troppo incerta e spaventosa.
  5. Promuovere il mantenimento delle routine: bambine e bambini si sentono rassicurati dalle routine, perché danno loro un senso di continuità rispetto alla propria biografia.
  6. Promuovere l’aderenza alle prescrizioni: assicuriamoci che bambine e bambini seguano le indicazioni date dagli esperti (lavarsi le mani, starnutire sulla piega del gomito ecc.). Per quanto possa spaventarci la loro distrazione o le (più o meno inconsapevoli) dimenticanze, non sgridiamoli!
  7. Rassicurarli quando andate al lavoro: qualsiasi sia la vostra occupazione, bambine e bambini devono sapere che voi state uscendo di casa in modo sicuro e che starete attenti durante la giornata seguendo le prescrizioni che vi sono state indicate.
  1. Non rinunciare mai alla funzione genitoriale, anche se è normale se in questa fase vi sentite più disponibili ad accettare compromessi e a “lasciar passare” regole che prima erano considerate non negoziabili.
  2. Promuovere il senso di comunità e di protezione: bambine e bambini hanno bisogno di sapere che non sono soli! Spieghiamo loro che i medici, gli infermieri, e le istituzioni stanno facendo tutto quello che è in loro potere per proteggerci e che anche noi possiamo fare la nostra parte.

 

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La scrittura è una malattia, che cura da vent’anni con tutto il giornalismo possibile: ha lavorato per due quotidiani, una televisione e mezza dozzina di riviste, guidato da direttore responsabile magazine e siti internet. Autore di un libro storico sul secondo dopoguerra e di un romanzo di narrativa, ama firmare reportage di viaggio ed è membro del Gruppo italiano stampa turistica. Si emoziona per un calice di Prosecco o per una alchimia di gusti nel piatto. Runner per passione, ha vissuto più maratone di quanto potesse sognare ma trova quiete solo correndo tra i monti e nelle note della moonlight sonata di Beethoven. Vive con Ketra, tre gatti e un cane zoppo. È il direttore di Storie di Eccellenza.

1 Comment

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    Francesca Costantini
    15 Marzo 2020 - 10:29

    Io sono stata querelata da questa persona. Per stalking. Ero sua paziente un paio d’anni, in privato. Poi, avendo problemi, le scrivevo.
    Poi mi è arrivata la querela. Non me l’aspettavo. Ovviamente sono stata ancora peggio. E in più oltre a tutti i problemi, avrò un precedente penale.

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