Dalle simulazioni da Oscar al “regalo” di Zenica: l’anno nero del difensore nerazzurro è un manuale di come affossare il calcio italiano. Se la Catalogna chiama, noi prepariamo le valigie.
MILANO – C’è chi il 2025 lo ricorderà per le grandi imprese e chi, come Alessandro Bastoni, per aver trasformato ogni partita decisiva in un cinepanettone di bassa lega. Se fossimo cattivi, diremmo che il difensore dell’Inter è l’undicesimo uomo dei nostri avversari; siccome siamo ironici, ci limitiamo a dire che la sua “focalizzazione sull’obiettivo” è pari a quella di un gatto davanti a un puntatore laser.
Il Triplete del disastro
L’anno orribile di quello che qualcuno definiva “il nuovo pilastro” della Nazionale è iniziato ufficialmente il 9 dicembre. In un Inter-Liverpool che contava come l’aria, Bastoni ha deciso di regalare un rigore ai Reds che è costato i playoff di Champions. Un gesto di generosità che però non è bastato a saziare la sua fame di protagonismo negativo.
Il capolavoro, però, è arrivato il 14 febbraio. In un San Siro incandescente per il derby d’Italia contro la Juventus, il nostro eroe ha messo in scena una simulazione che avrebbe fatto invidiare i tuffatori di Acapulco. Un contatto veniale con Kalulu trasformato in una tragedia greca: espulsione (ingiusta) per il bianconero e un’esultanza sguaiata, quasi animalesca, di Bastoni che ha fatto arrossire persino i suoi parenti più stretti. “Trance agonistica”, l’ha definita lui mesi dopo a Bodo. “Recita da saggio scolastico”, l’abbiamo definita noi.
Zenica: l’ultima recita prima dei Mondiali (da casa)
Ma siccome al peggio non c’è mai fine, ecco lo spareggio contro la Bosnia a Zenica. L’Italia si gioca il Mondiale, il margine d’errore è sottile come un capello, e cosa fa il Nostro? Su un rinvio corto di Donnarumma, invece di “scappare all’indietro” come avrebbe voluto un Gattuso furibondo, Bastoni decide di abbattere Memic. Rosso diretto sotto il naso di Turpin e Italia in dieci prima dell’intervallo. Risultato? Terzo Mondiale consecutivo guardato dal divano, possibilmente sgranocchiando patatine e meditando sugli errori altrui.
Barcellona, terra di sogni (nostri)
Mentre l’Italia piange l’ennesimo naufragio, le cronache spagnole ci raccontano di un Bastoni che avrebbe già detto “sì” al Barcellona per una cifra che balla dai 50 milioni in su. Cinquanta milioni? A queste cifre, siamo pronti ad accompagnarlo a Malpensa noi, offrendo anche il caffè (non quello della torrefazione migliore, ovviamente, che sarebbe troppo buono per l’occasione).
Il calcio italiano, tra rigori regalati, simulazioni che avvelenano il clima e rossi scellerati in Nazionale, ha già dato abbastanza. Se il Barcellona vuole raddoppiare lo stipendio a un giocatore che nel 2030 avrà 31 anni e, speriamo, un briciolo di maturità in più, facciano pure. Noi ci teniamo i nostri colori e la speranza che, varcato il confine, Bastoni ritrovi la strada per difendere… ma possibilmente lontano dai nostri campi.
Bon voyage, Alessandro. Portaci le cartoline da Barcellona, noi le guarderemo con calma mentre cerchiamo di capire chi potrà finalmente ridare dignità alla maglia azzurra.