Sulle colline dove la pendenza si fa eroica, Franco Adami guarda le sue vigne e sorride. C’è una sottile ironia nel suo racconto, quella di chi conosce il valore della terra ma non teme di rimescolare le carte. «Ogni generazione rovina quello che ha fatto la generazione precedente», ama ripetere citando il passaggio dal legno del nonno al cemento, fino all’acciaio della sua epoca. Ma oggi, con il progetto RPS (Recente Presa di Spuma), Adami non sta distruggendo il passato; sta semplicemente dimostrando che per valorizzare il Prosecco Superiore bisogna imparare l’arte dell’attesa.
Il cuore della sfida è filosofico prima che tecnico. In un mondo che corre verso il consumo immediato, Adami ha deciso di fermarsi. «Abbiamo cambiato tempo ma non il metodo», spiega. La base di partenza è sempre il metodo Martinotti, ma la novità risiede nel concedere al vino anni di evoluzione in serbatoio, sui propri lieviti, prima di diventare spumante. È una scelta coraggiosa: mentre il mercato spesso chiede vini pronti a pochi mesi dalla vendemmia, Adami ha creato una “Cuvée Perpetuel”, mettendo da parte 50 ettolitri di vino ogni anno per costruire una memoria storica liquida.

Perché questo approccio valorizza il Prosecco? La risposta sta nella “sostanza sulla base”. Adami è convinto che il segreto non sia la sosta infinita in autoclave, ma l’evoluzione silenziosa in vasca. Lasciando il vino “velato” sui lieviti nobili, si ottiene una struttura che spesso manca alle produzioni industriali. “Dietro il lento svilupparsi del lievito c’è la cremosità che non ottieni con i metodi standard”, sottolinea Franco, aggiungendo che il risultato sono vini che “sanno migliorare nel tempo e hanno durata”.
Il primo capitolo di questa storia si chiama RPS “Uno”, una tiratura limitata di sole 4.201 bottiglie. È un assemblaggio magistrale: il 70% proviene dalla vendemmia 2020 (maturata ben 60 mesi sui lieviti) e il 30% dal 2023. È un vino che rompe gli schemi aromatici classici. Niente sentori eccessivi o banali di “banana e pomo” o quelle note di “pere prima di agosto” tipiche di uve raccolte troppo presto. Qui si cerca la verità del territorio.
Il risultato nel calice è un Extra Brut da 4,5 g/l che profuma di fiori secchi e fieno scaldato dal sole, con una chiusura di mandorla che è la firma delle colline di Valdobbiadene. È un Prosecco che non ha paura di invecchiare, che rifugge l’omologazione tecnica per abbracciare una complessità nuova. Per Adami, questo è solo l’inizio di un percorso per ridare dignità a un vitigno troppo spesso sottovalutato.
Come conclude lui stesso con lo sguardo rivolto al futuro della quarta generazione e al figlio Fabrizio: «Siamo solo all’inizio».