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Sicurezza sul lavoro, perché il 2026 sarà l’anno della verifica degli attestati in azienda

Il conto alla rovescia verso il 24 maggio 2026

La fine del periodo transitorio

Fino al 24 maggio 2026 le imprese dispongono di una finestra di adeguamento che, sulla carta, dovrebbe evitare scossoni. In realtà il tempo stringe: dal giorno successivo tutti i corsi di sicurezza dovranno rispettare i nuovi standard minimi introdotti dall’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025. 

Le principali novità riguardano la durata dei percorsi, l’obbligo di prova di apprendimento e il tracciamento digitale attraverso il portfolio elettronico del lavoratore. Chi non sarà in regola rischia sanzioni che vanno dall’ammenda amministrativa alla sospensione dell’attività, con importi che possono triplicare oltre i dieci dipendenti. 

Le ispezioni di INL, ASL e Carabinieri del Lavoro sono già in fase di potenziamento. Gli ispettori avranno una check-list aggiornata: durata dei corsi, attestati nominali, fascicoli in archivio per almeno dieci anni. Non ci saranno deroghe per microimprese o PMI.

Gli audit interni: come prepararsi

La mappa degli obblighi formativi

Il primo passo consiste nell’audit documentale. Occorre verificare l’esistenza e la validità del DVR, poi passare al “dossier formazione” di ciascun lavoratore, compresi soci e collaboratori occasionali. 

Per molti datori di lavoro la novità più impegnativa riguarda le 16 ore aggiuntive se ricoprono il ruolo di RSPP. Chi non esercita quel ruolo potrà aspettare un anno in più, ma il corso rimane obbligatorio. Preposti e addetti ai lavori in quota, al contrario, non hanno proroghe: devono adeguarsi entro il 2026, con aggiornamento biennale per i preposti e prove pratiche in presenza. 

Un audit ben fatto non si limita alle scadenze. Deve includere la verifica dei contenuti effettivamente erogati. Dal 2026, per esempio, non basterà più la videolezione seguita da smartphone: il nuovo Accordo pretende piattaforme certificate e test di apprendimento tracciati.

Il nodo attestati: validi, da aggiornare, da rifare

Il censimento digitale delle competenze

Il censimento parte dalla creazione di una mappa che colleghi ciascun ruolo agli obblighi formativi, separando la prima formazione dagli aggiornamenti periodici. Nelle realtà più strutturate questa mappa viene alimentata con griglie di verifica basate sulle nuove disposizioni dell’Accordo 2025. Chi non dispone di un modello interno può rifarsi alle tabelle comparative messe a disposizione da For.Sic. Formazione Sicurezza, che chiariscono subito se un attestato è valido, da integrare o da rifare.

Il censimento funziona se è dinamico. Ogni nuovo assunto deve essere inserito nel sistema prima dell’avvio dell’attività lavorativa, come impone la regola del “formare prima di mettere mano al lavoro”. E ogni cambio di mansione — dal magazzino all’ufficio o viceversa — comporta una rivalutazione del rischio e, di conseguenza, dell’obbligo formativo. 

Sul piano operativo conviene adottare un gestionale HR integrato con la formazione, in grado di inviare alert automatici a RSPP e ufficio del personale. Le soluzioni cloud più recenti si collegano al portale SIISL, evitando duplicazioni e velocizzando la consultazione da parte degli ispettori.

Conseguenze della non conformità e opportunità di miglioramento

Dalle sanzioni al vantaggio competitivo

Le cifre parlano chiaro: l’omessa formazione o addestramento può costare oltre 7.400 euro, cifra che raddoppia oltre i cinque lavoratori e triplica oltre i dieci. Se l’infrazione riguarda anche la mancata redazione del DVR, entra in gioco la responsabilità penale del datore di lavoro. 

Tuttavia la corsa alla compliance non è solo difensiva. Le imprese che completano per prime l’allineamento agli standard 2026 ottengono un doppio beneficio: riducono il rischio infortuni e rafforzano la reputazione presso clienti e fornitori. Nel settore dei cantieri, per esempio, l’esibizione di attestati in regola influisce già sull’assegnazione dei subappalti, e dal prossimo anno diventerà un prerequisito di ingresso. 

Da non trascurare infine l’impatto organizzativo positivo. Standardizzare i percorsi formativi comporta una mappatura più chiara delle competenze, utile anche per la gestione delle carriere. Un addetto antincendio che completa l’aggiornamento entro i termini dimostra affidabilità; lo stesso vale per il preposto che supera regolarmente la verifica pratica biennale. 

In definitiva il 2026 non sarà soltanto l’anno dei controlli: sarà l’occasione per trasformare un obbligo legale in un investimento culturale e organizzativo, capace di produrre valore oltre la compliance formale.

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