Dalle colline Unesco a un nuovo stile: la sfida di Progettidivini nel Prosecco Superiore

Ai piedi delle Prealpi Trevigiane, dove le colline disegnano un paesaggio ormai entrato nell’immaginario collettivo del vino italiano, il Prosecco continua a interrogarsi sul proprio futuro. Tra Valdobbiadene e Conegliano, nel cuore del territorio riconosciuto Patrimonio dell’Umanità Unesco, la Cantina Progettidivini rappresenta una di quelle realtà che scelgono di rispondere non con i volumi, ma con una visione.

La sede aziendale, dal 2008, è ospitata nella Villa Brandolini D’Adda, dimora storica che guarda le colline di Soligo come un balcone naturale sulla denominazione. Un luogo che non è solo cornice, ma dichiarazione d’intenti: qui il vino nasce dall’incontro tra storia, paesaggio e una progettualità dichiarata fin dal nome della cantina.

Dal 2018 la guida è passata a Martina Curato e Cristian Piazzetta, due giovani vignaioli cresciuti tra filari e vendemmie, che hanno scelto di rimanere e investire sul proprio territorio. Dieci ettari vitati, distribuiti tra San Pietro di Barbozza, Guia e Col San Martino, consentono una gestione diretta della materia prima e un controllo puntuale di ogni fase produttiva. In queste colline, dove le pendenze impongono spesso il lavoro manuale, l’escursione termica tra giorno e notte diventa un alleato prezioso, capace di restituire uve dalla fragranza netta, floreale, naturalmente predisposte alla spumantizzazione.

Il cuore del progetto Progettidivini sta però nel metodo. Ogni etichetta nasce come un vero e proprio “progetto”: si parte dall’idea di vino che si vuole ottenere e si ricostruisce a ritroso l’intera filiera, dal vigneto alla bottiglia. Potatura, vendemmia, vinificazione e presa di spuma diventano così strumenti per raggiungere un risultato preciso, non passaggi standardizzati. E quando il vino arriva sul mercato, il lavoro non si interrompe: degustazioni periodiche permettono di monitorarne l’evoluzione e correggere il tiro nelle annate successive.

La gamma attuale racconta questa filosofia con chiarezza. Accanto alle etichette Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG – dall’Extra Dry al Brut, fino al Millesimato e al Cartizze – e ai Prosecco DOC, spicca un vino che più di tutti sintetizza la direzione intrapresa dalla cantina: Progetto Zero.

È qui che Martina Curato e Cristian Piazzetta hanno voluto segnare una discontinuità. Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Extra Brut, Progetto Zero nasce da un Charmat Lungo, con almeno sei mesi di permanenza in autoclave e un affinamento in bottiglia di trenta giorni. Una scelta tecnica che guarda esplicitamente al dibattito contemporaneo sul Prosecco, sempre più chiamato a confrontarsi con stili asciutti, verticali, meno accomodanti.

«Il mercato chiede una spinta verso il Metodo Classico – spiega Martina Curato –. Il nostro Zero è un compromesso consapevole: nasce da un Charmat Lungo, ma propone profili aromatici e gustativi che sorprendono chi si aspetta il Prosecco tradizionale». Non è un caso che il vino, già nel 2019, abbia ottenuto 92 punti su 100 al Trofeo Internazionale del Prosecco di Falstaff, attirando l’attenzione su una lettura diversa della Glera.

Nel calice, Progetto Zero si presenta con un giallo paglierino luminoso, un perlage fine e persistente, profumi delicati ma definiti, tra fiori bianchi e frutta fresca. In bocca colpisce il basso residuo zuccherino, elemento chiave di una scelta stilistica che punta alla pulizia, alla tensione, alla bevibilità gastronomica. Un Prosecco che dialoga con il Metodo Classico senza rinnegarne l’identità, ma forzandone i confini.

È in questo equilibrio tra rispetto della denominazione e desiderio di evoluzione che si legge il percorso di Progettidivini. In un territorio spesso raccontato solo attraverso i numeri, la cantina di Soligo prova a rimettere al centro il concetto di progetto, inteso come visione di lungo periodo. Un approccio che non cerca scorciatoie, ma che scommette sulla qualità come linguaggio universale.

Nel paesaggio iconico delle colline di Valdobbiadene, dove ogni filare è parte di un patrimonio collettivo, Progettidivini dimostra che l’innovazione, quando è consapevole, può diventare una forma di rispetto. E che anche nel mondo del Prosecco, oggi più che mai, il futuro passa dalla capacità di immaginare vini che sappiano parlare al presente senza dimenticare da dove nascono.

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