Chiavennasca d’altura, 42 mesi di attesa: la firma di Le Strie sulla Docg

Ci sono vini che raccontano un territorio, e poi ci sono vini che lo interpretano. Il Valtellina Superiore 2011 dell’Azienda Agricola Le Strie, a Teglio, appartiene alla seconda categoria: non si limita a fotografare la montagna, ma la traduce in struttura, profondità e tempo.

Siamo sul versante retico terrazzato, tra i 400 e i 600 metri di altitudine, nelle sottozone storiche di Sassella (tra Castione Andevenno e Sondrio) e Valgella (comune di Teglio). Due anime complementari della denominazione Valtellina Superiore: più austera e minerale la prima, più ariosa e floreale la seconda.

Il “rinforzo”: tecnica e visione

La cifra stilistica di questa 2011 è la scelta del “rinforzo”: circa il 30% delle uve, provenienti dalla Valgella, viene sottoposto a parziale appassimento in fruttaio per quasi un mese. Un’operazione che concentra zuccheri, polifenoli e sostanza estrattiva, senza snaturare il profilo varietale della Chiavennasca.

Le uve della Sassella, raccolte a metà ottobre in cassette da 15 kg, fermentano in acciaio con 15 giorni di macerazione sulle bucce, in assenza di raspi. Quelle della Valgella, vendemmiate una settimana prima e appassite in cassette da 5 kg, seguono un percorso analogo. Solo successivamente i due vini vengono assemblati e avviati a una maturazione lunga: 36 mesi in botti di rovere di media capacità, poi ulteriori 6 mesi in acciaio prima dell’imbottigliamento.

Le rese – 65 quintali per ettaro, 57% uva/vino – e una produzione limitata a 4.400 bottiglie parlano di una selezione severa. I numeri analitici definiscono il quadro: 14% vol., acidità totale 5,37 g/l, estratto secco 29,9 g/l. Parametri che anticipano densità e struttura.

La degustazione: profondità e dinamica

Nel calice, a 17 °C, il colore è rubino carico, con riflessi granati che tradiscono l’evoluzione. La consistenza è evidente, con archetti fitti e regolari.

L’impatto olfattivo è ampio. I piccoli frutti di bosco maturi – mora, ribes nero – si intrecciano a prugna disidratata e ciliegia sotto spirito. Poi emergono spezie dolci, pepe nero, chiodo di garofano, e una traccia netta di liquirizia. L’appassimento parziale si avverte come profondità aromatica, non come nota surmatura. Con l’ossigenazione affiorano sentori terziari di tabacco, cuoio leggero e una sfumatura balsamica che richiama le erbe alpine.

In bocca è secco, con un ingresso avvolgente ma non pesante. Il tannino è “giustamente tannico”: presente, saldo, ma ormai ben integrato dopo il lungo affinamento. L’estratto secco elevato si traduce in materia compatta, sostenuta da un’acidità ancora viva che impedisce al sorso di appesantirsi. Il finale è molto persistente, con ritorni di frutto nero, spezie e una chiusura lievemente amaricante, tipica della Chiavennasca di montagna.

La sensazione complessiva è di equilibrio dinamico: potenza controllata, concentrazione che non scade nella dolcezza, alcol perfettamente fuso nella trama.

Identità e prospettiva evolutiva

Questa 2011 dimostra come la tecnica del rinforzo, se governata con misura, possa amplificare le caratteristiche delle due sottozone senza perdere finezza. La Sassella porta tensione minerale e verticalità; la Valgella, anche grazie all’appassimento, contribuisce con rotondità e ampiezza aromatica.

A distanza di anni dalla vendemmia, il vino mostra una fase evolutiva matura ma ancora in piena forma. La struttura, l’acidità e la qualità tannica suggeriscono ulteriori margini di tenuta, soprattutto in condizioni di conservazione ottimali.

A tavola: la montagna chiama

Gli abbinamenti naturali sono quelli della tradizione valtellinese: pizzoccheri con burro e formaggio d’alpeggio, sciatt, brasati lunghi, selvaggina da piuma e da pelo. Ma il Valtellina Superiore 2011 di Le Strie regge senza difficoltà anche una costata alla brace o formaggi stagionati importanti, dove il tannino e la struttura trovano terreno fertile.

In definitiva, un Valtellina Superiore che interpreta la Docg con ambizione e coerenza territoriale. Un vino che unisce tecnica e paesaggio, appassimento e altitudine, e che restituisce nel bicchiere l’immagine di una montagna scolpita dal lavoro dell’uomo e dal tempo.

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