C O N F I N I – DA GAUGUIN A HOPPER
di Boris Brollo
La mostra Confini da Gauguin a Hopper. Canto con Variazioni a cura di Marco Goldin che si tiene nell’esedra di Villa Manin a Passariano esplora attraverso le 130 opere provenienti da musei europei e statunitensi il concetto di Confine come spazio fisico, interiore, simbolico e spirituale in pittura tra Ottocento e Novecento. E’ da dire che i confini sono comunemente letti come segni che delimitano terre, paesi, città, nazioni, popoli e che per questi segni di confini si sono fatte guerre e tutt’ora siamo in presa diretta con le pretese di alcuni Paesi che con la forza vogliono cambiare i confini di altri Paesi. D’altronde i “confini” su cui Roma si è fondata furono segnati dal sangue di un fratello che uccide l’altro fratello: Romolo e Remo. Ma pure sulla sessualità con il Ratto della Sabine fatto dai Romani contro i propri vicinanti, o confinanti, per restare in tema! Mi ricordo di una bellissima pubblicità di qualche anno fa che qui riporto :”I confini sono nella tua mente” diceva (Sector). E qui non c’è confine che tenga! Ora analizzando la mostra debbo dire che sono rimasto sorpreso, felicemente, dato che di Goldin ho amato solo due mostre quella di Van Gogh a Padova del museo Kroller e quella di Villa Manin con gli Espressionisti tedeschi di Berlino e di Dresda. Il resto erano mostre costruite ad hoc sotto la sua categoria critica che va da Tizio a Caio e comprendeva, all’interno di da…a, collezioni che andavano dal pittore conosciuto allo sconosciuto con qualche nome di grido. Qui invece mi ha sorpreso per la preziosità delle opere e della scientificità. Intanto ha racchiuso la mostra in Stanze come si fa in Poesia dove “una Stanza è una porzione di un poema, e ogni Stanza può esprimere un’idea unificata, o un passo in una progressione di pensieri, contribuendo così al tema complessivo della poesia”. Qui della mostra. Alcune stanze sono sublimi. Per lo spirituale si è scelto il grande Mark Rothko astrattista dove i colori sfumano dentro gli altri come nuvola nel cielo. Suo confronto fisico con un piccolo quadro di Andrew Wyeth dove un uomo seduto su un tronco, eseguito in maniera realistica, pensa o si presume lo faccia senza alcun confine viaggiando con la mente. Le due stanze dei Ritratti la prima dell’Ottocento con Courbet, Renoir, Degas, VanGogh, Hodler, contro Giacometti (splendidi) e Francis Bacon (favoloso) dimostra il superamento del verosimile per il psicologico. La pittura paesaggistica parte dai pittori americani della metà Ottocento dove il paesaggio è “religione” cioè la Natura è espressione divina in quanto opera di Dio e si arriva ad un paesaggio mitizzante come in Arnold Bocklin, Gaspar Friedrich padri della proto metafisica alla De Chirico; paesaggio realistico come in Courbet; impressionista con Pissarro, Sisley, Monet; paesaggio della scuola inglese di Gainsborough, Constable,Turner, quest’ultimo di prima e seconda maniera: figurativa e astratta. Potente il De Stael con due paesaggi astratti che ti assorbono dentro il quadro. Ecco qui la linea prospettica è ora posta in alto dove tu piombi dentro il quadro come in Anselm Kiefer e Cezanne, o l’americano Winslow Homer con un’opera che ricorda la ragazza con l’ombrellino sul campo ventoso di Monet. Gli altri danno l’idea del cielo lavorando sul taglio basso della prospettiva che valorizza il sopra. Matisse valorizza il confine tra aperto e chiuso con una donna alla finestra finestra che ricorda Alex Katz tanto è moderna anzi contemporanea. Qui si rimanda la mente alle finestre di Picasso sulla costa azzurra. E poi, due potenti opere degli anni Cinquanta. Eseguite come in décalage, con indifferenza, un pò “sbrodolate” ma piene di forza per la loro semplicità e il senso di solitudine. Sono: una ragazza appoggiata ad un tavolo, nell’altro una coppia dentro la stanza. I muri e le finestre sono i confini fisici, ma le figure escono ci assorbono, hanno contiguità con Noi che guardiamo e ti danno un senso di libertà pur all’interno di pareti. Insomma una mostra che merita di essere visitata. Il restauro della Esedra è ottimo per l’allestimento di mostre di grande rilevanza. E se messa a confronto con la parata di quadri di altre mostre tenutesi nel Nordest (Portogruaro, Caorle e Jesolo) parlando in termini calcistici stiamo 3 a 0!
Boris Brollo
Confini da Gauguin a Hopper. Canto con Variazioni
a cura di Marco Goldin
Villa Manin, Passariano
dal 11 ottobre 2025 al 12 aprile 2026
Orari mostra:
da martedì a domenica dalle 9.30/18.00 – chiuso: lunedì.
info e prenotazioni: 0422.429999