C’è un momento, in Valtellina, in cui l’autunno non segna la fine della vendemmia ma l’inizio di un’altra storia. È il tempo dello Sforzato, quando la Chiavennasca viene lasciata appassire lentamente nei fruttai, concentrando zuccheri, polifenoli e identità. Il 2018 dell’Azienda Agricola Le Strie, a Teglio, è un racconto di altitudine, selezione e pazienza.
Le uve – 100% Nebbiolo Chiavennasca – provengono per l’80% dalla Valgella, nel comune di Teglio, e per il 20% dalla Sassella, tra Castione Andevenno e Sondrio, nel cuore della Valtellina Superiore. I vigneti, terrazzati sul versante retico tra i 400 e i 650 metri, sono allevati a guyot con rese fortemente contenute: 55 quintali per ettaro, ben al di sotto dei limiti disciplinari. La produzione finale è di sole 1.758 bottiglie, cifra che restituisce l’idea di un lavoro sartoriale.
Appassimento e vinificazione: tecnica in condizioni estreme
La raccolta avviene a inizio ottobre in cassette da 4 kg, funzionali a preservare l’integrità dei grappoli destinati all’appassimento naturale fino ai primi di dicembre. Due mesi di concentrazione lenta, in cui l’acqua evapora e la materia si addensa.
In cantina, dopo la diraspatura, la fermentazione si svolge in acciaio con 20 giorni di macerazione sulle bucce. Tre delestage accompagnano la fase tumultuosa: servono a estrarre colore e aromi, ma anche a ossigenare il mosto, sostenendo i lieviti chiamati a operare in condizioni limite, tra elevata gradazione zuccherina e progressivo aumento dell’alcol.
Terminata la fermentazione alcolica – zuccheri residui ridotti a 0,6 g/l – segue immediatamente la malolattica. Il vino matura poi per oltre 24 mesi in botte di rovere di media capacità, prima di un ulteriore affinamento in acciaio e dell’imbottigliamento. L’estratto secco di 30,7 g/l e i 15,5% vol. dichiarano fin da subito la statura del vino.
La degustazione: concentrazione e tensione
Nel calice, servito a 18 °C, lo Sforzato 2018 si presenta con un rosso amaranto carico, fitto, quasi impenetrabile al centro, con riflessi granato sull’unghia. La consistenza è importante, con archetti lenti e regolari.
Il profilo olfattivo è ampio e stratificato. Si apre su frutti rossi maturi, ciliegia nera e mora in confettura, poi vira verso la frutta sotto spirito, la prugna disidratata, il fico. Le spezie emergono con decisione: pepe nero, cannella, chiodo di garofano. A seguire, liquirizia, cacao amaro e una nota balsamica che ricorda il pino mugo e le erbe alpine. L’appassimento è evidente ma non ridondante: non c’è dolcezza, bensì densità aromatica.
L’ingresso in bocca è morbido, avvolgente, quasi cremoso nella prima percezione. Subito dopo, però, la trama tannica – “giustamente tannica” – prende il comando, serrando il centro bocca con decisione ma senza eccessi. Il calore alcolico è percepibile, coerente con i 15,5%, ma ben integrato nella massa estrattiva. L’acidità, pur non altissima (4,97 g/l), è sufficiente a mantenere dinamica la progressione, evitando derive stucchevoli.
Il finale è lungo, profondo, strutturato. Restano a lungo sensazioni di frutto scuro, spezie e una scia leggermente amaricante che firma la Chiavennasca di montagna.
Identità e potenziale evolutivo
Questo Sforzato 2018 interpreta la Docg in chiave classica, ma con una forte impronta territoriale. La prevalenza della Valgella dona ampiezza aromatica e rotondità; la quota di Sassella contribuisce con tensione e nerbo minerale. Il risultato è un vino di carattere, costruito per il tempo.
Nonostante sia già godibile, la struttura tannica, l’alcol e l’estratto suggeriscono un potenziale evolutivo significativo. Nei prossimi anni potrà sviluppare ulteriori complessità terziarie, virando verso tabacco, goudron e cuoio.
A tavola: abbinamenti di sostanza
È uno Sforzato che chiama piatti importanti: carni rosse stufate, brasati lunghi, selvaggina in salmì, ma anche formaggi molto stagionati e saporiti. La sua potenza richiede materia, succulenza e persistenza.
In definitiva, lo Sforzato di Valtellina 2018 di Le Strie è un vino che non cerca compromessi. È concentrazione, altitudine e disciplina enologica. Un rosso che interpreta l’appassimento non come esercizio di potenza fine a sé stessa, ma come strumento per amplificare la voce ruvida e affascinante della montagna valtellinese.