Dal 26 al 29 giugno 2025, Alessandro Gomiero tenterà la traversata delle 12 salite storiche del Monte Grappa in autosufficienza. Una sfida di 270 km e 19.000 metri di dislivello tra natura, memoria e spirito ultratrail.
Ci sono luoghi che non si attraversano soltanto con i piedi. Il Monte Grappa, con le sue creste bruciate dal vento e i suoi sentieri tracciati dal sudore degli uomini, è uno di questi. Non basta correre: bisogna ascoltare, rispettare, ricordare. Dal 26 al 29 giugno 2025, Alessandro Gomiero – ultrarunner, esploratore dei propri limiti, uomo che ha fatto della fatica una forma di meditazione – proverà a completare le 12 salite leggendarie del Brevetto Montegrappa Trail in autosufficienza. Un’impresa titanica: 270 chilometri, oltre 19.000 metri di dislivello positivo, senza appoggi esterni. Solo lui, la montagna e il tempo.
Il Grappa, montagna sacra e selvatica
Monte Grappa non è solo un massiccio. È un libro di storia inciso nella roccia, è un giardino botanico a cielo aperto, è un altare naturale dove la natura incontra la memoria. Qui, tra il 1917 e il 1918, si combatterono alcune delle battaglie più cruente della Grande Guerra. Migliaia di giovani morirono per un’idea di patria che oggi sopravvive nel silenzio del Sacrario, nella linea spezzata delle trincee, nel mormorio del vento che s’infila tra i cippi.
Eppure, il Grappa non è solo dolore. È anche bellezza ruvida, biodiversità estrema. Più di 1.300 specie floristiche, prati carsici che in primavera esplodono di colori, faggete che si fanno cattedrali di ombra. Salirci non è solo correre: è percorrere un sentiero verticale nella storia e nella vita.
Alessandro Gomiero: il corridore delle cause
Alessandro non è un nome qualunque nel mondo del trail. Dai Backyard Ultra alle traversate ciclistiche transcontinentali, dal Cammino di Santiago al Tor des Géants, ogni suo passo ha un senso più profondo. È un atleta, certo, ma prima ancora un cercatore. Corre per capire, per mettere ordine, per fare memoria. E spesso lo fa per aiutare.
Anche questa volta, la sfida ha un valore solidale: tutto il progetto è legato a una raccolta fondi per il Soccorso Alpino e Speleologico Pedemontana del Grappa. “Salvare vite in montagna non è un gesto tecnico, è un atto d’amore. Correre per loro significa ricordare a tutti che la montagna non perdona, ma sa abbracciare chi la rispetta”, dice Gomiero.
Le 12 salite: una scala verso il cielo
Il percorso di Alessandro è un mosaico di storie verticali. Dodici salite, ognuna con un’anima, un nome, una ferita, un canto.
- La Battaglia del Solstizio – Da San Nazario, 18 km e 2028 metri di dislivello per iniziare a salire nelle pieghe della storia.
- La Strada degli Alpini – A tratti pare scolpita nella roccia: 12,8 km per arrivare al Monte Palon, teatro di epiche difese.
- Via degli Eroi – Fino al Valderoa, là dove il Grappa si mostra spoglio e grandioso.
- Un Gancio verso il Cielo – Una parete verticale, 7 km e 1657 metri D+: qui si smette di pensare.
- Le Gallerie – Trincee trasformate in sentieri: qui il silenzio pesa più dell’altitudine.
- Tosella Weg – Dalla Rocca di Arsiè fino al Lago del Corlo: acqua e pietra si sfiorano.
- La Strada dei Cippi – Il sentiero della memoria: 1576 metri di ascesa lungo il CAI 920.
- Bosco d’Oro – Faggi, muschi, odori di terra e vita.
- Via Sacra – Dalla Madonna del Covolo, la salita che diventa preghiera.
- San Rocco – Il tempio canoviano alle spalle, la parete davanti.
- I Prati di Borso – La dolcezza dei pascoli che inganna la fatica.
- Giardino del Grappa – L’ultima salita, quella che racchiude tutte le altre. Come una firma sulla pelle della montagna.
Autosufficienza: la corsa nuda
Alessandro non avrà assistenza esterna. Un’auto parcheggiata al Sacrario farà da “campo base”, con una tenda e poche provviste. Il resto è sulle sue spalle. Letteralmente. “Essere autosufficienti è una scelta radicale. Vuol dire fare i conti con te stesso, con la fame, la sete, il sonno, i dubbi. Ogni sasso che superi è un atto di volontà.”
Un dispositivo di live tracking permetterà di seguirlo in tempo reale, sia per motivi di sicurezza che per certificare la regolarità dell’impresa. Ma il cuore di tutto resta invisibile: è il patto non scritto tra l’uomo e la montagna.
L’altare dei Caduti
Alla fine del viaggio, se tutto andrà come deve, ci sarà un gesto che non ha nulla di sportivo. Alessandro deporrà una corona d’alloro sul Sacrario del Monte Grappa. Non per celebrare sé stesso, ma per onorare chi ha camminato – e sofferto – prima di lui. “Non si può attraversare il Grappa senza portare con sé la sua storia. Ogni goccia di sudore che cadrà sui suoi sentieri sarà una forma di ringraziamento.”
Alla cerimonia parteciperanno autorità civili e militari. Ma la vera protagonista sarà la montagna: silenziosa, eterna, indifferente.
Il corpo come diario
Affrontare 270 chilometri in quattro giorni – con 19.000 metri di dislivello positivo – significa riscrivere la propria fisiologia. I muscoli gridano, le caviglie si fanno instabili, la mente vacilla. Ma Alessandro è abituato. È passato attraverso deserti di sonno, bufere interiori, lunghi giorni d’asfalto. “Correre così a lungo non è uno sport. È una forma di narrazione. Ogni salita è un capitolo, ogni dolore un punto e virgola. Il corpo diventa un diario che nessuno leggerà mai.”
Grappa: un tempio vegetale
Chi pensa al Grappa come a un sasso grigio non l’ha mai guardato davvero. Questa montagna ospita una delle più ampie varietà floristiche delle Prealpi: orchidee rare, genziane azzurre, stelle alpine, piante officinali che solo occhi esperti sanno riconoscere. In alto, i pascoli d’altura; più giù, faggete secolari. Nei mesi estivi, si accende di farfalle, api, richiami di falchi e camosci. È un laboratorio vivente.
Correre qui è anche immergersi in una biodiversità che resiste, nonostante l’uomo. “Ogni respiro che faccio tra questi fiori mi ricorda che siamo ospiti. E gli ospiti devono avere cura”, dice Alessandro.
Il tempo e la sua assenza
In un mondo ossessionato dalla velocità, Alessandro sceglie un’altra strada. Non c’è premio, non c’è podio. L’obiettivo è farcela, e farlo bene. Fermarsi quando serve. Dormire, se il corpo lo impone. Guardare l’alba da un crinale, accettare la notte con le sue paure. “Il trail è una forma di ribellione all’istante. Non serve il cronometro, serve presenza.”
Comunità e condivisione
Attorno all’impresa di Alessandro si è stretta una comunità: amici, volontari, enti locali, appassionati. Il progetto è comunicato sui canali social del Brevetto Montegrappa Trail Running e di Vivere il Grappa. Tutti possono seguire il viaggio, tifare, donare.
La pagina di raccolta fondi è attiva qui: https://bit.ly/GrappaUltraTrailSOLIDALE
Ogni euro andrà al Soccorso Alpino, a chi ogni giorno rischia la vita per salvarne altre.
Un’impresa che non finisce
Quando il 29 giugno Alessandro metterà piede sul Sacrario, l’impresa non finirà. Perché chi corre così, chi ama così, non arriva mai per restare. L’arrivo è solo un nuovo inizio. E il Grappa – con le sue vette, i suoi boschi, la sua memoria – resterà lì, in attesa del prossimo passo, della prossima storia da raccontare.
Perché certi luoghi non si attraversano. Si abitano. Si rispettano. Si amano.