PR & Influencer

VERONA PROFESSIONAL WOMEN NETWORKING. La storia di un’associazione nata per la provincia ma che vive per un cambiamento universale.

VERONA PROFESSIONAL WOMEN NETWORKING

La storia di un’associazione nata per la provincia ma che vive per un cambiamento universale.

Il network non-profit, fondato nel 2016, serviva per creare una rete di opportunità per le donne professioniste del territorio veronese, ed invece ad oggi, l’associazione porta avanti una missione molto più forte cioè la lotta per la parità del genere… partendo sempre della realtà veronese.

“Ci voleva un’americana per creare una realtà così a Verona”.

Quante volte la fondatrice e presidente, un’americana trapiantato in Italia, ha sentito questa frase ai vari eventi di networking organizzati dell’associazione Verona Professional Women Networking.

Di solito è il contrario: gli italiani vogliono scappare negli Stati Uniti dove, si presuma, ci sono più opportunità di lavoro e si vive meglio a livello economico. E quante volte la presidente ha sfatato questo mito. C’è una bellezza nella vita italiana che rende la qualità di vita molto alta. Non si parla di qualità di vita in termini di guadagni economici, ma nel modo in cui si vive e si gode la vita che porta al presupposto che gli italiani non lavorano abbastanza o abbastanza bene.

In questo caso, non è che ci voleva “un’americana”. Ci voleva una persona con una visione leggermente diversa a livello culturale per aprire un po’ gli occhi. Esiste una voglia di fare carriera. Esiste il talento nel mondo femminile. E per quanto riguarda la provincia di Verona, è una città in rapida crescita sempre più conosciuta sul palco mondiale.

“Io ho avuto l’idea. Ma il network è cresciuto così veloce in un colpo d’occhio, si parla di settimane, e questo senza neanche alzare un dito se non quello per cliccare il mouse di computer per invitare alcune donne di Verona in un gruppo privato di LinkedIn. Questa crescita mi ha confermato una cosa: questa fame nella pancia delle donne per un cambiamento radicale esisteva già. Io semplicemente ho dato la scossa. E poi ho costruito, assieme ad altre, la comunità”, riflette Mary.

La nascita di Verona Professional Women Networking è il risultato di un lungo percorso personale di una donna americana che, cercando semplicemente una rete di supporto nella sua città adottiva dove si sentiva molto straniera, ha creato una forza di donne (ed alcuni uomini) responsabili per un contributo al cambiamento a livello nazionale, se non oltre i confini. La cosa più bella è che questa forza di donne con la voglia di portare cambiamento è fiorita da sola, come un seme abbandonato sottoterra che aveva solo bisogna di una piccola spinta, un po’ di nutrimento, per fiorire.

La missione di fondazione rimane sempre ugualec dal primo giorno della fondazione: creare un network per unire le donne professioniste di Verona in modo da supportarsi con lo sviluppo professionale e la creazione di un dialogo sulla diversità, sull’uguaglianza del genere e sull’equilibrio fra lavoro e la vita personale.

Ora con un centinaio di membri tesserati ogni anno, più di 80 eventi svolti sia in presenza che online, sei programmi e servizi in offerta per i soci, un seguito sostanziale sui canali social e coinvolgimento e collaborazioni sul territorio nazionale, Verona Professional Women Networking è ora una vera comunità con risultati e storie di successo dimostrabili in pochi anni.

 

 

La storia inizia qui.

Mary Elizabeth Wieder, d’origine americana dalla zona Filadelfia, si trova attualmente in Italia da una decina di anni, inizialmente per un’esperienza sportiva giocando a softball semi-professionalmente per una squadra nella provincia di Verona. Poi, è rimasta per l’amore. Non solo l’amore che le ha portato una bellissima famiglia, ma anche l’amore per l’Italia e tutta la sua bellezza, per la città di Verona, e per la famosa dolce vita che è spesso citato con gli stereotipi ripetuti fra gli americani.

Laureata in marketing presso un’università americana con un Master a Parigi e già alcuni anni di esperienza sulle spalle, non pensava di avere difficoltà inserirsi nel mondo lavorativo. Anzi, aveva più preoccupazioni per ottenere i documenti necessari per vivere in Italia e affrontare una lingua straniera nella vita quotidiana.

Non aveva nessun problema trovare lavoro come insegnante di inglese, però di solito era un lavoro pagato in nero che non era molto sostenibile e, per una laureata in business e affari internazionali, neanche un sogno.

Facendo tanti colloqui, Mary si accorge deludentemente che le aziende dimostravano più interesse in lei per il fatto che è madrelingua inglese che per le sue competenze o esperienza. Infatti venne chiamato da una multinazionale a Padova proprio per le competenze linguistiche (anzi a questo punto, essere in grado di parlare la proprio madrelingua è considerata una competenza?) e durante il colloquio rimane scocciata del fatto che chiedono se è sposata o se ha dei figli. Senza filtro e senza un filo di vergogna. Anzi la domanda era più una conferma:

“Allora, immagino che a sua età e con questo CV non sia sposata e non abbia figli”.

La bocca rimane quasi aperta in un’espressione di choc, però Mary risponde con un “no” rassicurante mentre mille domande scorrevano per la testa. Ovviamente sapendo che questo tipo di domanda è assolutamente illegale in un colloquio di lavoro in America, si rende conto che, forse qui in Italia, è atterrata in un altro mondo.

Il colloquio continuava con una serie di domande sulla sua vita personale: se ha una casa, se convive con qualcuno, quali sono i piani futuri, tutto questo per capire se ha intenzione trasferirsi a Padova o fare il viaggio Verona-Padova tutti i giorni (un “viaggio” di circa 40 minuti che per un americano non è solo fattibile ma normalissimo). Il colloquio, non sorprendentemente, non va a buon fine. L’azienda dice di volere una persona dalla zona che mette meno tempo arrivare in ufficio.

Questo è stato il primo in una serie di colloqui che non portavano nulla.

Finalmente, nel 2010 Mary trova il primo lavoro in Italia come Marketing Associate per un’azienda veronese nel settore farmaceutico.

Ancora per le competenze linguistiche, dunque, è un inizio. Testa giù e via.

Il concetto della parità del genere nel posto di lavoro era ancora un pensiero lontano in questo periodo, semplicemente non pensava che esistesse un problema. Anche se in quei primi anni Mary vede suo collega maschio, che è entrato sei mesi dopo di lei, diventare un executive manager in un paio di anni, rimaneva sempre dell’idea che suo collega lo meritava (che è anche vero) e lei doveva fare qualcosa in più.

Poi un giorno in un incontro interno, l’azienda si vanta del fatto che più di 55 percento dei dipendenti è femminile e per Mary qualcosa non torna. Non è che il dato sia sbagliato, ma il percentuale di donne in azienda è drasticamente sproporzionato al numero di donne in posizioni di seniority, manageriali o nel CdA, dove infatti non ci stava neanche una donna.

E in quel momento, trova il suo obiettivo.

Con la voglia di crescere a livello professionale, fin dall’inizio Mary cercava un network per i professionisti, senza dubbi un ragionamento molto anglosassone. L’idea dei network professionali era già molto diffusa negli Stati Uniti con lo scopo di conoscere altre persone nel proprio campo di lavoro. Mary voleva specificamente un network femminile dove magari altre donne potevano offrire consigli per come cercare un lavoro in Italia. In quel periodo aveva già notato alcune differenze fra Italia e la sua terra madre nella ricerca di un lavoro: in Italia andava molto di più la passaparola ed i rapporti personali.

Era anche in questo periodo che Mary venne a scoprire che l’occupazione femminile in Italia è ben sotto la soglia di 50 percento, un fatto che anche nel 2010-2011 era abbastanza sconvolgente.

Ma c’era un altro motivo per cui Mary cercava un network femminile.

Da quando cominciava a lavorare in ufficio, sentiva alcuni commenti sessisti, tante volte anche il destinatario dei tali commenti, che le facevano infuriarsi e preoccuparsi.

Ad esempio, quando aveva chiesto informazioni al suo datore di lavoro sul versamento dei contributi per la pensione, la risposta è stata: “ma che te ne frega? Ti sposerai con tuo fidanzato e poi ci penserà tuo marito a queste cose” (ovviamente anche detto in un dialetto veronese).

L’altro commento particolarmente notevole fu in una fase di assunzione risorse quando un collega disse: “questa ha una laurea in comunicazione, la solita laurea di una patatina”.

Oppure ci sarebbe anche quella volta che i colleghi facevano aspettare un fornitore ingegnere dicendo: “allora arriviamo, intanto l’ingegnere è una donna quindi non è che avrà molto da dire sull’argomento”.

La ricerca di un’associazione femminile nasceva per la voglia di avanzare la carriera, ma Mary capii quasi subito che ci sarebbero stati anche ostacoli culturali lungo il suo percorso.

Inizialmente Mary trovava associazioni femminili soltanto a Milano. La distanza non le spaventava, anzi gli americani sono molto più abituati fare kilometri (o miles) per lavoro e un’ora e quarto di treno non sembrava così tanto. Però la quota associativa in quel periodo era di 130 euro e per una ragazza di 26 anni prendendo uno stipendio italiano, non era molto fattibile soprattutto per il fatto che tutti gli incontri si tenevano durante la settimana e quindi quasi impossibile partecipare. Lo stipendio era un altro discorso: tanti avrebbero detto che a 26 anni prendere circa €30.000 euro RAL all’anno non era male, però in quel periodo Mary aveva già un Master e tre anni di esperienza lavorativa, ed infatti, il suo primo stipendio americano a 21 anni è stato $40.000 dollari statunitensi nel 2006.

Dopo quattro anni infiniti Mary si trovava in una situazione lavorativa piuttosta difficile e decisi che “è ora o mai più” per mettersi in gioco e cercare di fare qualche cambiamento e si iscrive all’associazione Professional Women Networking – Milan.

Il formato è abbastanza semplice: c’è un incontro mensile, in presenza, che inizia con un’oretta di aperitivo in cui le donne possono fare networking tra di loro. Un buon spritz e due chiacchiere per scambiare il biglietto da visita. Dopo la serata continua con qualche tema professionale: ogni tanto una tavola rotonda su un argomento pertinente, a volte un workshop formativo oppure magari una sessione interattiva. Lo scopo è sempre uguale, quello di mettere le donne in contatto per creare delle opportunità. 

La decisione ha aperto un mondo per la giovane americana.

Avendo ora 30 anni, qualcosa si scatta dentro dicendole che è ora di prendere in mano la sua crescita professionale. Per prima, si iscrive al programma di mentoring con PWN Milan, fra l’altro un programma molto ben organizzato che ad oggi conta più di 100 partecipanti all’anno, sperando di trovare un mentor che può indirizzarla verso un’altra azienda o opportunità di carriera.

Sarebbe opportuno definire il concetto di mentoring in quanto è un programma che è molto importante per la crescita personale di una persona, ed infatti, è un programma implementato anche da Verona Professional Women Networking.

Il mentoring è un metodo relazionale tra una persona con più esperienza e un “allievo” che ha l’obiettivo di sviluppare delle nuove competenze oppure trovare la direzione giusta. Nell’ambito professionale, il mentoring serve solitamente per avanzare la carriera appoggiandosi ad una “guida”. Un mentor è una persona con più esperienza mentre un mentee è la persona “in crescita”.

Secondo uno studio riportato da Forbes nel 2020, 56 percento dei lavoratori negli Stati Uniti hanno avuto un mentor nella carriera dove 76 percento dicono che il percorso è stato fondamentale per la proprio crescita professionale. I dati fra i generi è meno piacevoli: circa 82 percento di uomini hanno avuto un mentor nella carriera nei confronti delle donne che rimangono a 69 percento.

La mia esperienza nel programma di mentoring a Milano è stata eccezionale, ed è per quel motivo che volevo replicare il modello con la nostra associazione a Verona. La mia mentor era una donna manager nel campo delle Risorse Umane per una mega multinazionale nel mondo della finanza e consulenza a Milano. Pensavo che sicuramente lei potesse aiutarmi a trovare un altro lavoro. Invece mi ha fatto capire le cose che volevo veramente, cioè crescere per diventare una Manager, ed inoltre, rimanere a Verona, per poi poter capire come migliorare la mia situazione attuale. La mia mentor mi dava gli spunti per farmi riconosciuta e apprezzata al lavoro. Dopo qualche mese sono riuscita ad avere un aumento di stipendio, una promozione e entro fine anno avevo assunto la mia prima risorsa nel dipartimento marketing. Ma forse il fattore più importante era che per la prima volta in tanto tempo, ero anche abbastanza felice”.

Questo è stato un periodo cruciale per la sua carriera in quanto è arrivato la scintilla di confidenza che serviva per mettersi veramente in gioco. Infatti, grazie a questa esperienza positiva con PWN Milan, quando si apre una posizione nel direttivo di Professional Women Networking a livello europeo come responsabile marketing, Mary si candida e con approvazione all’unanimità, entra nel direttivo.

Entrando nel direttivo, la sua passione per l’uguaglianza del genere è decollata. Il ruolo nel direttivo la portava in giro per Europa per affrontare alcuni temi di “uguaglianza” e crearsi un network di donne professioniste in vari paesi e conoscere, fra l’altro, altre donne “expat” che sanno cosa vuol dire integrarsi in un altro paese e un’altra cultura: un’inglese vivendo ad Amsterdam, un’americana imprenditrice a Madrid, un’ingegniere italiana a Monaco, un’analista finanziaria d’origine serba a Vienna.

Queste donne, senza accorgersene, erano un’ispirazione e mentor che facevano strada per le altre donne.

Sono atterrata in un mondo che mi ha intimidito ed eccitato allo stesso tempo. Inizialmente non mi sentivo all’altezza di questo gruppo di donne. Avevo appena trent’anni, un po’ di esperienza lavorativa ma non ero ancora una manager, e fra l’altro, tante di queste donne avevano anche figli e gestivano sia una carriera che la famiglia. Ero fuori luogo. Ma poi, al mio primo incontro con il direttivo e tutte le presidentesse dei 24 network attraverso Europa, che si è tenuto a Madrid, ho fatto una presentazione davanti tutti con un piano di marketing per l’associazione che dopo ricevevo complimenti dalle donne che ammiravo che pensavo, forse è giusto che ci sia qui. Intanto imparerò sicuramente, ma il posto a tavolo è mio.

Fu in questo periodo in cui stava nel direttivo che le è venuta l’idea di un network a Verona. Infatti, si ricorda il momento preciso in cui si è accesa la luce dentro. Era seduta al tavolo, un classico tavolo lungo delle sale riunioni (boardroom table per essere preciso) in qualche palazzo in centro Barcellona a febbraio 2016 in una sessione di brainstorming con il direttivo di Professional Women Networking, addirittura un po’ annoiata visto che quest’anno non è stata prevista una presentazione marketing. Con il computer aperto davanti e i pensieri altrove, si perdeva un po’ scrollando la bacheca di LinkedIn e ha visto un post per un evento di networking con PWN Milan e ha cliccato per maggiori informazioni: evento di mercoledì sera alle 19, e quindi avrebbe dovuto scappare via prima dall’ufficio per prendere un treno da Verona perché poi serviva la metropolitana per raggiungere il posto. Un sospiro. Però l’evento era davvero interessante e ci sarebbe anche la sua mentor presente.

Iscritta. E nel frattempo si guarda anche gli orari del treno.

Se fosse un network a Verona…”.

Non so perché ho messo quasi sei anni rendermene conto però in quel momento si accende una luce in testa e mi domando ma perché non esiste un network a Verona.

Ormai l’incontro a Barcellona non le interessava più e si metteva a fare un po’ di ricerca su Google e LinkedIn per confermare che non esisteva già qualcosa e poi le è venuta subito un’altra idea. Lavorando nel campo di marketing, usava sempre i canali social per comunicare e LinkedIn sembrava un ottimo strumento per iniziare a raccogliere interesse.

Conoscevo molto bene la piattaforma in quanto la usavo quotidianamente per lavoro. Sapevo che c’era la possibilità di creare dei gruppi, anche privato, e poi filtrare per le donne l’area geografica indicata come Verona. Ho creato un gruppo privato e, seguendo il modello che conoscevo, l’ho chiamato Verona Professional Women Networking e ho cominciato ad invitare le donne professioniste di Verona al gruppo. Per la prima settimana scrollavo una decina di pagine nel campo ricerca al giorno per invitare le persone.”

Il gruppo LinkedIn è nato il 12 febbraio 2016, una data da ricordare in quanto l’associazione festeggia ogni anno adesso il suo “compleanno” con un evento dedicato. Per la ideatrice, il concetto di un compleanno con una vera data associata ci sta in quanto potrebbe essere considerato il suo primo “figlio”, soprattutto in termini di tempo passato, notti che finivano tardi e diversi momenti di “capricci” (che alla fine gestire rapporti fra le donne non è per niente facile). 

In ogni caso, la risposta è stata abbastanza inaspettata, in senso positivo, ed anche molto soddisfacente. Nell’arco di un paio di settimane il gruppo aveva già 500 membri dentro e quel numero continuava a crescere ogni giorno. 

Con il nuovo gruppo in piedi virtualmente, l’obiettivo era quello di replicare il modello di PWN Milan ed organizzare un incontro, stile aperitivo, per conoscere le donne professioniste di Verona. Non c’era neanche molto tempo testare le acque di questo nuovo gruppo di donne in quanto i nuovi membri del gruppo scrivevano già chiedendo quando sarebbe stato organizzato il primo incontro di networking. 

Se ci penso ancora a quel momento non ho idea come sono riuscita ad organizzare un evento in così poco tempo, non avendo neanche esperienza con l’organizzazione degli eventi o non conoscendo ancora benissimo la provincia di Verona. In qualche modo ho trovato una location – una cantina-ristorante ai piedi delle colline della Valpolicella – e nell’arco di un mese Verona Professional Women Networking ha fatto il suo primo evento.”

Il 16 marzo 2016.
Per il primissimo evento, Mary pensava di avere una ventina di donne presente, forse meno. Invece c’erano più di 80 iscritti a quella prima serata! Ha dovuto chiudere le iscrizioni e mettere le donne in una lista d’attesa per rispettare la capienza della sala. 

Più di 80!

Il piano per la prima serata era molto semplice: un’ora di aperitivo con una scelta fra prosecco e spritz e vari stuzzichini. La scena era molto “italiana”, e Mary ne era felice. La scaletta per la serata prevedeva una breve presentazione della ideatrice dell’evento e poi una piccola attività in cui le donne venivano divise in gruppi per conoscersi meglio e scambiare qualche idea su cosa si aspettavano da un network femminile. 

Però per la giovane americana, in Italia a questo punto 5 anni, l’idea di fare una presentazione, in italiano, davanti 80 sconosciuti si è rivelato abbastanza travolgente. Avendo scritto il discorso parola per parola e riletto almeno cento volte, è venuto un momento di panico lo stesso nei minuti prima. 

Non sono una persona timida, e non ho nessun problema parlare al pubblico… nella mia lingua, in inglese. L’idea di presentarmi per la prima volta come creatrice di questa serata in un’altra lingua, con mio accento anglosassone, mi lasciava quasi senza fiato. Pensavo di non essere credibile come straniera dove sicuramente facevo diversi errori in italiano durante il mio discorso. Però quando ho cominciato a raccontare la mia storia e la motivazione dietro il gruppo, la mia passione scioglieva i miei dubbi. In tutti questi anni, Verona PWN non mi mai pagato economicamente, però se penso a tutti i benefici intangibili che mi ha regalato, uno per cui sono più grata è la possibilità di migliorare il mio italiano e di avere più confidenza con la lingua ed alla fine fare discorsi in italiano al pubblico anche improvvisamente. Una cosa che mi fa molto piacere è quando le persone mi dicono che ho un accento veneto!”.

L’evento del 16 marzo 2016 è stato solo l’inizio di un viaggio lungo, piacevole, soddisfacente e emozionante. 

Il gruppo andava avanti organizzando gli eventi una volta al mese ai diversi posti sul territorio veronese. Arrivando ad autunno, ormai il gruppo aveva una media di 50-60 iscritti agli eventi, e non solo donne, ad ogni evento c’erano anche un paio di uomini iscritti, alcuni per la curiosità, alcuni per accompagnare la compagna, e alcuni che dicevano di aver “sbagliato” l’evento non sapendo fosse per le donne (ma si sono divertiti lo stesso). 

Al secondo evento l’agenda della serata includeva un workshop sull’importanza del personal branding e come definirlo. Fra i (circa) 60 partecipanti presenti quella sera c’erano anche un paio di uomini iscritti che avevano visto la locandina sul LinkedIn e trovano l’argomento interessante, e quindi sono rimasti sorpresi trovare una sala piena di donne perché, infatti, “la locandina non specificava che fosse un evento donne”. E in realtà, non lo era. L’incontro, come praticamente tutti gli incontri di Verona PWN, è progettato per formare o informare e, sostanzialmente, creare delle opportunità in più. Non è detto, e sicuramente mai vietato, che partecipino anche gli uomini. Molto probabilmente se fosse stato il contrario, che un paio di donne si presentassero fra una sala dei colleghi maschi ad un workshop professionale, non sarebbe molto “strano”. 

Invece fine serata, in un momento di networking prima di chiusura evento, una donna si è rivolta a Mary con un tono abbastanza infastidito, dicendo, “ma sinceramente sono rimasta un po’ male vedere alcuni uomini qui stasera, pensavo che questo gruppo fosse uno spazio solo per noi donne”. 

Il commento mi ha lasciato un po’ perplesso, soprattutto perché la nostra missione come gruppo, fin dall’inizio pubblicata sulla pagina LinkedIn, era quella di creare un dialogo sulla parità del genere. Come possiamo avere quel dialogo, come possono gli uomini capire il nostro punto di vista se non sono presenti, o neanche inviati, al tavolo della discussione?”.

Nonostante alcuni “dossi” per strada, ogni tanto un contrattempo con l’organizzazione di un evento o qualche critica pesante (non si può accontentare tutti), niente poteva fermare il network. Alcune si presentavano a quasi tutti gli eventi e quindi entro estate si è formato un piccolo comitato di donne che volevano far parte della missione VPWN e aiutare con la sua crescita.

Ad ottobre 2016, Verona PWN ha collaborato anche con il suo idolo, PWN Milan, a loro richiesta, per un evento sulla parità del genere con un evento intitolato “Il Ruolo della Donna nei Consigli d’Amministrazione e nelle Posizioni Direttive delle Piccole e Medie Imprese: La Situazione a Verona”. PWN Milan cercava una collaborazione con Verona PWN, essendo una città composta da tantissime PMI, per organizzare un evento in linea con un progetto dell’Unione Europa. 

A questo punto, vista l’importanza della collaborazione, il piccolo comitato di donne che organizzavano questi eventi assieme alla fondatrice in modo informale, sapeva che era arrivata il momento di creare un’associazione ufficiale per poter trattare questi argomenti sulla parità del genere in modo più “istituzionale”. Tramite questi 8 mesi di presenza come gruppo facendo eventi di networking, il piccolo comitato ha incontrato due giovani avvocatesse che volevano aiutare ad abbozzare uno statuto per l’eventuale associazione. 

Lo statuto crea un’associazione non a scopo di lucro con un direttivo composto da almeno tre membri. Inoltre, lo statuto chiarisce che l’associazione è aperta alle donne professioniste con una quota azzurra che non può superare il 10 percento dei soci con l’obiettivo di creare uno spazio sicuro e produttivo per le donne ma per non escludere gli uomini dal gruppo perché senza di loro non c’è una vera uguaglianza del genere. 

Il 10 novembre, all’evento di networking di quel mese, il piccolo comitato di donne e tre oltre soci fondatori ha firmato lo statuto per l’associazione non-profit Verona Professional Women Networking per depositare all’Agenzia delle Entrate. Oltre la fondatrice, Mary Wieder, che è diventata Presidente, le altre donne fondatrici – Michela Ottaviano, Adalisi Ricci, Claudia Marin, Paola Bianco, Elena Ledri e Monica Malavasi – hanno creduto nel potere delle donne per mettere la firma e creare qualcosa bellissima. Alcune di queste donne ricoprono un ruolo importante nell’associazione ancora oggi, ed alcuni hanno semplicemente servito un ruolo a tempo determinato nel direttivo. 

L’evento del 10 novembre è stata una serata da festeggiare e da brindare. 

Però la Presidente, nuovamente nominata, doveva aspettare per alzare il bicchiere, che a novembre di quell’anno, era in attesa del primo (vero!) figlio. 

La prossima fase

Dopo la nascita dell’associazione ufficiale, la gestione diventava un vero secondo lavoro. Ora l’associazione aveva l’obbligo di seguire uno statuto, tesserare ufficialmente i soci con una quota associativa e di conseguenza mantenere un conto corrente e budget per condividere con i soci ogni anno in un’Assemblea Generale dei Soci. 

Il primo anno come associazione è stato un esperimento per il giovane direttivo, però procedeva tutto bene con il classico evento di networking ogni mese. Solo che quest’anno, l’associazione cominciava a mettere in piedi una vera struttura e altre piattaforme di comunicazione; sito web, canali di social media e pianificazione delle email ai soci. 

Il network ha visto espansione in due aree principali: programmi offerti ai soci e riconoscimento oltre i confini. Prendendo l’esempio di PWN Milan, la Presidente decide che è ora di portare il programma mentoring anche a Verona e diventa un nuovo servizio offerto ai soci tesserati per quel anno. Quasi un terzo dei membri si candida per il programma che può essere considerato un bel risultato. Comunque il programma porta sicuramente una serie di sfida per il direttivo VPWN. Innanzitutto, ci sono quasi il doppio dei candidati per mentor che mentee rendendo un matching davvero difficile. Il direttivo si fida di un questionario e una revisione CV per fare le coppie mentor-mentee. Negli anni successivi il programma mentoring diventa un punto di riferimento per Verona PWN come un caso di successo per attirare anche nuovi soci, e infatti ogni anno il programma attira fra 30-40 percento dei soci. Nell’ultimo anno Verona PWN ha esteso il programma per includere anche “group mentoring” in cui i soci hanno l’opportunità di affrontare un tema insieme in un gruppo per magari conoscere o confrontarsi con altre donne che stanno vivendo la stessa esperienza o hanno le stesse domande per cui sono stati discussi tanti argomenti: come aprire una P.IVA, educazione finanziaria, essere madre lavoratrice, la ricerca di un nuovo lavoro. Le donne hanno bisogno di sapere che ci sono altre donne che hanno affrontato, e stanno affrontando, le stesse sfide, e il mentoring è un ottimo esempio di “donne che aiutano le donne”.

La prossima espansione è stata una richiesta specificamente dai soci Verona PWN cioè la possibilità di parlare più in inglese vista l’importanza della lingua per la carriera. Così è nato il secondo programma, English Club, che organizza una serie di eventi durante l’anno esclusivamente in inglese, sempre con una madrelingua presente. Questo è un esempio concreto del rapporto stretto creato con i soci in modo da adattare e implementare programmi che possono avere un impatto diretto. 

Oltre i confini di Verona, sempre valorizzando la città 

Verona PWN è nata per unire le donne professioniste di Verona, e questa missione rimane ancora, però con gli anni l’idea di unire queste donne è diventata più significativa. Per valorizzare le donne di Verona, bisogna prima valorizzare anche la città e collegare la città di Verona fuori delle sue mura e con le altre iniziative sul territorio italiano e all’estero. 

La provincia di Verona ha una popolazione di circa 926.000 abitanti (dati dal 2019), che è la seconda provincia del Veneto per numero di abitanti e la quattordicesima in Italia. Già nel Veneto l’occupazione femminile batte la media nazionale restando intorno al 54-55 percento. Il territorio veronese ha una ricca economia con tante multinazionali nate in provincia come Giovanni Rana, Calzedonia e Vicenzi, e ospita una delle zone più famosa nel mondo sia per il vino che per la produzione del marmo, l’amata Valpolicella. Inoltre la città vanta una delle università più conosciuta in Italia soprattutto per alcune facoltà come la medicina. Detto questo, è facile fare la conclusione che la provincia è anche ricca di talento.

Come associazione, Verona PWN vuole valorizzare i tesori della provincia ospitando eventi in diversi location e facendo diversi eventi in collaborazione con realtà veronesi. Più che altro è importante valorizzare il talento dei veronesi, e per questo motivo è nata la seconda parte della missione che è quella di anche collegare Verona con il resto d’Italia e il resto del mondo, di cercare opportunità anche oltre i confini per aumentare la visibilità della città. Da quando il network è stato fondato, collabora con altre associazioni in tutta Italia come PWN Milan e Rome, Global Thinking Foundation e diversi progetti della Commissione Europa. Nel 2018 il network partecipa in una conferenza sul digital e innovazione a Sofia in Bulgaria. Tutte queste collaborazioni servono per creare ulteriori opportunità e per contribuire alla discussione sulla parità del genere dove anche Verona ha una voce.

…e poi arriva Inclusione Donna

Nel 2019 è arrivata un’altra fantastica opportunità per contribuire al cambiamento universale di cui si parla da anni. Inclusione Donna nasce a Roma, un’iniziativa lanciata da due donne con una visione di unire le forze di tutte le associazioni femminili sul territorio per portare un vero cambiamento a livello istituzionale. 

L’invito arriva alla Presidente grazie alla ex-Presidente di PWN Rome, una delle ideatrici del progetto che la Presidente aveva incontrato diverse volte quando faceva parte del direttivo di PWN Global. Verona PWN è presente al lancio dell’iniziativa a Roma in ottobre 2019, dove presentano una serie di istanze da portare al governo italiano (con rappresentanti di quasi tutti i partiti politici in presenza!) con due obiettivi principali: occupazione e rappresentanza femminile. 

E’ qui che, grazie alla presentazione di Istat, viene scoperto che Italia, nel 2019, occupa l’ultima posizione in classifica nella Unione Europea per la parità del genere: l’ultimo posto fra 27 paesi! In quel periodo, la Presidente di Verona PWN scopre di essere incinta recentemente con il secondo figlio che viene in un momento particolare. Personalmente sta per cambiare lavoro dopo nove anni per la difficoltà nel conciliare la vita in ufficio con la gestione dei figli, e non per scelta sua, ma per una situazione difficile con il suo capo che aveva eliminato di recente la possibilità di lavorare da remoto. 

Avevo un po’ di difficoltà gestire mio figlio in agosto visto che il nido era chiuso tutto il mese e quindi sfruttavo lo smartworking, una cosa che facevo da nove anni. Non so perché, e dopo nove anni, ma dal punto in bianco non andava più bene. Sentivo commenti che se non ce la facevo con il bimbo di trovare una babysitter, a costo mio ovviamente, o di mandarlo al centro estivo, impossibile per un bambino di due anni ed ancora a costo mio. Visto che mi ricordavo di essere già in ufficio sei settimane dopo il parto, trovavo il trattamento inutilmente di cattivo gusto e sapevo che un uomo non avrebbe questi problemi. Mi sentivo davvero tradita. Ma, non volevo arrendere. Il mio network donne mi dava la forza”.

Non è difficile capire perché ogni anno tantissime donne neo-mamme danno le dimissioni, 37mila solo nel 2019 per essere preciso.

Infatti non conosco neanche un’amica negli Stati Uniti che ha dovuto rinunciare alla carriera o chiedere il part-time dopo la nascita dei figli. Logisticamente, ci sono più servizi ad un costo ragionevole. Culturalmente, è più accettata. Non so quante volte mi è successo, che conoscendo nuove persone chiedono a mio marito che lavoro fa ed a me se lavoro. Diciamo che mio figlio, e quello che doveva ancora nascere, mi avevano motivato in quel momento di far parte di una rivoluzione più grande, e per fortuna avevo i rinforzi dietro nel mio network.

Il mese dopo Verona PWN si candida per far parte del Comitato Coordinamento dell’Inclusione Donne, con la Presidente come rappresentante, e prende il suo posto sul palco nazionale dove subito contribuisce ad alcuni progetti di importanza come, ad esempio, il certificato per la parità del genere nelle aziende. 

Un punto di particolare orgoglio viene nel 2020 quando Inclusione Donna abbozza una lettera petizione al Primo Ministro Giuseppe Conte per aumentare la quota rosa nel task force per l’emergenza Covid-19 per cui ce n’erano solo quattro nominate, la famosa campagna #Datecivoce. Grazie a più di 50mila adesioni e la firma di oltre 50 associazioni, Verona PWN inclusa, sono state inserite più donne nel task force per gestire la crisi. 

Il Covid cambia il mondo, ma non i piani
Una riflessione finale 

Il Covid è arrivato con un colpo di vento, e nell’arco di qualche settimana ha trasformato il mondo. A metà febbraio 2020 stavamo ancora organizzando un evento per fine febbraio e poi da un giorno all’altro è stato rimandato. E poi le nostre donne non si sono più viste ad un evento in presenza per un anno e mezzo. Il nostro classico modello di networking era in pericolo, ma non abbiamo mai perso lo slancio. Anzi, nei tempi più severi di Covid, c’era più bisogno di network e più bisogno di portare avanti la missione della parità del genere e l’uguaglianza del genere. Tutti i dati ci raccontavano una situazione abbastanza crudele durante i primi periodi di lockdown: che le donne lavoravano tre volte in più cercando di conciliare la vita lavorativa e la vita personale, gestendo figli in DAD e mantenendo ordine in casa. Nonostante tutto questo le donne sono state vittime in primis durante la pandemia. Solo nel mese di dicembre 2020, fra 101mila posti di lavoro persi, 99mila appartengono alle donne. Non ci siamo. 

Sapendo di iniziare il 2021 in una situazione ancora difficile, il nostro direttivo ha deciso di cambiare il modello e offrire qualcosa in più ai soci. Sono nati quattro servizi e programmi nuovi: la revisione del CV, VPWN Academy con una serie di workshop professionali, un programma di impatto sociale per sostenere le realtà veronesi e Innovation Hub che è uno spazio per dare luce alle idee e progetti delle donne fornendo gli strumenti per raggiungere gli obiettivi come, per esempio, le lezioni di business. 

Alla fine il Covid ha solo cambiato il modo in cui interagiamo. Non ha cambiato la missione e non ha, per niente, scoraggiato la passione delle donne”.

In questi anni Verona PWN ha vissuto diverse esperienze, caratterizzato da periodi di alti e bassi, tanti successi ma anche tanti fallimenti che possono solo servire come opportunità di apprendimento e crescita. 

Però il vero successo può essere raccontato tramite le parole delle donne che partecipano attivamente nel network.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *